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TORINO - "Io, superlaureata a mille euro al mese col posto fisso mi sento privilegiata"
MERCOLEDÌ, 08 SETTEMBRE 2010 LA REPUBBLICA Torino





Simona Contardi, 33 anni, archeologa specializzata: ho un lavoro per diplomati ma sono contenta perché è sicuro





È difficile trovare uno sbocco nel settore: la sicurezza si trova dopo anni di studio, così molti abbandonano e optano per qualcos´altro
Accompagneremo i turisti, credo rientri nel nostro contratto Comunque ben venga questo tipo di impiego vogliamo migliorare...

STEFANO PAROLA
Simona Contardi ha 33 anni e fin da quando è piccina ha un sogno: diventare un´archeologa. E, piano piano, ci sta riuscendo. Solo che la sua corsa parte da lontano. Ha partecipato a un concorso della Soprintendenza ai beni culturali, ha vinto tra migliaia di candidati e, dopo un periodo di prova, è diventata a tutti gli effetti una dipendente, anche se in un ruolo apparentemente poco ambìto: quello di custode.
Simona, dopo tanti anni di studio ha accettato una mansione che forse è al di sotto della sua qualifica. Perché lo ha fatto?
«Per passione. Ci ho creduto per tanti anni e continuo a farlo tuttora. Voglio fare l´archeologa e il percorso statale è comunque un buon punto di partenza».
Lei è laureata, giusto?
«Sì, in archeologia classica. In quattro anni ho preso il titolo, poi ho fatto tre anni di specializzazione, che ho congelato per iniziare con un dottorato durato tre anni».
Dunque, in tutto fanno dieci anni passati tra i libri. E dopo come è andata?
«Ho scelto di fare il concorso perché non ne escono molti ed era un buon posto, a tempo indeterminato. Prevede sì la custodia e la vigilanza, ma anche attività di accoglienza e comunicazione nei musei e nei siti ministeriali».
Per un totale mensile di euro?
«Diciamo tra 1.000 e i 1.500».
Domenica accompagnerà anche i visitatori in uno dei quattordici siti archeologici della valle di Susa, anche se i sindacati non sono d´accordo e sostengono che per fare quel tipo di attività servirebbero un inquadramento e uno stipendio differenti. Lei cosa ne pensa?
«Se non sbaglio è sempre una mansione che rientra nel nostro profilo contrattuale, perché oltre alla vigilanza è prevista anche l´assistenza al pubblico e la comunicazione. Poi noi vogliamo migliorare, quindi ben vengano le visite guidate».
Posto fisso e stipendio dignitoso fanno di lei e dei suoi colleghi dei "privilegiati"?
«In qualche modo sì, perché ci sono tante persone che trovano molte difficoltà nel riuscire a trovare uno sbocco in questo settore, tante da costringerli ad abbandonare questa strada e a optare per qualcos´altro. Il fatto è che un posto sicuro nel nostro ambito lo si trova oltre i 30 anni e dopo anni di studio. Siamo dei privilegiati perché non abbiamo mai mollato l´osso».
Eppure siete otto "superlaureati" per un posto che potrebbe essere coperto da un semplice diplomato. Non è un paradosso?
«Lo è come lo sono tante altre cose in questo Paese. È vero, il profilo era per diplomati ma io sono contenta di essere entrata. Posso vedere come funziona il lavoro in Soprintendenza e la mia preparazione universitaria mi serve per poter salire».
Tanti aspiranti archeologi ma pochi posti a disposizione. Come se lo spiega?
«Forse perché l´archeologo ha quest´aura affascinante, un po´ alla Indiana Jones. In realtà molti iniziano con entusiasmo, ma nel corso degli anni desistono. Le assicuro che ci vuole veramente tanta passione e tanta costanza, anche perché poi questo lavoro non è fatto di piramidi e di grandi rivelazioni, ma più che altro di piccole scoperte. Che magari danno un contributo minimale, però in fin dei conti aiutano veramente a ricostruire la storia».



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