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Lama d’Antico e la via Egnazia. Gli scavi in riva all’Adriatico
di MARILENA DI TURSI
corriere del Mezzogiorno 10 set 2010 Salerno





La Puglia un Corridoio 8 ce l’aveva già dalla notte dei tempi, da quando cioè era parte integrante di un traffico di merci, popoli e cultura che dall’Occidente si muoveva fino in Oriente, più precisamente dall’Adriatico al mar Nero. Un tracciato di scambi, un asse strategico che in passato si chiamava via Egnazia, e che già allora metteva in relazione la Puglia con i Balcani, insomma un percorso viario dalle multiformi stratificazioni culturali e artistiche. Egnazia naturalmente era anche una città dalla lunga storia urbana, ben evidenziata dagli scavi archeologici che, con l’adiacente museo, costituiscono uno dei siti più affascinanti di tutta la regione.
Sopra, foto aerea della zona archeologica di Egnazia. Nel tondo, la via Traiana

La più antica presenza umana risale all’età del bronzo (XV-XII secolo a.C.), seguita da una fase messapica, testimoniata da una serie di tombe (necropoli occidentale) e da un ricco materiale ceramico, vasi su vernice nera dipinta di bianco giallo e ocra. Con la romanizzazione, la città viene collegata al resto dell’impero dalla via Traiana, che taglia in due parti l’impianto urbano, polarizzando da un lato il centro monumentale con la basilica civile, l’anfiteatro, il foro, e, dall’altro, l’area residenziale con strutture abitative e con depositi di cereali (il criptoportico). Non mancavano neppure le terme, venute alla luce di recente, di cui è visibile quello che potrebbe essere il calidarium, una sorta di sauna con uno straordinario corredo di tubuli da cui passava l’acqua riscaldata. Vengono smantellate alla fine del IV secolo d.C. per fare spazio ad una manifattura in cui si produceva la calce utilizzata per la costruzione delle basiliche paleocristiane.

Uno di questi edifici di culto è emerso da poco, quasi sul mare, alle falde dell’acropoli, durante uno scavo di emergenza per scongiurare l’insediamento di uno stabilimento balneare. E’ una chiesa del VI secolo d.C. , con un quadriportico e delle transenne dipinte, che va inserita nella sistemazione complessiva della città, tra V e VI secolo, di cui si fa promotore il vescovo della diocesi di Egnazia, un certo Cosenzio. Ad impedire l’uso delle terme sarà proprio la comunità cristiana stanziatasi ad Egnazia a partire dal IV secolo d.C., che mal doveva sopportare la promiscuità del luogo al punto da provocarne un lento oblio e da seppellirne la memoria in un «butto», una specie di discarica del tempo. La comunità aveva inoltre un suo punto di riferimento nella basilica paleocristiana del IV secolo, ascrivibile al vescovo Rufenzio, e, ad oggi, la più antica basilica di Puglia, con battistero, confirmatarium, per la cresima, e nartece, atrio porticato riservato ai catecumeni e ai pubblici penitenti. Dell’edifico spunta con chiarezza solo l’abside, in parte annullata da un centro abitato e da una fullonica, tintoria con annessi locali per la tintura delle stoffe e con relative botteghe. Confermano un’attività commerciale che si mantiene fiorente anche in epoca tardo antica e che elegge Egnazia quale snodo strategico tra il Nord e il Sud della Puglia per il passaggio di prodotti, di truppe e di flussi culturali.

Di tale ricchezza rende conto il Museo Archeologico, posto fuori dalle mura dell’antica Gnathia, nell’area della necropoli messapica, che si articola in tre diversi percorsi espositivi, uno relativo all’età del bronzo, uno ai mosaici pavimentali romani e uno ai ricchi corredi funerari provenienti da due tombe scoperte nel 1939 e nel 1952.



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