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VENEZIA - Venezia capitale della cultura La nuova sfida del Nord Est
Marco Bonet
corriere del Veneto 5 set 2010 Vicenza





La Regione lancia la candidatura. Ma Orsoni non si espone

VITTORIO VENETO (Treviso) — Le Olimpiadi sono andate. Malamente, perché il Veneto aveva profuso sogni e denari nell’utopia dei cinque cerchi, ma tant’è, indietro non si torna. Ed anche i Mondiali di sci sono sfuggiti tra le dita: Cortina ci riproverà per la terza volta tra un paio d’anni, dopo le sconfitte subite dall’austriaca Schladming prima e dalla statunitense Vail poi. Quanto ai Mondiali di nuoto, che Zaia avrebbe preteso come risarcimento per la delusione olimpica, non se n’è più saputo nulla. Insomma, l’orgoglio e le ambizioni del Veneto hanno subìto ferite profonde, negli ultimi tempi, ma non mortali. E difatti già si profila all’orizzonte un nuovo traguardo per il quale vale la pena di rialzarsi e rimettersi a correre a perdifiato: l’investitura di Venezia a capitale europea della cultura del 2019. Obiettivo lontano? Mica tanto: il verdetto della commissione giudicante è fissato per il 2014, due anni prima dovrà essere presentato il dossier della candidatura.
Uniti Il vicegovernatore Marino Zorzato e il presidente di Marsilio Cesare De Michelis. Entrambi sostengono la candidatura di Venezia

«Non si tratterà di un semplice "grande evento", ma di un progetto di sistema capace di rivoluzionare il Nord Est» spiega il professor Pier Luigi Sacco, ordinario di Economia della cultura allo Iuav che ieri, nella cornice dello Spazio Italcementi di Vittorio Veneto, si è confrontato sull’argomento con il vicegovernatore della Regione, Marino Zorzato, il presidente di Marsilio, Cesare De Michelis, il presidente di Fondazione Venezia, Giuliano Segre, l’editore di Nordest Europa Filiberto Zovico ed il direttore del Corriere del Veneto, Alessandro Russello. Formalmente a candidarsi per il ruolo di «capitale della cultura» del Vecchio continente può essere soltanto una città, e va da sé che si sta parlando di Venezia. In realtà, però, il progetto può coinvolgere un’intera area, purché idealmente, oltre che geograficamente, vicina all’aspirante capitale. Certo il terreno è scivoloso (la candidatura diffusa è stata una delle ragioni della debacle olimpica) ma è già successo per Lille e il Nord-Pas-de-Calais, per Essen e la Ruhr, per Lussemburgo. In questo senso da un anno a questa parte si sta facendo strada l’ipotesi di candidare il Nord Est al fianco della città lagunare, un’impresa di lobby titanica e per certi versi rivoluzionaria, che dovrebbe convincere tre regioni a volare più in alto dei campanili, riempiendo di idee e progettualità e insomma, di futuro, quella formula (il «Nord Est» appunto) che la crisi sta svuotando dei suoi natii significati economici, del suo passato.

De Michelis rivendica la centralità di Venezia («Non tutte le squadre sono da scudetto») e avverte: «Senza gerarchie non si va lontano. Qualcuno dovrà accettare di stare in seconda fila». Il presidente di Marsilio, però, lancia un monito anche alla sua pupilla: «Venezia deve rimettersi in gioco, perché certi diritti non sono per nascita, vanno riconquistati giorno dopo giorno». La Regione si dice pronta a fare la sua parte, ossia un’intensa attività di mediazione con il Friuli e le province autonome di Trento e Bolzano: il prossimo incontro è fissato al Cuoa, il primo ottobre. «Accettiamo questa sfida - dice Zorzato - nella consapevolezza che si può vincere e si può perdere. Certo questa è per noi l’occasione perfetta: il Veneto è un contenitore di cultura straordinario e Venezia è unica nel mondo. Ciò detto, non si accusi la politica veneta di nanismo prima del tempo: dobbiamo scrivere un progetto di grande respiro, inattaccabile, vincente. In passato, infatti, siamo usciti sconfitti anche perché le idee degli altri erano migliori, inutile girarci intorno».

Bisogna dunque metterci le idee, in questo sogno che vuole schiudere Venezia dal suo splendido isolamento e far rinascere il Nord Est a nuova vita, ma ci vogliono pure i soldi, ché non si vive di solo entusiasmo. Fondazione Venezia, rassicura Segre, sarà

della partita: «Mi aspetto, però, che presto si affianchino a noi anche le altre tre fondazioni venete, le tre friulane e le due del Trentino Alto Adige. Non basta infatti esibire i nostri muscoli culturali, bisogna usarli». Un inciso sul tema: Zorzato, riferendosi alla scalata lanciata dalla Lega alle fondazioni e, per loro tramite, alle «grandi banche del Nord», ha sì rivendicato «un legame forte tra la politica, e cioè il territorio, e questi enti» ma anche denunciato il pericolo che la scalata si trasformi in un assalto alla diligenza: «Non vorrei che qualcuno volesse entrare nelle fondazioni per svuotare il salvadanaio, mettendo le mani su questi tesori per colmare il vuoto di risorse con cui devono fare i conti gli enti locali».

Tesori che non si possono asfaltare in rotonde e marciapiedi, a detta del vicegovernatore, ma devono essere il propulsore di progetti per un rinascimento veneto. Come la candidatura a capitale della cultura, per l’appunto, che potrebbe costringere la classe dirigente di questa regione a realizzare le epocali scelte infrastrutturali ed urbanistiche soffocate dall’urgenza del quotidiano. Resta solo un’incognita da chiarire: Venezia vuole davvero «essere capitale»? Il sindaco Giorgio Orsoni non ha ancora esposto se stesso e la città, ha scelto una posizione attendista, dicono che voglia vederci chiaro, evitare figuracce. Se il cuore non batte, però, il resto del corpo non si muove, è morto. Forse si tratta solo di aspettare che passi lo choc olimpico. Un duro colpo, quello inferto da Roma, ma non mortale.



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