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NAPOLI - mostra, restauri da migliorare
SERGIO STENTI
SABATO, 11 SETTEMBRE 2010 LA REPUBBLICA - Napoli




Sono lavori previsti da un piano urbanistico del 2005 che trasformerà la Mostra in un grande centro congressistico e fieristico con nuovi imponenti edifici e restauri dell´esistente e ricostruzioni.

Sono in corso lavori di trasformazione al Palazzo degli Uffici, al Ristorante della Piscina e al Padiglione della Sanità e Razza, tutte opere importanti di tre architetti napoletani tra i migliori della Mostra, Marcello Canino, Carlo Cocchia e Ferdinando Chiaromonte. Il primo, il Palazzo degli Uffici del 1938, progettato come una grande domus romana, con atrio, salone d´onore affrescato da Emilio Notte e peristilio con vasca d´acqua, è un caposaldo urbano del fronte su piazzale Tecchio e verrà trasformato in hotel di lusso; il secondo, il Ristorante di Cocchia, completerà l´ottimo restauro già fatto del complesso della piscina senza cambiare radicalmente funzioni; il terzo, l´edificio di Chiaromonte, il più indeterminato e algido tra i tre, sarà destinato ad attività congressistiche.

Pur avendo già espresso alcune riserve all´epoca dell´approvazione del Piano urbanistico di attuazione, soprattutto in merito alla radicalità delle trasformazione congressistiche con alberghi e auditorum (5000 posti) e parcheggi interni che sembrano minacciare il delicato equilibrio tra edifici e natura realizzato da Canino nel 1938, è sicuramente positivo l´avvio di opere di restauro che non potranno che migliorare lo stato attuale della Mostra d´Oltremare. Anzi, per la verità, sarebbe davvero importante che i restauri si allargassero anche al completamento della scenografica piazza Roma con il recupero della Torre del Pnf che se ne sta lì abbandonata da molto tempo, avendo perso ogni suggestione da quando, negli anni Cinquanta, era diventata la Terrazza Martini, luogo di moda sponsorizzato dalla Martini e Rossi.

Molto è stato fatto per il restauro della Mostra, voglio solo ricordare il recupero della splendida fontana dell´esedra e della piscina, il cui merito va riconosciuto all´ex presidente Cercola e all´architetto Zuccaro; ma molto resta da fare nel salvaguardare e sviluppare il parco fieristico. L´occasione dei nuovi restauri non va quindi sottovalutata entro un generale apprezzamento per un fare di cui si sente il bisogno, ma alcune precauzioni, attenzioni filologiche e verifiche di compatibilità con le nuove funzioni vanno poste con forza per non trascurare trasformazioni poco compatibili con la natura formale e funzionale degli edifici e del loro intorno. A tale riguardo un contributo della Soprintendenza, vista l´importanza architettonica in corso credo sarebbe molto utile.
In particolare merita qualche attenzione in più la trasformazione del palazzo degli uffici in hotel di lusso che inevitabilmente dovrà muoversi dentro le strette maglie di un restauro appropriato e un´innovazione funzionale necessaria. Credo che sul piano del progetto siano state valutate quali trasformazioni sono compatibili e quali no, e che siano state prese le giuste misure per non fare interventi che potrebbero alterare in modo decisivo il carattere dell´edificio sia estetico che spaziale. Nessuno desidera che alla fine s´inauguri un affascinante hotel diventato un simulacro dell´originale di Canino: quasi uguale fuori ma molto diverso dentro! E se restaurando l´edificio si volesse anche ripristinare un carattere originale ormai perduto, ma di sicura importanza, sarebbe anche opera meritoria non solo sul piano filologico ma anche su quello estetico architettonico. Parlo del cornicione-cimasa che Canino pose al colmo dell´edificio per chiudere con un motivo novecentesco il suo altrimenti troppo classicista edificio d´ingresso. Ci sono numerose foto anche degli anni Cinquanta che mostrano la cimasa costituita da una doppia fila di mattoni rossi posti a losanga.
Anche il ristorante di Cocchia merita un´attenta opera di restauro non solo perché è uno dei più begli edifici della Mostra, il cui interno fu da lui studiato insieme a quel gran maestro gourmet che fu Luigi Carnacina, ma anche perché l´edificio è stato privato di un elemento architettonico decisivo per la plasticità della sua figura architettonica: la copertura della rampa esterna che conduce sul terrazzo e che gli conferiva uno scatto verticale ora assente.
Non ci sembra né costoso né difficile riflettere e operare per ripristinare gli originali, senza comprometterne le nuove funzioni decise e facendo opera di qualità architettonica che quegli edifici meritano, sia per se stessi sia perché disegnano il contesto che poi è ciò che ci aspettiamo quando andiamo alla Mostra, attratti da un luogo unico che ci parla della modernità autentica del Novecento e dei suoi sogni.



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