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GROSSETO. «Costruire case popolari sui terreni dei privati»
VENERDÌ, 10 SETTEMBRE 2010 IL TIRRENO - Grosseto



La soluzione di Tei per l’emergenza al Poggio




ELISABETTA GIORGI
«Il Poggio di Roselle non basta per contenere l’emergenza abitativa del comune. La chiave giusta potrebbe annidarsi nel meccanismo della perequazione urbanistica, col quale il Comune potrebbe chiedere “case per poveri” ai privati i cui terreni sono diventati edificabili coi nuovi strumenti urbanistici».
E’ una delle proposte possibili per contenere le dimensioni (in crescita) di un’emergenza abitativa in crescita, e che al Poggio di Roselle trovano sempre più difficile soluzione. A formularla è stato il socialista Giancarlo Tei (consigliere comunale a Grosseto) nel corso di “Gusta la notizia”, incontro promosso al caffè Carducci da Paolo Pisani e che ha visto presenti Giovanna Stellini, presidente del consiglio comunale di Grosseto e il giornalista Giacomo D’Onofrio. Tema del giorno era proprio la struttura del Poggio ma più in generale l’emergenza abitativa che in tutto il comune ha registrato negli ultimi anni, con numeri in crescita. Solo al Poggio 40 famiglie sono già sistemate ma altre 106 sono in attesa di entrare, pur se la struttura è in condizioni fisiche non proprio ottimali e ha registrato un’escalation di atti di microcriminalità e violenza. Per il Poggio - annuncia la Stellini - il Comune ha stanziato 300mila euro destinati a sistemare gli immobili (i lavori sono in corso), ma per il consigliere socialista Tei la soluzione del restauro non basta. Una delle chiavi possibili potrebbe essere “cambiare strada” e virare dalla concentrazione del disagio al Poggio a una “risposta diffusa”. In poche parole: perequazione urbanistica. «Il Poggio - dice Tei - rappresenta per me una soluzione sbagliata al problema della casa. Ormai è diventata una situazione insostenibile, e una delle cause è l’alta concentrazione di soggetti sensibili. Io penso che nel regolamento urbanistico, a chi fa interventi edilizi, di espansione e di carattere commerciale-artigianale e non solo abitativi il Comune dovrebbe chiedere una-due abitazioni da gestire per l’emergenza abitativa e non più solo terreni o aree dove un tempo si pensava di costruire nuove scuole o chiese».
Non solo terreni (spesso lasciati incolti) ma case per poveri, insomma. «In questo modo avremmo una risposta diffusa e non più “concentrata” in una situazione che rischia di esplodere ogni volta».



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