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Salvatore Settis a Sarzana punta il dito sulle devastazioni del territorio: «Un posto barca ogni 30 abitanti. Così si va alla rovina»
Il Secolo XIX – 04/09/10 – pag. 38


RAPALLIZZAZIONE
La definizione giornalistica di “rapallizzazione”, nata negli anni Sessanta,è entrata nei vocabolari italiani per definire gli scempi edilizi di cui la città ligure fu per molto tempo un emblema

MARINELLA
Polemiche a Sarzana per il “progetto Marinella”. Per chi lo sostiene, rappresenta un’occasione per dare dignità alle attività e alle popolazioni di Marinella e Fiumaretta, colata di cemento per gli ambientalisti

MARGONARA
Durissimo nei mesi scorsi il confronto sul progetto firmato dall’architetto Massimiliano Fuksas, poi accantonato, per la realizzazione di una torre al porto turistico della Margonara a Savona

LA MENTALITÀ
«Chi ha i soldi ritiene che la maniera migliore per investirli sia nel mattone»

SARZANA. «Uno studio prevede che in Liguria ci sarà un posto barca ogni trenta abitanti. Siamo sicuri che vivremo decenni e secoli di ricchezza sempre maggiore e più diffusa, nei quali tanta gente potrà permettersi di acquistare una barca? O stiamo per caso togliendo le spiagge ai poveri per darle ai ricchi?».

Il professor Salvatore Settis ha appena concluso la sua lectio magistralis al Festival della Mente di Sarzana. Direttore della Scuola Normale Superiore di Pisa, docente di Storia dell’arte e di Archeologia classica.Fino ad un anno e mezzo fa è stato presidente del Consiglio superiore per i beni culturali e paesaggistici presso il ministero dei Beni Culturali, ma si è dimesso in polemica con il ministro Bondi. Settis ha intrattenuto la platea su “Paesaggio come bene comune, bellezza e potere”.

Professore,la Liguria come epitome della devastazione del territorio?
«Come dicevo la Liguria è stata martirizzata dal cemento, ha subito un assalto molto duro al suo territorio che avrebbe richiesto viceversa scelte nel segno della delicatezza».

Che cosa ha cambiato l’atteggiamento dell’uomo nei confronti della natura?
«Intanto non direi che dovunque si riscontri lo stesso atteggiamento di incuria verso il territorio che si riscontra in Italia. Gli italiani si erano distinti in passato per la cura del paesaggio e oggi si distinguono nel distruggerlo. E la Liguria è la regione con il più alto consumo di suolo nel Paese. Credo che questa sia dovuto ad una mentalità arcaica, che sopravvive. Chi ha i soldi ritiene che la maniera migliore per investirli sia nel mattone. Si ha paura di rischiare i propri soldi in investimenti produttivi di altro tipo, a maggior rischio. E non ci si rende conto che l’investimento in edilizia è a rischio altissimo. L’Italia è il Paese col tasso di crescita demografica più basso d’Europa e col più alto indice di sfruttamento del suolo d’Europa».

Una contraddizione evidente
«Molto evidente. Non ci ricordiamo, perché purtroppo siamo molto provinciali, che la crisi grande mondiale nella quale siamo immersi fino al collo è nata dalla bolla della speculazione immobiliare degli Stati Uniti, a causa di un eccesso di costruzioni e di un eccesso di prestiti legati alle costruzioni. In Italia stiamo ripetendo gli stessi errori, come se si potesse fare una cura omeopatica, gonfiando una bolla immobiliare nostrana per curare la bolla immobiliare degli Stati Uniti. Tutto questo ci sta portando alla rovina e mi sembra che siamo molto restii a capirlo».

Chi sono i responsabili del colossale abbaglio?
«Il nostro governo, ma anche la maggior parte della sinistra. Anche nel centrodestra ci sono persone che comprendono, ma la generalità del ceto politico non parlo di un partito in particolare è sorda al problema e non vuole capire».

La cementificazione della Liguria e il sacco delle coste, liguri e italiane, furono avviate negli anni Sessanta. Rapallizzare è diventato un termine in uso nel mondo.

«Un po’ di questo fenomeno credo sia da attribuire all’improvvisa ondata di benessere che ha investito l’Italia negli anni del boom. C’è stata incapacità di destinare gli investimenti a scopi maggiormente produttivi. Basta confrontare le cifre della crescita edilizia da un lato e della decrescita degli investimenti industriali e in ricerca.Se ne ricava il ritratto di un Paese ripiegato su se stesso. Come se l’Italia ragionasse in questi termini: l’unica ricchezza che si possiede è il suolo e quindi distruggiamolo. Non sappiamo fare altro. Per molto tempo gli italiani hanno saputo fare molto d’altro».

Non è il frutto malato della società di massa? Nel XIX secolo i turisti inglesi nel ponente ligure erano rispettosissimi del territorio, no?
«D’accordo, però si tratta di fenomeni mondiali ai quali si reagisce. La Germania ha approvato una legge che fissa un limite al consumo del suolo ».

Da governatore della Sardegna, Renato Soru aveva provato a contenere la proliferazione edilizia sull’isola. Gli elettori lo hanno rimandato a casa...
«Veramente a casa ce l’hanno mandato i politici, lo ha fregato il suo stesso partito. La verità è che nell’uso del territorio come merce di scambio elettorale la sinistra non è stata da meno della destra».



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