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ANGELO VASSALLO - Voleva difendere la costa di Acciaroli dal cemento
di Enrico Fierro e Vincenzo Iurillo
“Il Fatto Quotidiano”, 7 set. 2010





“Forse qualcuno, come si dice da noi, ha bussato e il sindaco ha detto di no. Come faceva sempre, sbattendo la porta in faccia a chi gli faceva proposte di un certo tipo. Ma questa volta quel no, forse, non doveva dirlo”. È una spiegazione per la morte, a colpi di calibro nove e ventuno sparati senza pietà, di un sindaco. Angelo Vassallo, tessera del Pd in tasca, presidente dei sindaci del Parco nazionale del Cilento e primo cittadino di Pollica, paese di 2500 anime appena, tuffato dentro un paradiso. Montagne e mare, acque cristalline, colline dolci. Un territorio che non sembra neppure la Campania con il centro del paese, Pollica, in alto e le due frazioni che affacciano a mare: Pioppi e Acciaroli. La “Positano del Cilento”, la chiamano e il titolo è più che meritato.

La mano (armata) è di Gomorra?

Un paradiso diventato inferno per Vassallo, sindaco dal 1994 per passione e ambizione politica, sindaco sceriffo che vigilava come un mastino sulla sua terra. Così, a poche ore da quell’assassinio che sa troppo di camorra, ti raccontano in paese. “Il Cilento non deve essere sporcato dai napoletani”, diceva, e per “napoletani” non intendeva i turisti e le famigliole che su queste spiagge godono il sole e il mare con serenità, ma gli altri. I “malacarne”, gli arricchiti di camorra che arrivano qui, ci raccontano, con le tasche gonfie di banconote da 500 euro e comprano negozi, bar, locali notturni e ristoranti. Soprattutto quelli che hanno la vista sul porto, il gioiellino di Acciaroli che quest’anno ha visto attraccare anche barche di 40 metri. E che è al centro di una dura battaglia. “Lo abbiamo costruito con i soldi della nostra collettività, ma a gestirlo sono altri”. Centocinquanta posti barca, tariffe per l’attracco da 190 a 250 euro a notte, ma c’è un privato che controlla le due banchine più grosse. “La verità – dice l’assessore Carla Ripoli – è che negli ultimi tempi Angelo si era come incupito. Non era più lo stesso, qualcosa lo tormentava. Mi diceva che voleva tornare alla sua attività di pescatore che voleva lasciare la politica per sempre”. Cosa agitava i sonni del sindaco orgoglioso delle battaglie in difesa della sua terra? In paese ancora ricordano la più importante: la chiusura di uno stabilimento balneare abusivo. Il più grande di Acciaroli, il più ricco, ma tirato su al di fuori e al di sopra di ogni regola. “Angelo si dannò la vita, bussò a tutte le porte importanti ma lo fece abbattere”, ricorda Stefano Pisani, commercialista e vicesindaco del paese. Ma non si ammazza un uomo con nove colpi di calibro nove parabellum per quattro cabine abbattute. C’è altro. Gli appetititi che il Cilento e le sue coste scatenano. Lo scrivono con chiarezza i magistrati della direzione distrettuale antimafia di Salerno nella loro ultima relazione inviata alla Dna. “La camorra ha messo in atto una politica di reimpiego di proventi finanziari significativi (derivanti dal traffico di droga e dagli altri mercati criminali controllati) soprattutto nelle aree a grande attrazione turistica”. La Costiera amalfitana, il Cilento. E questo basta e avanza per uccidere in una notte di settembre un sindaco che fa la voce grossa.

“Mi dicono che mio fratello era minacciato”, dice tra le lacrime Claudio Vassallo, suo fratello. Minacciato, per questo incupito, pressato perché? Qualcuno aveva saputo delle sue frequenti confidenze, dei suoi ripetuti allarmi, delle sue insistite segnalazioni, alla procura di Vallo della Lucania, ma anche a qualche magistrato della Direzione distrettuale antimafia di Salerno. Alfredo Greco, pm alla Procura di Vallo, usa parole dure: “Il Cilento fa gola, è una terra tranquilla, ancora inesplorata per la grande speculazione. E anche per la criminalità. Qui sono stati segnalati pericolosi latitanti e negli anni passati clan importanti della camorra come i Nuvoletta, gli Agizza-Romano, i Galasso, hanno fatto investimenti sul territorio.

L’impegno ambientalista e qualche critica

Vassallo era un sindaco impegnato a tutela della legalità fin dagli inizi della sua esperienza. Combatteva le speculazioni, gli ingressi in paese di capitali strani, forse per questo ha pagato. Ma è difficile anche per noi. Qui la camorra penetra, non c’è dubbio, ma ha una grande capacità di mimetizzarsi, di darsi un volto pulito”. Ci sono nomi che fanno tremare nella geografia dei territori che da Salerno portano fin qui nel Cilento. Parlano di imprese che fanno capo alla famiglia del boss Mario Fabbrocino presenti tra Battipaglia e Eboli, e di investimenti ancora attivi fatti dalla famiglia Galasso nell’area attorno a Palinuro. E ci sono le nuove generazioni della camorra salernitana, quelle, scrivono i magistrati della Dda, nate dopo la fine della Nuova camorra cutoliana e dei suoi avversari riuniti nella Nuova famiglia. “Nuove aggregazioni”, più spietate, arricchite dal traffico di droga e dalla gestione quasi monopolistica del gioco d’azzardo. Ma c’è chi non è d’accordo nel tratteggiare la figura del sindaco ucciso come un baluardo della legalità e della contrapposizione agli interessi camorristici. Non è certo per quella vecchia denuncia, poi archiviata, per concussione, corruzione e reati contro l’amministrazione della giustizia. Vassallo ne era uscito pulito. “La verità in queste terre è più complessa. Qui esistono amministratori che non vogliono vedere, né ammettere che la camorra da noi si è infiltrata e come. Il principale impegno di molti sindaci sembra quello di perpetuare una mitografia e una immagine fuorviante del Cilento, dietro la quale si nascondono affari e camorra. Abbagliati dalle bandiere blu e dalla città slow tutti hanno chiuso gli occhi. E non hanno visto che la nostra da tempo è terra di insediamento pacifico di camorra con investimenti e presenze significative”. L’analisi di Giuseppe Tarallo, ex sindaco di Montecorice è spietata. In paese la spiegano come la rabbia di un avversario storico di Vassallo, o è la verità? Una verità che qui nessuno vuole ammettere. Perché Napoli con le sue brutture, i suoi quartieri-Stato dove la camorra domina e terrorizza con le sue guerre ricorrenti e i morti ammazzati, è lontana assai. Perché qui al porto sono arrivate le barche dei vip, attori, gente che conta e che può spendere, volti che portano notorietà. Ad Acciaroli Come a Pioppi, l’altra frazione-gioiello, dove una volta, all’Hotel “La Vela”, scendeva Rossano Brazzi e tutte le villeggianti attempate facevano la fila per vederlo e farsi firmare un autografo. Perché Pollica, Acciaroli e gli altri paesi di collina del Cilento sono stati il set di un film importante arrivato alla Mostra di Venezia, “Noi credevamo”, di Mario Martone, una storia sul Risorgimento. Titolo che suona beffardo dopo la barbara uccisione del sindaco Vassallo.

In casa dormiva con le porte aperte

“Se qui cala l’ombra nera della camorra siamo fottuti”, dice sconfortato il vicesindaco Stefano Pisani. “In paese si dorme con le porte aperte, e io voglio continuare a farlo”. Anche Angelo Vassallo dormiva con le porte aperte, sognava il mare ed era contento per le alici che quest’anno erano arrivate copiose nelle acque del Cilento, e pensava che mai e poi mai sarebbe morto crivellato da nove colpi di pistola per un no.



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