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Firenze. Salvate il David da Renzi
Cristina Manetti
Panorama 9/9/2010

Firenze. Il sindaco rampante vuole che lo Stato gli ceda il capolavoro di Michelangelo perché lo valorizzerebbe di più. Panorama è andato a vedere (e a fotografare) come il comune tutela le proprie opere. Un disastro.

Matteo Renzi si merita il David? In una polemica estiva con il ministro dei Beni culturali Sandro Bondi, il rampante sindaco fiorentino ha rivendicato al Comune di Firenze la proprietà della più celebre statua di Michelangelo. La battaglia per ottenerne la disponibilità non si presenta però facile. Lo Stato, da sempre custode del capolavoro, farà di tutto per non cedere la gestione di un bene che produce un introito di circa 8 milioni di euro l'anno. Tutto ruota intorno a un documento del 1871 in base al quale, secondo Renzi, lo Stato avrebbe ceduto l'opera a Firenze a titolo di risarcimento per lo spostamento della capitale a Roma. Il ministero risponde che il comune non rivendicò ai tempi la proprietà del bene, spostato da Palazzo Vecchio nella Galleria dell'Accademia. Supponendo l'improbabile, e cioè che Renzi la spunti, cosa potrebbe accadere alla preziosa statua? Stando alle parole del sindaco, problemi non ce ne sarebbero. Non solo il Comune di Firenze sarebbe pronto a custodire nel migliore dei modi il capolavoro del sommo artista, ma, addirittura, il ministro Bondi dovrebbe prendere a modello la gestione fiorentina delle opere d'arte e riproporla altrove. Tutto vero? Panorama ha colto l'occasione per verificare lo stato dei musei e dei capolavori che ricadono sotto la tutela del comune gigliato. Ecco che cosa ha scoperto. Il municipio oggi gestisce otto musei, il più importante è Palazzo Vecchio, e da qui inizia il nostro giro. Dentro le stanze comunali sono ospitate opere di Donatello, Michelangelo, Vasari, Verrocchio e fascinazioni come il mistero del dipinto perduto di Leonardo, La battaglia di Anghiari. Molte sculture sembrano non godere di buona salute e, soprattutto, non ricevere il risalto che meriterebbero. In piazza della Signoria, tanto per cominciare, la fotografatissima statua in marmo della Fontana del Nettuno (opera di Bartolomeo Ammannati del 1565), dove una volta l'acqua zampillava in 70 punti, ha bisogno di un restauro urgente. Dopo la fase diagnostica, da poco conclusasi e costata 100 mila euro, la passata amministrazione si impegnò «a raccogliere sponsorizzazioni private», come disse l'allora assessore alla Cultura Eugenio Giani, con la promessa di non cancellare ancora una volta dal bilancio le risorse per il restauro, stimato in 1 milione di euro. Ma nel piano triennale degli investimenti di Renzi, il «Biancone» è stato tagliato fuori e il restauro per ora è un miraggio. Poco distante dal Nettuno, e accanto alla copia del Marzocco di Donatello (che pure avrebbe bisogno di una ripulita), c'è anche quella di Giuditta e Oloferne. Anche questa è di Donatello, ma il turista che non lo sa si deve rassegnare: nessuna scritta indica il titolo dell'opera. E, soprattutto, niente suggerisce di salire ai piani alti di Palazzo Vecchio, dove, nella Sala dei Gigli, è esposto l'originale. Certo, sarebbe tutto più semplice se ci fosse una guida. Ma anche stavolta conviene rassegnarsi: il più importante museo comunale ne è privo. Varcata la soglia dell'ingresso trecentesco, ci si trova nel Cortile di Michelozzo, meraviglia restaurata solo a metà. La parte bassa del muro è sofferente e gli affreschi di 14 città austriache (compresa Braunau am Inn che dette i natali ad Adolf Hitler) sono anneriti e da restaurare. Nessuno però se ne occupa. Nel luogo, prima tappa obbligata di ogni guida è la statua in marmo scolpita da Vincenzo de Rossi, discepolo di Michelangelo. Si vede un giovane possente schiacciare un vecchio. E nel volto di quest'ultimo si riconoscono, netti, i tratti dello stesso Michelangelo. Bersagliato dalle deiezioni dei piccioni. Anche la fontana con il Putto del Verrocchio, che quasi tutti fotografano, è una copia, ma nessuno può leggere di che cosa si tratti, né indovinare che al terzo piano del palazzo è conservato l'originale. Passando per il Salone dei Cinquecento, sopraffatti dalla bellezza del luogo, rischia di passare inosservato il marmo scolpito da Michelangelo e rappresentante La Vittoria. Cosa verosimile dal momento che nel salone ci sono altre 20 sculture e quella in questione reca solo una minuscola targa alla base. Salendo ai piani alti si attraversa la Sala degli Elementi e la Terrazza di Saturno, dove le decorazioni del Vasari e della sua bottega sono ancora costellate da veline che sostengono il colore in attesa di un intervento. Un passo ancora e dal loggiato della terrazza si gode un panorama invidiabile: sopra i tetti rossi della città emerge anche il Forte Belvedere (altro museo gestito dal comune). Lì sarebbero invece esposte alcune collezioni del Novecento, tra cui la donazione Ottone Rosai e quella Palazzeschi. Peccato che nessuno le possa ammirare: il Forte è da tempo chiuso al pubblico, compresa la parte museale. Scendendo sottoterra, il grado di attenzione di Palazzo Vecchio nei confronti dell'arte non cambia. Nei sotterranei del comune c'è infatti un autentico patrimonio.
Ci sono le fondamenta dell'antico teatro romano. Quando vennero riportate alla luce, l'architetto di Palazzo Vecchio, Giuseppe Cini, si emozionò: «E’ un ritrovamento più importante di quanto avessimo potuto sperare». Era convinto che il valore della scoperta avrebbe portato alla creazione di «un percorso archeologico». Niente di tutto ciò. «Oggi gli scavi sono agibili solo in maniera provvisoria» spiega Susanna Bianchi, presidente della Cooperativa Archeologia responsabile dei lavori. Servirebbero fondi per terminare il progetto, ma nel piano triennale stilato da Renzi non c’è l'ombra di un soldo. La valorizzazione di questo pezzo di storia si riduce quindi a sporadiche visite guidate. Che il sindaco amante del David, al contrario, non ami troppo la storia patria lo si capisce anche dalla considerazione che ha del Risorgimento. Firenze, ex capitale, possiede con Torino uno dei musei risorgimentali più importanti d'Italia. Ma, a differenza del capoluogo piemontese, la struttura è chiusa dal 1939. Quando, qualche tempo fa, sembrava che tutto il patrimonio (oltre 5 mila cimeli, tra casacche garibaldine, bandiere tricolori, mezzi busti, arredi del Salone dei Cinquecento dell'epoca e persino la scheggia estratta dalla gamba di Garibaldi dopo la ferita dell'Aspromonte, stando ai cataloghi dell'epoca) potesse tornare in mostra, Renzi ha infranto ogni speranza: «Il progetto era giunto al termine. Il museo doveva sorgere alle Murate. Invece con Renzi tutto è stato cancellato» accusa il consigliere provinciale del Pdl, Enrico Bosi. Firenze sembra non avere più spazio per nuovi musei, stando alle mosse di Renzi, che è riuscito a indispettire anche Franco Zeffirelli, facendosi quasi sfuggire il lascito del maestro destinato alla sua città. Quasi perché resosi conto della perdita e della figuraccia il sindaco sta cercando di ricucire i rapporti con il grande regista nella speranza di scongiurare che tutto il suo patrimonio voli davvero al Moma di New York come annunciato nei giorni scorsi dallo stesso Zeffirelli. Vedremo. Anche la salute di molte altre statue cittadine avrebbe bisogno di un intervento di conservazione. Dai quattro marmi del Ponte Santa Trinita alle due fontane di Piero Tacca in piazza Ss. Annunziata, alla statua di Garibaldi davanti al consolato americano e soprattutto alle Grotte dell'amore del Poggi, sulla riva sinistra dell'Arno. Panorama ha dato uno sguardo a queste ultime, che andando avanti di questa passo difficilmente potranno ancora attirare coppie di innamorati come accade da decenni. Nelle condizioni in cui sono, con l'acqua ristagnante e sommerse dalla vegetazione, sono più adatte a ospitare i pesci indesiderati dell'Arno. Il comune nel 2009 aveva previsto un investimento di 1,2 milioni per ridare dignità al luogo. Ma con Renzi non se ne è più parlato. Ci sono poi gli innamorati vandali, che scrivono messaggi d'amore sulle colonne di Ponte Vecchio, ormai una monumentale lavagna. Anche per gli altri musei comunali ci sono stati tempi migliori. Partiti dal Museo Bardini, da poco restaurato e aperto solo tre giorni alla settimana, siamo andati al museo Firenze com'era che, nelle tre mezze giornate di apertura, a malapena vede qualche visitatore. Solo il sabato mattina, poi, per visitare la Fondazione Salvatore Romano. Sempre meglio che bussare alla porta della Galleria Rinaldo Carnielo, chiusa al pubblico fino a data da destinarsi. Il Museo Stibbert fa parte del complesso museale in cui ricade pure la palazzina dove alloggiò Gioachino Rossini, chiusa e in attesa di restauro da oltre cinque anni. L'ultima visita non poteva che essere al David, quello del comune. La bellissima copia voluta dall'architetto Giuseppe Poggi al centro di piazzale Michelangelo è tappa obbligata di tutti i bus turistici. Visitatori ammirati scendono e scattano la loro cartolina della città. Ma nelle foto ricordo rimarranno a corredo del David anche decine e decine di graffiti a pennarello che ne ricoprono indecentemente la base. Magari, per convincere quelli del ministero, Renzi potrebbe iniziare col fare ripulire la copia prima di aspirare all'originale.



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