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SICILIA - «Abbiamo migliaia di reperti non esposti»
Nuccio Anselmo
Messina (07/09/2010) gazzetta del sud





Meriterebbero una sorte migliore che stare negli scantinati. Lascio dopo un buon lavoro d'equipe


L'architetto Rocco Scimone è come sempre nel suo ufficio di soprintendente ai Beni culturali, nel palazzo di viale Boccetta. Sta firmando le ultime carte con un po' di tristezza, Ci starà ancora per qualche giorno in quell'ufficio, poi dovrà passare le consegne al collega Salvatore Scuto, e andrà a dirigere la Biblioteca regionale. La famigerata rotazione lombardiana.
Inutile dire che più d'un pizzico di delusione si legge sul suo volto: «... è umano, sono qui dal 1987, tredici anni li ho passati da dirigente, è parecchio tempo. Ci tenevo a chiudere la mia carriera in Soprintendenza, ma comunque non è detto che in futuro ciò non avvenga, lascio dopo un buon lavoro d'equipe».
– Cosa l'aspetta?
«Vado a dirigere una struttura prestigiosa, mi pare che sia la 2. o la 3. biblioteca della Sicilia, dobbiamo ridarle dignità continuando sulla strada tracciata dalla collega Conti, e s'immagini anche il mio disagio nell'insediarmi con lei che è lì da tanti anni. Per la biblioteca bisogna trovare finalmente una sede degna di questo nome, non si può più suddividere l'attività su più plessi, c'è un disagio notevole per l'utenza e i poi i costi sono elevati, bisognerà prendere accordi precisi con il sindaco. Proprio la collega Conti mi diceva che la biblioteca ha bisogno di un'area di almeno 10.000 metri quadrati, una delle soluzioni possibili sarebbe il Palacultura, ma ancora non c'è nulla di certo».
– Architetto, guardiamo al passato, al suo lavoro qui in Soprintendenza, e cominciamo da un suo "cruccio", un sogno non realizzato.
«Senz'altro il completamento di Villa De Pasquale, un bene splendido che ha un parco molto bello, un sito di cui la Soprintendenza è proprietaria sin dai primi anni '90, l'acquistò per circa tre miliardi di lire. Abbiamo avviato la sua rifunzionalizzazione ma ancora la strada da fare è tanta, io pensavo di realizzare lì una foresteria, una zona espositiva, un laboratorio di restauro dei cocci, un'area di rappresentanza, avevamo studiato anche con il Cnr un sistema di autoproduzione di energia con i panelli solari, poteva essere anche uno sfogo in un quartiere degradato. Adesso ci si dovrà affidare a un Por, l'ho già evidenziato al nuovo soprintendente. A questo proposito voglio dire che abbiamo migliaia di cassette con reperti da poter esporre, sono decenni di attività degli uffici che meritano una sede degna, non gli scantinati».
– Adesso parliamo delle cose che è riuscito a realizzare il suo ufficio.
«Vado a memoria, dimenticherò senz'altro qualcosa. L'adozione del piano paesaggistico dell'ambito 9, per l'ambito 8 il lavoro è già a Palermo, che è frutto di un lavoro molto lungo con la concertazione dei comuni, è molto importante. È uno strumento di gestione del territorio fondamentale, con dei canoni precisi d'intervento. Insomma abbiamo messo un punto fermo molto importante, subendo anche attacchi da chi non voleva che ci fossero regole. Un altro lavoro che voglio citare è la Cripta del Duomo, abbiamo attuato la rifunzionalizzazione e ora si tratta di gestire le opere di abbellimento. È un nostro gioiello, basti pensare alle migliaia di visite nella Notte della Cultura o quando e stata aperta per altre occasioni. Poi l'aver dato finalmente una destinazione a Forte San Salvatore, dove la Marina ha fatto un lavoro egregio, un sito che si deve aprire definitivamente alla città. Abbiamo fatto un buon lavoro anche alla Chiesa dei Catalani».
– E in provincia?
«Anche lì si è fatto tanto: il castello di Bauso, quello di Spadafora, l'Isolabella a Taormina, Villa Caronia, il monte Tauro a Taormina che è di una bellezza ineguagliabile, poi ho dato priorità anche alla risistemazione della Villa romana di Patti, che per molti versi non ha nulla da invidiare a Piazza Armerina».
– Restiamo in provincia, le faccio qualche "nome": Alesa a Tusa, Abaceno a Tripi.
«Si, anche lì si tratta di due siti bellissimi, pensi che ad Alesa c'è ancora tantissimo da fare, forse nemmeno il 10% di tutto quello che c'è è venuto alla luce. Anche qui ci sarà da lavorare per il mio successore».
– Architetto, un'opinione sul suo "mestiere". Non pensa che molti di coloro che gestiscono i Beni culturali in questa regione siano sempre arroccati come "depositari" della conoscenza, senza capire che per primi avrebbero invece il dovere di fare per primi i divulgatori di un patrimonio immenso.
«Sì, ha toccato un tasto delicato, io lo ripeto sempre a tutti questo concetto, mai arroccarsi e dialogare con tutti, certo molto dipende dalle caratteristiche personali di ognuno, così come in ogni professione. Dotandoci delle unità operative comunque ritengo che abbiamo fatto un grande passo in avanti sul piano della conoscenza».
– Parliamo di fondi. Le casse della Soprintendenza sono sempre vuote?
«Si, noi non abbiamo capitoli di spesa, dipendiamo in tutto e per tutto dalla Regione, con rispetto parlando anche per l'acquisto della carta igienica. Le dico solo che attualmente non abbiamo i soldi nemmeno per riparare i computer con cui lavoriamo giornalmente».
– L'emergenza più grande che lascia al suo successore?
«Senza dubbio metto al primo posto il restauro globale del teatro greco di Taormina, lì bisogna intervenire con decisione e rapidità, prima che la situazione degeneri, poi il recupero completo di Forte Gonzaga, un sito bellissimo, lì avevamo pensato di realizzare un museo del terremoto, ma per capirci non un luogo dove piangerci addosso ma un posto per recuperare la memoria, un luogo dinamico, un sito-ponte tra il passato e il futuro. Vedremo cosa succederà».
Villa De Pasquale
Tra i sogni non realizzati dell'architetto Scimone c'è «senz'altro il completamento di Villa De Pasquale, un bene splendido che ha un parco molto bello, un sito di cui la Soprintendenza è proprietaria sin dai primi anni '90, l'acquistò per circa tre miliardi di lire. Abbiamo avviato la sua rifunzionalizzazione ma ancora la strada da fare è tanta, io pensavo di realizzare lì una foresteria, una zona espositiva, un laboratorio di restauro dei cocci, un'area di rappresentanza, avevamo studiato anche con il Cnr un sistema di autoproduzione di energia con i panelli solari, poteva essere anche uno sfogo in un quartiere degradato. Adesso ci si dovrà affidare a un Por, l'ho già evidenziato al nuovo soprintendente».



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