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Una donna alla conquista dell´impero Grotta del Sole
STELLA CERVASIO
DOMENICA, 05 SETTEMBRE 2010 LA REPUBBLICA - Napoli



L´importanza della famiglia

La fondatrice dell´azienda che ha inventato l´archeo-enologia dei Campi Flegrei a Quarto racconta la sua avventura nel mondo dei vini dove una volta erano ammessi solo i maschi


Mio padre morì quando avevo undici anni, andai a lezione da mia madre e diventai il maschio di casa A vent´anni non bevevo, ho imparato l´amore per il vino

Ci sarà un perché, se "self made woman" è una definizione che non esiste neppure nel paese delle suffragette. A farsi "da sé" sono sempre soltanto gli uomini. Elena Martusciello è un esempio del contrario. Succeduta a Pia Berlucchi, l´imprenditrice dell´azienda vitivinicola Grotta del Sole di Quarto dal 2009, è la presidente dell´associazione nazionale Donne del vino. Per la prima volta da quando esiste - 20 anni - l´associazione che riunisce le professioniste del vino italiane (sono il 30 per cento, le Lady Bollicine), ha votato all´unanimità una produttrice del sud.
Elena è una che avrebbe potuto comodamente lasciar fare ai maschi di famiglia. E che invece ha preferito deporre i privilegi di chi si sposa bene e può vivere tranquilla facendo la mamma. Lei, astemia da ragazza, ha portato al successo l´azienda nel cuore dei Campi Flegrei, con quel savoir faire che aiuta negli affari, tipico delle donne.
«Nasco in una bella famiglia, una sorella e due fratelli, i genitori pasticcieri a Pozzuoli. A Carnevale papà trasformava la casa in festa. Metteva stelle filanti e lampioncini al soffitto. Morì a 47 anni, quando io ne avevo 11. A farmi scuola di forza d´animo è stata mia madre. La sua unica filosofia era quella del lavoro. Dormivo con lei e mi raccontava tutti i suoi guai. Ero un po´ il maschio di casa. Mia madre mise su altri due bar, i primi alla fine degli anni Cinquanta con gli sportelli per giocare a Enal e Totip. Ci volle dentro anche la cabina telefonica. Le donne all´epoca stavano a casa. Il bar era roba decisamente da uomini». A quindici anni Elena ha un sorriso che conquista, una vaga somiglianza con un mito dell´immaginario maschile degli anni Settanta, l´attrice Rossana Podestà. Ma ha il giudizio di una trentenne. È luminosa e sa nascondere nelle retrostanze la tristezza di un´infanzia spezzata. Dalla sfortuna si può trarre vantaggio. A quindici anni e un giorno è fidanzata. A diciannove moglie. «Mio marito aveva undici anni più di me, voleva sposarsi. Lasciai il liceo classico e scelsi la famiglia. Mai pentita di questa scelta».
Arriva un figlio, Francesco, ed è ancora piccolo quando Elena comincia a voler affiancare il lavoro ai pannolini. Poi ne arriva un secondo, Salvatore. «I Martusciello erano una famiglia patriarcale. Mio suocero e i cognati mi apprezzarono da subito perché nonostante l´età giovane ero tranquilla e accomodante. Mi affidarono l´amministrazione, una bella conquista: lo consideravano un compito di grande responsabilità. Piano piano ho imparato anche l´amore per il vino: a vent´anni non ne bevevo. Ma la domenica anche i bambini partecipavano a quella grande festa che era il pranzo in famiglia. E ci si serviva di loro per i test di mercato, domandandogli se dall´odore e dal colore lo trovavano "giusto"».
Il virus attaccò tutti, anche i piccoli Martusciello. Responsabile lo zio Gennaro, non sposato e diplomato enologo a Conegliano Veneto negli anni Sessanta. «A questo gli facciamo studiare chimica», diceva di Francesco che aveva solo 10 anni. «Io litigavo - racconta Elena - li difendevo: "Devono fare quello che sanno fare"». Ma il ragazzo alle medie dimostrò una spiccata predilezione per la matematica: soddisfatto zio Gennaro, il suo protetto aveva la vocazione per la "scienza del vino", una scienza fatta di calcolo, analisi e precisione.
«Il mio secondo figlio venderebbe ghiaccio agli eschimesi. È esperto nel settore commerciale. La ditta Martusciello commerciava vino sfuso, era comune a quei tempi. L´idea di far nascere in parallelo un´azienda di vino prodotto da uve di qualità che recuperasse tradizioni e territori famosi un tempo e poi dimenticati, si fece strada nei primi anni Novanta». Nacque Grotta del Sole, ossimoro che fa convivere l´oscurità con la luce da un antico mito orientale. Una vera idea di enologia archeologica (avvalorata nel 2006 dalla scoperta di una villa romana tra le vigne). Per la quale servivano braccia e cervelli. Entrammo in gioco prima io, poi i miei figli: Francesco a 24 anni e quattro anni dopo Salvatore». L´esordio, circondati dallo scetticismo dei patriarchi, con una Falanghina e un Piedirosso dei Campi Flegrei. Una sfida nata al tempo dei primi passi del vino campano nei circuiti "alti" del mercato e nel gotha degli intenditori. «La prima "cantina aperta" di Grotta del Sole a Quarto fu nel ‘93. Cominciava la mia vendemmia di soddisfazioni. Ma il destino di maschio di casa continuò a perseguitarmi: poco dopo venne a mancare mio marito. Vedova presto, come la mia mamma».
Il lavoro non risarcirà Elena, ma la salverà dai momenti bui. «La filosofia dell´azienda non si è fermata ai Campi Flegrei. Volevamo sconfinare e meritarci il titolo di campani. Di qui la valorizzazione di altri vitigni caratteristici, come l´Asprinio, il Lettere e il Gragnano, il Lachryma Christi. E ora Fiano e Aglianico nei nostri sette ettari in terra d´Irpinia, a Tufo. L´impegno ci è valso quattro Doc: Campi Flegrei, Aversa, Penisola Sorrentina e Lachryma Christi del Vesuvio». Trentacinquemila metri quadri, di cui 23 mila a vigneto: questa sarà a breve l´azienda Grotta del Sole, completata nel suo ultimo restyling. La famiglia è cresciuta, le decisioni si pigliano in coro. Le nuove generazioni viaggiano spedite. I tempi di riflessione di senior e junior coincidono? E le onorificenze non allontanano, in fondo, dalla stanza dei bottoni? «Mi reputo una grande mediatrice, una donna di pace. L´ho imparato nella famiglia patriarcale. Saggia? Un po´. Fa parte del mio carattere. Forse ho avuto ragioni importanti per diventarlo, ma mi piace vivere tranquilla, tribolare per un problema vero, non per quelli che provvediamo noi stessi a crearci per cattiva volontà o per puntiglio. Non mi sono mai posta come "una donna", strumentalizzando in positivo gli antichi preconcetti. Ma come una persona che "deve dimostrare": l´ho fatto da donna come tanti devono farlo da uomini. E non ho mai usato la bellezza come strumento per ottenere un fine, mi è piaciuto però servirmi del mio buon carattere».
Elena oggi è una signora di fine eleganza, un po´ all´antica. Al suo attivo ha anche una candidatura a sindaco di Pozzuoli, per il Pd. «La comunicazione del nostro lavoro, fare il vino, mi porta in giro, così ho ritrovato l´interesse per la vita, dopo la morte di mio marito. Ma se una sera sono sola con me, sto bene lo stesso». Sembra di sentir parlare ancora "il maschio di casa". Un mondo di antichi saperi artigianali, quello del vino, di cui gli uomini custodivano gelosamente le chiavi. Le donne non avevano accesso. Finché è spuntato quel sorriso capace di far convivere il buio con la luce, a rasserenare gli animi: «Tranquilli, signori, non c´è competizione». Chi ha vinto si sa già.



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