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ROMA — La ricostruzione di Martino: «Verdini e Dell’Utri interessati all’eolico»
Giovanni Bianconi
13 set 2010 Corriere Della Sera




Davanti ai magistrati che l’hanno inquisito per corruzione e associazione segreta, il coordinatore del Popolo della libertà Denis Verdini ha smentito ogni collegamento con le manovre di Flavio Carboni per arrivare ai finanziamenti delle energie alternative in Sardegna. «Non ho condiviso con Carboni alcun interesse nell’eolico», disse al procuratore aggiunto di Roma Capaldo e al sostituto Sabelli nell’interrogatorio del 26 luglio scorso.

Già allora alcuni imprenditori romagnoli coinvolti dall’imprenditore-faccendiere nella raccolta di fondi da investire in Sardegna avevano sostenuto il contrario, e le loro dichiarazioni furono contestate dai pubblici ministeri a Verdini. Ma il deputato-indagato insisté: «Prendo atto, ma non è vero che io e Dell’Utri siamo stati soci di alcuna iniziativa riguardante l’eolico».

Ora a contraddire il coordinatore del Pdl si aggiungono le dichiarazioni di Arcangelo Martino, uno dei tre arrestati per la presunta «associazione segreta» (insieme a Carboni e Pasquale Lombardi) che il 19 agosto, dopo quaranta giorni di carcere, ha reso un nuovo interrogatorio cambiando atteggiamento e versioni. L’ex assessore socialista, che ha rivelato di aspirare a un seggio di senatore con il partito di Berlusconi, ha raccontato che nel primo incontro a casa di Verdini, presenti Carboni e Dell’Utri, si discusse proprio di impianti eolici.

«Ho sentito Carboni parlare con costoro — sostiene Martino riferendosi a Verdini, Dell’Utri e al governatore della Sardegna Ugo Cappellacci —, sottolineando il suo forte interesse all’energia eolica che costituiva, a suo avviso, un’occasione molto importante di investimento». Subito dopo aggiunge due particolari che si riferiscono agli esponenti politici del Pdl: «Compresi che Verdini era direttamente interessato al successo dell’iniziativa di Carboni dai suoi interventi con Cappellacci. Dell’Utri ascoltava in silenzio, ma era a tutta evidenza favorevole alla positiva conclusione di quanto andava chiedendo Carboni. Il Carboni sottolineava l’importanza economica dei risultati che si sarebbero potuti ottenere».

Che l’imprenditore sardo, già condannato per il crac del Banco Ambrosiano, fosse interessato a guadagnare soldi dall’energia eolica sulla sua isola è stato lui stesso ad ammetterlo. Ma mentre lui sostiene che era tutto regolare e proprio Cappellacci ha reso vane le sue iniziative, secondo l’accusa ci furono interventi illeciti attraverso nomine pilotate e denaro versato e movimentato nella banca di Denis Verdini, il Credito cooperativo fiorentino. Di qui l’ipotesi di corruzione, che gli inquisiti respingono.

La conferma di Martino all’interessamento «diretto» di Verdini nell’eolico è un ulteriore riscontro per la Procura, che per lo stesso reato ha spedito un avviso di garanzia anche al presidente della Regione sarda Ugo Cappellacci. Fra gli elementi contestati c’è la nomina di un funzionario fortemente appoggiato da Carboni, Ignazio Farris, alla guida dell’Azienda per la protezione dell’ambiente, richiesta anche da Verdini. In mezzo alle centinaia di intercettazioni telefoniche agli atti dell’inchiesta ce n’è una del 27 agosto 2009 in cui l’imprenditore condannato per bancarotta chiama Farris dall’ufficio milanese del senatore Dell’Utri, dopo aver parlato con Verdini per sollecitare l’investitura del suo amico che ancora non era avvenuta. «Ciao Ignazietto, son qui col senatore, sto parlando di te, ho già parlato con Verdini... abbiamo chiamato Ugo», diceva Carboni. Il quale riceveva subito dopo una telefonata da Cappellacci, che lo rassicurava sulla nomina: «È tutto a posto... Il provvedimento ha efficacia dal primo settembre».

Anche il presidente della Sardegna, nel suo interrogatorio, ha negato accuse e trame con Carboni. Ma sul rapporto fra i due, ora, ci sono le parole di Arcangelo Martino che parlando della prima riunione a casa del coordinatore del Pdl ha detto ai magistrati: «Ho incontrato nell’atrio Lombardi con Carboni. Suonando a casa di Verdini abbiamo saputo che dovevamo aspettare un poco, in quanto Verdini era impegnato con Cappellacci. A questo punto solo Carboni entrò subito, mentre io e Lombardi abbiamo atteso una decina di minuti. Poco dopo siamo stati ammessi anche noi a casa di Verdini, dove vi erano Verdini, Dell’Utri, Carboni e Cappellacci con alcune persone che lo accompagnavano, probabilmente dei suoi collaboratori. In questa occasione ho sentito Carboni che, rivolgendosi a me e Lombardi e riferendosi a Cappellacci che si trovava a colloquio con Verdini e Dell’Utri, diceva che Cappellacci era un uomo suo, in quanto lui aveva contribuito alla sua elezione in modo determinante».



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