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Paesaggio, l'ennesimo assalto. Una legge a misura dei privati
Stefano Miliani
Unità 10/9/2010

Beni culturali. Da oggi si semplifica la procedura per i permessi ai lavori esterni delle case
25 giorni. È il tempo in cui devono rispondere le soprintendenze. Ma non hanno le forze

La norma è nel Dpr 139/2010. In Lombardia nel 2009 hanno sbrigato 38mila pratiche. Bologna ha 10 architetti per 3 province e migliaia di richieste. La Toscana - e non solo lì - ha più soprintendenti a interim.

Tettoie, antenne paraboliche, un balcone da sistemare, il box auto, pannelli fotovoltaici. Piccoli lavori, non sempre tanto lievi. Per chi vuole eseguirli a casa o nella villetta tutto diventa più semplice. Anche in zone paesaggistiche che scatenano la retorica del Belpaese dalla bellezza ormai sempre più compromessa e attaccata. Entra in vigore oggi 10 settembre la «semplificazione” per piccoli interventi. Lo fissa il Dpr numero 139 di questo 2010. Un provvedimento che non in teoria ma in sostanza bypassa - scusate il verbo - chi ha in carico i beni culturali. Proviamo a spiegare perché. Per richiedere il permesso per una quarantina di interventi - ci sono anche i serbatoi Gpl in superficie, ovviamente nelle campagne che cambiano l'aspetto esterno - da oggi servono meno documenti: la procedura per il sì o il no si assottiglia. Non si parla di beni vincolati: nessuno potrà mettere un balcone sul palazzo storico. Si tratta però di interventi in zone incluse nei piani paesistici (piani tuttora mancanti), queste sì vincolate, cioè di pregio, per le quali ci vuole un'autorizzazione speciale. Da ora in poi un privato non deve più superare lo scoglio della conferenza dei servizi; chiede l'autorizzazione al Comune il quale se acconsente passa la pratica alla locale soprintendenza ai beni architettonici e paesaggistici e se la risposta - vincolante - è sì, il Comune autorizza. Ma qui sta il nocciolo della faccenda. Il privato deve avere risposta entro 60 giorni di cui appena 25 a disposizione della soprintendenza. Altrimenti non scatta automaticamente il «sì» (il famigerato - per i beni culturali - silenzio-assenso), scattano sanzioni su funzionari e dirigenti. Gli interventi.
Si parla di lavori all'esterno su case e villette. Converrà rammentare che l'ultima manovra finanziaria vieta ai dipendenti dei beni culturali di usare la propria auto con rimborso spese (il 22 ci sarà una protesta ma al ministero studiano come ottenere una deroga analoga a quella strappata dal Demanio), perciò i sopralluoghi restano, spesso, una chimera o prendono giornate. E con le soprintendenze a corto di persone 25 giorni sono una beffa. Paola Grifoni, soprintendente per i beni architettonici e paesaggistici di Bologna, Modena e Reggio Emilia, descrive bene una situazione-tipo: «Con 10 architetti su 3 province e un territorio immensamente tutelato nel mese scorso abbiamo avuto 1.200-1.400 richieste. Abbiamo 5 geometri e una totale carenza di personale amministrativo. Tanti funzionari portano il lavoro a casa: c'è già una miriade di interventi da controllare al di là delle nostre forze. Questa semplificazione è fatta per il privato, 25 giorni è un tempo semplicemente impossibile. E non è vero che la norma riguarda solo interventi piccoli: gli impianti fotovoltaici non lo sono. Aggiungo che se annulliamo l'intervento del privato dobbiamo avvisarlo che è iniziato il procedimento e dirgli perché, lui ha 10 giorni per replicare, se il Comune non risponde il cittadino si rivolge direttamente a noi per cui, anche se spesso vediamo le cose in modo diverso dai Comuni, non c'è neppure quel filtro della commissione edilizia comunale. E’ un nubifragio per il nostro territorio, siamo sconcertati». Caterina Bon Valsassina, direttore regionale ai beni culturali della Lombardia, vanta esperienze da soprintendente in più zone d'Italia: «Questa norma non va letta isolatamente. Ad esempio una modifica del luglio scorso, fatta dal ministro Brunetta, riduce a 30 giorni le scadenze per procedure non indicate precisamente nel Codice dei Beni culturali. E non potendo andare in macchina nei luoghi vuol dire non poter fare tutela. La sola Lombardia ha 1500 Comuni. E un architetto della soprintendenza milanese da solo deve affrontare 100 pratiche al mese. Non può. Non abbiamo le forze per affrontare questa incombenza. Il provvedimento è un modo per mantenere le norme del codice dei beni culturali ma svuotarle». Basti segnalare che la soprintendenza per i beni architettonici e paesaggistici di Milano (copre l'intera Lombardia escluse solo Brescia, Cremona e Mantova) ha 14 architetti (di cui 6 nuovi arrivati di fresco), 2 capi tecnici e un assistente tecnico geometra. La mole di lavoro? Nel 2009 ha sbrigato 24mila pratiche di tutela paesaggastica e l4mila di tutela architettonica. Fate vbi... Il consiglio superiore dei beni culturale valutò negativaménte questa semplificazione. E il Codice è un buon impianto. Il guaio è che mancano i piani paesaggistici regionali. E non rischiano i luoghi sotto i riflettori nessuno monterà una parabolica in piazza del Campo a Siena o in San Marco a Venezia ma il resto.
Anna Marson è l'assessore regionale all'urbanistica in Toscana. a già dimostrato di avere a cuore l'ambiente e di non accettare scemni. «Oui. co me altrove, nemmeno futte le sedi provinciali delle soprintendenze hanno un soprintendente proprio ma a interim. Dalle prime richieste dei Comuni che sono 287 - sembra non esserci sufficiente chiarezza sulla procedura, se serva modificare la legge regionale o se c'è solo obbligo di sentire le soprintendenze. I Comuni sono in allarme e provvedimenti come questi, se non inseriti in modo chiaro nel contesto normativo, rischiano produrre l'effetto opposto. Magari per non rischiare sanzioni i professionisti locali preferiranno procedimenti più lunghi e costosi». La semplificazione per ora non investe le regioni a statuto autonomo. Avverrà dopo aver verificato com'è andata altrove. In Sardegna, a Cagliari in tre mesi (stima di luglio) avevano ricevuto 4mila progetti per valutazioni paesaggistiche con un solo addetto per acquisire i documenti da consegnare agli architetti. Gabriele Tola, ingegnere, soprintendente ai beni architettonici di Cagliari, Oristano, Sassari e Nuoro, osserva: «Se slegata a una verifica degli organici questa riduzione dei tempi diventa una favola. Potevano mettere anche 10 giorni, le soprintendenze non sono in grado di farcela. Per tutta la Sardegna riceviamo 12-13 richieste di nulla osta all'anno con 7 tecnici che si occupano del paesaggio». Regioni come la Liguria non se la passano meglio. E non è per aggiungere sale alla ferita. .. .”

Il Fai
«È un modo per impedire la tutela del patrimonio» . «È un decreto particolarmente preoccupante - è il giudizio di Ilaria Borletti Buitoni, presidente dei Fai, Fondo per l'ambiente italiano - Da un lato viene proposto mentre mancano i piani paesaggistici, dall'altro sovraccarica ulteriormente le soprintendenze. In realtà pare un modo indiretto per frenare la tutela: non vi dico di non occuparvene ma vi obbligo a farla in tempi che non potete rispettare . È un altro segno che si vuoi togliere la terra sotto i piedi a chi si deve salvaguardare l'arte e il paesaggio».



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