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BOLOGNA - E la Grande stazione resta al palo "Ormai fermi da ventiquattro mesi"
VENERDÌ, 03 SETTEMBRE 2010 LA REPUBBLICA - Bologna




Lo sconforto dello studio Isozaki vincitore dell´appalto



Nomisma si occuperà delle aree ferroviarie, un´operazione da 360 milioni
Tamburini: si tratta di un comparto vitale per lo sviluppo della nostra città

«i PROVERBIALI 15 minuti di ritardo delle ferrovie rischiano di diventare, per la nuova stazione di Bologna, 15 anni». Tradisce lo sconforto l´amara ironia dell´architetto Andrea Maffei, che rappresenta in Italia lo studio del giapponese Arata Isozaki. Perché ad allontanarsi sempre di più, fino a sfumare quasi in un miraggio, è la realizzazione della grande opera, presentata in pompa magna nel luglio 2008, che avrebbe dovuto essere pronta «nel 2014 o nel 2015», secondo le previsioni dell´Ad di Fs Mauro Moretti: la nuova stazione che collegherà il centro con la Bolognina. «Ad oggi non c´è ancora stata affidata la progettazione esecutiva - dice Maffei -: di fatto siamo allo stesso identico punto di due anni fa, cioè abbiamo vinto il concorso e questo stabilisce che dobbiamo essere noi a realizzarla. Per tutto il resto si aspetta la valorizzazione delle aree ferroviarie, che devono portare i 340 milioni di euro necessari».
Se le previsioni fatte al momento del brindisi con Arata Isozaki si sono rivelate quindi decisamente ottimistiche, in questi giorni è stato comunque fatto un piccolo passo avanti in questa direzione. Nomisma, a capo di un´associazione temporanea di imprese, si è aggiudicata il bando delle ferrovie per uno studio sulla valorizzazione delle aree che devono portare i soldi necessari alla realizzazione del comparto. Insieme a Nomisma, che si occuperà degli aspetti socio-economici e delle analisi di mercato, ci sono anche lo studio di architetti Performa A+U, gli avvocati di Nctm per la fattibilità giuridico-amministrativa, Ugf Merchant del gruppo Unipol per la fattibilità finanziaria.
«Si tratta di un comparto vitale per lo sviluppo della città - dice Gualtiero Tamburini, responsabile tecnico-scientifico del progetto -, perché ora va analizzata la fattibilità economica della nuova stazione, basandosi su aree fino qui di scarso valore che invece saranno il perno dello sviluppo di Bologna, anche dal punto di vista della viabilità e della logistica». Una vera e propria «città nella città», da mettere a reddito per poter realizzare la grande opera di Isozaki.
Si va dall´area del Ravone a quella delle Cave di Reno, passando per Prati di Caprara, Bovi Campeggi, via Matteotti e via Muggia, per un´estensione che va dai 200 ai 250 mila metri quadri. Se Tamburini assicura che «gli strumenti urbanistici per procedere in questo senso ci sono già», l´architetto Nicola Marzot dello studio Performa A+U si augura che il commissariamento del Comune non blocchi queste operazioni cruciali. «Bisogna intervenire direttamente sul progetto della nuova stazione - dice Marzot -, che così com´è non può essere inserito nel Poc. Ci sono modifiche da fare in base a tutto quel che succede attorno: dal People mover alla metro-tramvia, la stazione è il capolinea di tutto e quindi deve tener conto di tutto. Non si può rimandare tutto di un anno e mezzo, sarebbe letale per la ripresa economica della città».
Un´impresa talmente grande, complessa, articolata e collegata con tutto il resto delle infrastrutture che sembra impossibile prevedere quando la grande "nuvola" di Isozaki vedrà la luce. Al netto di cambi di amministrazione e frenate varie. L´effetto-domino dei ritardi in questo caso è micidiale. Prima bisogna aspettare che sia pronta la stazione sotterranea, dove arriveranno i treni ad alta velocità, in ritardo di sei mesi, ora prevista alla fine del 2012. Poi bisognerà capire dove arriveranno metrò e People mover, perché la nuova stazione deve essere il nodo di tutte le infrastrutture. Poi bisognerà vedere il nuovo progetto di restyling (che sembra, almeno quello, in dirittura d´arrivo). Infine, bisognerà progettare le costruzioni sulle ex aree ferroviarie, realizzarle e infine venderle. Ma tenendo conto dell´indicazione dei costruttori, che chiedono di non «mandare in tilt» il mercato mettendo tutte le aree o le costruzioni in vendita nello stesso momento.
Insomma, la strada per la nuova stazione è sempre più in salita, in un momento di crisi economica e amministrativa della città. Le ferrovie del resto non avevano indicato nel bando di concorso una "data di scadenza" per la realizzazione e si erano limitati a preventivare 6 anni di lavori, ma dalla posa della prima pietra.
(e. c.)



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