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CANNARA (Perugia) — Parco fotovoltaico con 4.220 impianti. I religiosi: deturpano il creato
Fabrizio Caccia
8 set 2010 Corriere Della Sera

nell’oasi di San Francesco da frate Sole ai pannelli solari


Emanuele Giannangeli, 50 anni, imprenditore nel ramo delle energie rinnovabili, dice di essere ateo, eppure il Cantico delle Creature oggi potrebbe benissimo diventare l’inno della sua azienda, la Sun Project di Cannara, specializzata nel fotovoltaico, quattro impianti già progettati in Umbria e un investimento previsto di 13 milioni di euro. Il sole è il suo brand, il marchio di fabbrica. « Laudato sie, mi’ Signore cum tucte le Tue creature, spetialmente messer lo frate Sole... Et ellu è bellu e radiante cum grande splendore ». Infatti Giannangeli, che prima d’ora s’era cimentato con i biogas e le biomasse, si è già fatto due conti: «L’irradiazione nella provincia di Perugia è di 1.250 ore di sole all’anno». Con un impianto come quello di Piandarca, 4.220 pannelli per una potenza totale di poco meno di un megawatt, sarebbe in grado di produrre un milione e 250 mila kilowatt in un anno, per un fatturato stimato di mezzo milione di euro. È il business del sole. Ma Piandarca non è un luogo qualsiasi, Piandarca è una frazione di Cannara, ai piedi del monte Subasio, dove «la pia tradizione» vuole che Francesco d’Assisi, il patrono d’Italia, sulla strada verso Bevagna predicò a molti uccelli: «...E quelli esultanti stendevano i colli, protendevano le ali, aprivano i becchi, gli toccavano la tunica. Tutto ciò vedevano i compagni in attesa di lui sulla via...». E infatti, proprio a ridosso del campo dove la Sun Project vorrebbe installare entro l’anno i pannelli solari, c’è una grande pietra commemorativa davanti alla quale si fermano in preghiera i pellegrini di tutto il mondo portando fiori e biglietti. Ecco perché da quando la notizia è trapelata si è scatenato un diluvio (universale?) di polemiche. Assemblee in piazza, comitati spontanei.

I frati d’Assisi, per primi, si sono detti contrari all’iniziativa, pur pronunciando parole di assoluto rispetto verso Sorella Tecnologia. «La comunità francescana valuta favorevolmente ogni sforzo che si sta compiendo nel nostro tempo per la ricerca e la realizzazione di fonti alternative di energia — ha scritto in una lettera aperta il custode del Sacro Convento, padre Giuseppe Genovese —. Ma non può accettare che gli strumenti tecnologici che la producono vengano a deturpare ambienti che da secoli rappresentano la bellezza del creato, così tanto amato e cantato da San Francesco». Durissima la reazione anche della presidente del Fai Ilaria Borletti: «Non si usi la scusa delle energie alternative, come già abbiamo visto fare in Sicilia, per rovinare una terra tanto delicata. Due anni fa, proprio dal bosco di San Francesco, lanciammo l’allarme sui rischi che corre il paesaggio italiano. Ho fiducia comunque nelle istituzioni umbre». Già ieri sera la professoressa Vittoria Garibaldi, soprintendente per i beni storici, artistici ed etno-antropologici dell’Umbria, dopo essersi ispirata direttamente all’affresco di Giotto nella Basilica Superiore, ha preso la macchina e da Assisi ha raggiunto Piandarca per vedere il cippo di persona: «Certo — osserva ironica — da un punto di vista catastale non si potrà mai individuare il luogo esatto della predica agli uccelli di Francesco. Sulla strada per Bevagna c’è un’edicola votiva, ma anche lì non c’è certezza. Comunque, se si potrà fare qualcosa per tutelare il luogo lo faremo senz’altro».

Martedì prossimo, 14 settembre, si riunirà in Provincia la Conferenza dei Servizi che dovrà prendere una decisione (ma c’è il rischio che la data slitti), il punto però è che la zona dove dovrebbero sorgere i pannelli al momento non è soggetta ad alcun vincolo paesaggistico («Lo confermo, ormai ci vorrebbe un intervento della Regione per cambiare le carte in tavola», ammette l’architetto Anna Di Bene, soprintendente per i beni architettonici e paesaggistici dell’Umbria). Ma l’assessore regionale all’Ambiente, Silvano Rometti, taglia corto: «La nostra competenza riguarda solo gli impianti che abbiano una potenza superiore a un megawatt, non possiamo porre vincoli per motivi religiosi...». Il sindaco di Cannara, Giovanna Petrini, ex Ds, è battagliera e respinge le critiche al mittente: «Nel 2000, per il Giubileo, presentammo un piano per valorizzare Piandarca chiedendo che venisse inserita tra i luoghi francescani, ma gli stessi frati bocciarono il progetto. Ora tutti gridano allo scandalo, sento puzza di strumentalizzazione». Chissà. Il presidente della Provincia, Marco Vinicio Guasticchi, è anche lui del Pd, ma viene dai cattolici popolari e infatti ora vorrebbe fermare tutto: «Ho scritto una lettera alla Soprintendenza, Piandarca è un sito di valore religioso e va vincolato». Emanuele Giannangeli ha già rassicurato frati e autorità: «L’impianto si fermerebbe a 20 metri dal cippo commemorativo e ci penseremmo noi ad attrezzare il sentiero per i pellegrini, metteremmo panchine e fontanelle. E una siepe di due metri nasconderà la foresta dei 4 mila specchi alla vista del viaggiatore».

Giannangeli e il suo socio Alessandro Favilli presentarono il progetto al Comune di Cannara il 15 giugno scorso, dopo essersi assicurati il diritto di superficie su tre ettari e mezzo di terreno che appartengono a Dina Lolli, cugina di Giannangeli e figlia del vecchio colono che coltivava quei campi per conto della Curia locale. Un ettaro di terra fu proprio la Chiesa a venderla ai Lolli («Accadde nel 2004, mi servivano i soldi per pagare i nostri preti — ammette Pietro Profumi, diacono permanente, presidente per il sostentamento del clero di Assisi —. Ma allora in quei campi si coltivavano grano e cipolle, mica pannelli solari...»). Già: la cipolla rossa, piatta e dorata di Cannara, presidio Slowfood a rischio estinzione. In questi giorni in paese è festa. Festa della cipolla, ma non si sa ancora chi piangerà.



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