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DELITTO VASSALLO - “Un delitto politico, affaristico e mafioso” Dopo un vertice in Procura le indagini passano alla Dda
di Enrico Fierro e Vincenzo Iurillo
“Il Fatto Quotidiano”, 8 set. 2010

CAMORRA MA NON SOLO

Angelo Vassallo è stato ucciso dalla Camorra. Il suo è un delitto “politico, affaristico, mafioso”. È questa la sintesi che ambienti investigativi danno del lungo vertice che ieri ha deciso il passaggio dell’inchiesta dalla procura di Vallo della Lucania all’antimafia di Salerno. Il sindaco di Pollica, freddato da nove colpi di calibro 9 all’alba di lunedì a pochi metri da casa sua, è stato ucciso perché faceva da argine nei confronti di chi “aveva progetti affaristico-mafiosi di sfruttamento intensivo del territorio”. L’indagine passa all’Antimafia e nel pieno accordo della procura di Vallo Della Lucania. “È una decisione giusta”, dice Alfredo Greco, il pm di Vallo più attento ai problemi del Cilento. D’accordo anche il suo procuratore, Giancarlo Grippo. Perché è morto Angelo Vassallo? Una chiave di lettura suggerita dagli inquirenti è quella del delitto “preventivo”: “Il sindaco era un oggettivo impedimento ai grandi affari e alla speculazione, chi lo ha ucciso ha fatto una sorta di investimento valido per i prossimi anni. Insomma, si è eliminato un ostacolo alla cementificazione del territorio”. Un paradiso che fa gola, colline e coste che si estendono per chilometri da Agropoli fino a Capo Palinuro.

A Pollica due anni fa è stato approvato un piano urbanistico severissimo, che pone limiti molto forti alle costruzioni in collina e a ridosso della costa delle due frazioni marine, Pioppi e Acciaroli, questo ha messo in discussione gli interessi e i progetti di chi in questi anni ha acquistato terreni per centinaia di ettari. Le carte del Comune sono state tutte sequestrate, i computer del sindaco e quelli dell’ufficio tecnico ora sono passati al setaccio dagli investigatori, ma in paese ti raccontano un’altra storia. Di un vorticoso giro di passaggi di proprietà immobiliari e dell’acquisto di terreni avvenuto due anni fa da parte di referenti delle famiglie Moccia e Cesarano. Nomi che fanno tremare e che riportano alla potenza, ma anche alla ricchezza, di clan egemoni a Napoli, Afragola e Castellammare. “Se hanno comprato le nostre terre – dicono in paese – non è certo per coltivare fichi”. La paura la si coglie anche nella fiaccolata che ieri ha riunito oltre duemila persone al porto di Acciaroli. La gente parla piano e ti sussurra, ma con la garanzia dell’anonimato, di strani movimenti, dell’acquisto di negozi nella zona più pregiata, le banchine dove attraccano le barche di lusso. “Molti locali, molti negozi, ristoranti, sono passati nelle mani di personaggi legati ai Giuliano di Forcella”. Stefano Pisani, il vice-sindaco del paese, è in prima fila tra i gonfaloni degli altri comuni. È in lacrime: “Non siamo Casal di Principe, qui la camorra non c’è”. Ed ha ragione, la gente di queste terre è pacifica, laboriosa, tiene alla sua terra e al suo mare con orgoglio. Ma qui è stato ucciso un sindaco e in Campania non accadeva dagli anni Ottanta, quando a Pagani la camorra di Cutolo ammazzò Marcello Torre. Roberta Morrone, avvocato di Agropoli e amica di Vassallo, ricorda il loro ultimo incontro. “Una gita in montagna con altri amici e militanti del Pd. Io ero preoccupata per quello che sta accadendo ad Agropoli, dove la speculazione la sta facendo da padrona. Gli chiesi cosa dovevo fare. E Angelo mi rispose fermo e deciso come al solito: qui tutti stiamo passando un grosso guaio, bisogna stare molto attenti. Noi abbiamo una sola ricchezza, il territorio e questi se lo vogliono mangiare. Dobbiamo lottare con tutte le nostre forze”.

La terra e il mare, per questo nel Cilento la lotta politica si fa feroce. Quattro anni fa Angelo Vassallo fu sfiduciato e lasciò la carica di presidente della Comunità montana Alento Montestella. Non aveva più la maggioranza, ma i nemici politici abbondavano. Vassallo aveva messo ordine in quell’ente, aveva messo mano alle spese, ai bilanci, insomma, aveva fatto come al solito lo “sceriffo”. Decaduto, i suoi avversari organizzarono una vera festa, con cantanti e salsicciate, e anche un manifesto funebre nel quale si annunciava “la morte politica di Vassallo”. Bloccarono una strada provinciale per quel festino politico-funerario. E il sindaco ucciso prese carta e penna e scrisse al Quirinale e al ministro dell’Interno. “Questa goliardata ricorda troppo certi personaggi dei film di Francis Ford Coppola. Chi si diverte a organizzare feste funerarie è indagato per intimidazioni e minacce a semplici cittadini…”. A quel festino partecipò anche Sergio De Gregorio (Pdl), senatore della Repubblica. Lo abbiamo sentito: “Era una festa degli emigranti, lo ricordo bene, ci andai su pressione di un manager di cantanti napoletani amico mio. Solo il giorno dopo ho saputo dei manifesti a lutto. Non me ne curo, sono beghe di bassa politica. Vassallo non l’ho mai conosciuto e me ne dispiace”. Vanno così le cose nel Cilento, un Paradiso che mafiosi e speculatori vogliono trasformare in un inferno. Un luogo intristito dalla nebbia che avvolge l’assassinio di un sindaco. Fanno riflettere le parole di Claudio Vassallo a Sky: “Tre giorni prima di essere ucciso mio fratello mi parlò di ambienti delle forze dell’ordine collusi con strani personaggi. Lui ha scritto anche lettere ai comandi di Salerno e Roma. L’Arma minimizza (“si trattava di piccole lamentele, subito chiarite”), ma il procuratore capo di Vallo della Lucania, Giancarlo Grippo, no: “Allo stato dell’inchiesta non abbiamo elementi, ma anche questa può essere una traccia per capire perché è stato ucciso Angelo Vassallo”.



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