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CI SONO TRE STELLE CONTRO ARTEMIDORO
di SILIO BOZZI
8 set 2010 Corriere Della Sera





L’estratto che pubblichiamo qui sotto è tratto da «La vera storia del papiro di Artemidoro» di Luciano Canfora che esce in allegato al mensile «Stilos». Il volume contiene la relazione tecnica integrale di Salvatore Granata, anticipata dal «Corriere» il 5 luglio. Nello stesso volume Silio Bozzi affronta il tema del Konvolut, l’ammasso di papiro da cui dovrebbero provenire i frammenti del famoso e controverso rotolo, dedicato alla «Geografia», ad opera (supposta) di Artemidoro di Efeso. La controversia, che ha visto confrontarsi studiosi come Settis e Canfora, è iniziata nel 2006 su questo giornale ed è proseguita negli anni allargando la sfera degli studiosi coinvolti. L’argomento in discussione era la datazione del testo del papiro di Artemidoro: risale ai primi secoli d.C. oppure è opera di un falsario dell’800? Per difendere la validità del papiro fu sfoderata la foto di un conglomerato, il Konvolut, che si è rivelato, però, molto sospetto alla luce di indagini successive. Una comunicazione della scoperta relativa alla foto incriminata è stata fatta a Ginevra al Congresso Internazionale di Papirologia lo scorso 17 agosto. Raramente, nel corso di una quasi ventennale carriera, mi sono imbattuto in un reperto così misterioso e al tempo così generoso di informazioni sulla propria origine e sulla propria tormentata vicenda. Intendiamo riferirci alla famigerata foto del cosiddetto Konvolut. È come se questa controversa stampa chimica, dopo essere stata opportunamente sollecitata, abbia voluto «vuotare il sacco», come nella confessione finale di una vera e propria indagine poliziesca. Anche grazie alla nuova e assai profonda indagine tecnica eseguita da Salvatore Granata, la foto del cosiddetto Konvolut ci ha rivelato quasi tutto sulla sua natura, anche se molto meno sul vero scopo della sua creazione. Pochi sanno che, ancora una volta dopo tanti anni, la via che porta alla verità è rischiarata da una stella, anzi da tre stelle.

Spieghiamo perché. La fotografia del Konvolut è, ancora prima della raffigurazione di un oggetto, un oggetto essa stessa. È stampata su carta fotografica fujicolor. Come ci è stato ripetutamente fatto notare, la foto in questione è custodita, «a partire dalla metà degli anni 90», a Milano presso il centro Vogliano. Il professor Gallazzi, direttore del centro, con apprezzata sollecitudine, ha in più di una occasione agevolato la nostra indagine mettendoci nelle condizioni di eseguire, presso i locali del citato centro, una scrupolosa attività di analisi tecnica sul reperto. Lo stesso Gallazzi ha inoltre sempre parlato di una stampa originale tratta da un negativo conservato in Germania dal venditore Serop Simonian, frutto di quell’unico scatto fotografico eseguito dal restauratore che «aprì» il Konvolut e distese il papiro (operazione, quest’ultima, antecedente il 1981). Queste dichiarazioni, come vedremo, non sono prive d’importanza.

In particolare, un dettaglio è in grado di elargire fondamentali informazioni: il logo della Fuji presenta tre piccole stelle in prossimità del margine superiore. Al fine di datare la stampa in esame, interpellammo la ditta produttrice nella persona della dottoressa Guarischi di Fuji Italia. Essa, dopo aver svolto una accurata indagine commerciale, ci scrisse: «Il logo a tre stelle è stato utilizzato a partire dal 1988 fino all’inizio 1994». La fotografia del Konvolut, quindi, è stata stampata in un periodo compreso tra il 1988 e il 1994. Ma nel 1981 Günter Grimm e Shelton videro il papiro già disteso! La situazione per i «difensori» della foto diventa imbarazzante, « per la contradizion che nol consente... ».

Certo qualcuno potrebbe obbiettare che la fotografia da noi analizzata potrebbe essere una copia stampata — per ragioni incoercibili al senso — dopo più di dieci anni dall’esecuzione dello scatto. Che stranezza. Le possibili spiegazioni appaiono alquanto inconsistenti: uno smarrimento del negativo, una dimenticanza, neghittosità, la mancata consapevolezza del valore di quell’unico portentoso documento o di ciò che esso riproduceva, e via dicendo. Ma tutto questo non è possibile perché l’indagine del Granata ha dimostrato che la grana della pellicola ( trasposta sul l a stampa fotografica) non può essere riferibile al 1980-81, bensì alla metà degli anni 90! Insomma le tre piccole stelle, appena sbiadite ma ancora visibili sul retro dell’unica copia della stampa, confermano la veridicità degli sconvolgenti risultati offerti dallo studioso napoletano. Con le tre carte forse si può ancora giocare, con le tre stelle no.

Il complesso dei numerosi e incontrovertibili dati scientifici ottenuti demoliscono definitivamente le flebili contestazioni al nostro lavoro, giunte non da un analista dell’immagine, come sarebbe stato sensato attendersi, ma da uno «storico della fotografia», Paolo Morello («Il Sole 24Ore» 21 marzo 2010). Si trattava di affermazioni a dir poco sorprendenti. Morello, infatti, nel sottolineare le inesauste deformazioni delle immagini dovute ai vari passaggi fotografici, otteneva unicamente il risultato di rafforzare la nostra tesi: le lettere presenti sulla foto del Konvolut e quelle presenti sul cosiddetto papiro di Artemidoro non si sarebbero dovute sovrapporre, e invece proprio questo era accaduto. Le lettere raffigurate sulla foto del Konvolut — era questo il risultato della nostra indagine — non rispettavano le leggi della deformazione prospettica, alle quali alquanto strambamente il Morello ci richiamava.
(Collaborazione tecnica di Claudio de Simoni)



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