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in difesa dei beni culturali e ambientali

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Salvi il paese chi ci villeggia
di ALFONSO GAMBARDELLA *
CORRIERE DEL MEZZOGIORNO 12 set 2010 Salerno






I beni culturali sono da tutelare sia per la loro materialità, sia per la storia della civiltà che rappresentano. Chi conosce Venezia, Pisa, Genova, tra le Repubbliche marinare, Firenze, Torino, Napoli, Roma, tra le capitali d’Italia, non penserebbe mai di sgomberarle (facendone una novella Roscigno nel Cilento), a seguito del succedersi di disastrosi eventi naturali, che purtroppo le colpiscono con frequenza impressionante. C’è chi in questi giorni parla di incentivi a chi decide di abbandonare le zone a rischio idrogeologico. Comprendo la giustificata preoccupazione che si cela dietro appelli di questo tipo, ma sono messaggi che fatalmente non riescono a fare breccia in chi a quei luoghi è legato per motivi culturali ed affettivi. Negli anni Sessanta, nell’ambito della Commissione per la Tutela dei Monumenti e del Paesaggio della Provincia di Salerno, votai contro il Mostro di Fuenti (definendolo in Commissione «opera delinquenziale»), che solo successivamente Mario De Cunzo riuscì a fare demolire. Al tempo dell’applicazione della Legge ponte Mancini, ho bocciato in commissione, con il soprintendente Lucarelli, moltissimi progetti che avrebbero compromesso l’integrità di quel territorio. E poi sono atranese di adozione, quella è la terra dei miei avi e mio nonno era il medico condotto di Amalfi, residente nella frazione di Atrani. La piazzetta, che da oltre mille anni copre il torrente Dragone (e non solo dal 1954), è una delle più belle del mondo, non seconda a quella di Capri. Nella piazzetta, sopra la grande scalinata della quinta dirimpetto al mare, spicca la chiesa di San Salvatore del Biretto, un tipico invaso Bizantino anteriore all’anno Mille. È qui che, all’esito di una lunga processione via mare, dal Duomo di Amalfi venivano trasportati i Dogi per essere incoronati tali dal notaio di Corte. Da qui lo strano nome di Biretto: era il copricapo a cilindro in voga in quei tempi. Ma Atrani non è solo la piazzetta. Basti pensare al Campanile e alle absidi della chiesa della Maddalena: per circa ottant’anni nel mondo l’Italia è stata rappresentata, attraverso la copertina del volume annuale del Touring Club, dall’immagine fotografica di questo splendido monumento. Certamente oggi la sicurezza dei luoghi rappresenta un bene imprescindibile, da considerare obiettivo primario, nel processo di recupero ambientale. Tuttavia la possibilità di coniugare l’esigenza di sicurezza con la conservazione di un patrimonio paesaggistico e ambientale così straordinario, come quello della costiera amalfitana, rappresenta una sfida che una nazione di grandi tradizioni come la nostra non può non raccogliere.

In conclusione perché, per iniziare a recuperare Atrani, non chiedere, come è già avvenuto per la città dell’Aquila, un sostegno economico a tutti, per le ingenti risorse che occorreranno, anche ai paesi esteri e a quanti vi hanno soggiornato e hanno amato questo luogo incantato di fiaba, che non può e non deve essere abbandonato?

* Ex prorettore Università Sun



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