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MILANO - Oltre il terzo anello San Siro si trasforma in una scatola di Lego
ILARIA CARRA
SABATO, 04 SETTEMBRE 2010 LA REPUBBLICA - Milano




Il rilancio del Meazza partirà proprio dal suo punto più alto Milan e Inter vogliono farne un nuovo Bernabeu
Lo stadio è un brulicare di addetti e visitatori che si coccolano l´erba del prato, da rizollare quattro volte all´anno


Un giocattolo con tutti i colori al posto giusto. Tinte nitide, accesissime. Rosso, blu, arancio. E verde erba, il più forte, il campo da gioco che pare grande da sembrare finto. Cartolina dall´ultimo piano, San Siro somiglia un po´ a un Lego. A sessanta metri d´altezza, la testa gira. Si cammina sulla ragnatela rosso bordeaux, quassù. Quella trama di ferro che tiene su le collinette di plexiglas che coprono le tribune e l´ultimo anello, il terzo agganciato ai pilastroni di cemento ai quattro angoli. Qui ci salgono gli operai, a riparare e controllare quando serve. Sospesi sotto le nuvole, la città in basso è una massa indistinta, quasi avvolta in una nube, lo skyline fatica a spiccare. Solo lontano lontano, la bellezza precisa del Duomo che toglie il fiato. Vicino, a sporgersi un po´, i cavalli del trotto, che a volte, sostengono i fantini, s´imbizzarriscono per i rumori improvvisi del Meazza. Come con i fuochi artificiali, sparati ieri sera per la prima Notte Bianca di San Siro e dei suoi tifosi-appassionati, fino alle tre del mattino a spasso per spogliatoi e terzo anello. Già 1.500 prima delle 22, un migliaio in coda per entrare, una previsione di tremila persone in tutto per la prima nottata d´apertura dell´impianto. Qui in alto si era pensato persino di mettere un impianto fotovoltaico, per garantire dal sole quei quattro Megawatt di corrente che servono ogni anno allo stadio per funzionare. Ci sono anche progetti, ancora, ma il problema è che la maggior parte della copertura è spesso all´ombra. Si troveranno altre soluzioni, magari in futuro.
Pochi metri sotto la ragnatela rossa, da una scaletta a chiocciola ci si aggroviglia in un labirinto di ponticelli d´acciaio, servono a tenere su la copertura e a sparare luce allo stadio, la sera. Off limits, se non agli addetti, la vista è da vertigini anche senza partita. Trecento riflettori e decine di telecamere appese qui, a riprendere tifosi, giocatori e fuorigioco. Passerelle che tagliano a fette anche il campo, si arriva quasi al centro, il pois bianco del calcio d´inizio è troppo sbiadito, qui dal tetto del football. L´erba modello Bermuda no, anzi. È florida, curatissima. Da bagnare spesso e rizollare quattro volte l´anno, uno scherzo da 180mila euro a botta.
È da qui, dal punto più alto del Meazza, che partirà il rilancio dello stadio: risistemazione della copertura (4 milioni), la prima a partire sul fronte della messa in sicurezza, (poi le rampe e impianti e soffitti tra primo e secondo anello, in tutto una decina di milioni). Al contempo, si vuole soffiare quella ventata d´innovazione per convincere l´Uefa a rialzare le stellette a cinque (perse dal 2002), in tempo per candidare l´impianto, e la città, alla finale di Champions del 2015. Raddoppiare i bagni, nuovi spazi hospitality, altri sky lounge (per gli sponsor, circa 80mila euro all´anno l´affitto): interventi da venti milioni quasi tutti già progettati dall´architetto di Milano 2, Giancarlo Ragazzi, tra i più fidati del presidente del consiglio e già mano della ristrutturazione per i Mondiali di Italia 90. Una collaborazione di pregio, come quella del neocandidato alle primarie del centrosinistra per la corsa al futuro sindaco, Stefano Boeri, che a San Siro realizzò la cancellata imposta dal decreto Amato-Pisanu e quelle grate sulle scale per non saltar su da pianterreno. «Lavori da fare al più presto per fare di San Siro uno stadio d´eccellenza», dice Paolo Belotti, direttore del Consorzio San Siro Duemila che riunisce Milan e Inter, le due squadre che gestiscono lo stadio e puntano a elevarlo agli standard del Camp Nou di Barcellona o del Bernabeu di Madrid.
Almeno sessanta persone al giorno lavorano nel tempio del calcio milanese. Operai, addetti alla sicurezza, ciceroni. Dall´alto non si scorgono, nemmeno i turisti che fanno il tour di museo e store (pronti a raddoppiare) s´intravvedono, ma ci sono. Nelle viscere di San Siro è come stare in una nave da crociera, ognuno ha il suo compito. Il corridoio verde acido riservato ai campioni porta ai due spogliatoi, di stili quasi opposti. La Nazionale, se gioca a San Siro, usa quello più sobrio dell´Inter, ma solo perché ha panche a semiluna su cui si possono sedere tutti e 22 i convocati. In quello del Milan le poltroncine di pelle rossonere separate come dal parrucchiere, difatti, sono soltanto 18. Quattro azzurri non ci starebbero.



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