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LIGURIA - Vincenzi: «pacor si informifossati aiuterà il teatro»
13/09/2010 IL SECOLO XIX


Quindi è indispensabile una riforma strutturale che trasformi le fondazioni da buchi neri della finanza pubblica in enti, a contributo anche privato, che non accumulino debiti ad ogni spettacolo. Sta al consiglio di amministrazione di ogni fondazione individuare la direzione della riforma, all'interno della normativa esistente come recentemente modificata dal decreto Bondi. Quello del Carlo Felice, dopo un'attenta analisi delle cause del deficit, ha individuato due nodi fondamentali di riforma: uno per razionalizzare i costi e l'altro per incentivare i contributi privati. Il deficit di bilancio di 15 milioni di euro è dovuto essenzialmente ad affitti di allestimenti a costi altissimi. Invece occorre produrre in proprio gli allestimenti e creare un ensemble o opera studio per richiedere alle agenzie artistiche solo i ruoli principali di una produzione. Questo modo di lavorare è già adottato nei principali teatri europei e trasforma di fatto una fondazione da semplice luogo di affitto in un vero spazio di creazione culturale.
Il secondo punto chiave è incentivare i contributi privati. Per riuscirci è fondamentale la figura del direttore dello staff o direttore generale o consigliere delegato che dir si voglia. Stupisce che tale figura sollevi tante polemiche, peraltro del tutto infondate dal punto di vista giuridico. Basta guardare alla Scala, dove il sovrintendente Claudio Stéphane Lissner, che cumula anche la posizione di direttore artistico, è affiancato dal direttore generale, che ha compiti ben più ampi di quelli attributi a Renzo Fossati. Stupisce che il sovrintendente Pacor non sia a conoscenza dell'esistenza di questa figura nell'organigramma della Scala, come in quello della Royal Opera House, dove il sovrintendente (Ceo) Sir Tony Hall è affiancato da un team di direttori artistici e per le relazioni industriali dal general manager, Cormat Simms. Al di là dei numerosi ed illustri precedenti, questo cda ritiene a maggioranza che la figura di direttore di staff sia imprescindibile per l'incentivazione di contributi privati alla fondazione. Le fondazioni lirico sinfoniche sono enti produttori di cultura e quindi debbano basarsi su contributi pubblici per i costi del lavoro: la cultura, infatti, è un bene pubblico. Ma è innegabile che i costi della fondazione, 27 milioni di euro l'anno, non possano essere coperti dai soli contributi pubblici: i privati devono essere incentivati ad investire. Il decreto legislativo 367 ha modificato lo status giuridico dei teatri dell'opera in Italia da fondazioni di diritto pubblico a enti di diritto privato proprio al fine di attrarre capitale. Ma non ha saputo far corrispondere a tale riforma di status giuridico alcuna riforma del management, né ha individuato un sistema di incentivi adeguati. La defiscalizzazione dei contributi privati, principale incentivo agli investimenti, è prevista in Italia per il solo 19% dei contributi stessi a fronte dell'80 % nella totalità dei teatri europei e del quasi 100% negli Stati Uniti. A oggi i finanziamenti privati che si speravano di ottenere a seguito della 367 non sono arrivati per l' assenza di incentivi . Inoltre i privati hanno spesso risentito di scioperi selvaggi voluti dalla maestranze dei teatri, che hanno determinato una sostanziale riduzione dei capitali investiti. Quindi la figura del dottor Fossati, individuata dalla precisa volontà degli sponsor privati nella gestione del teatro, è fondamentale. Proprio per questo motivo non comprendo come il maestro Pacor possa parlare di forzatura dello statuto, il quale prevede per il sovrintendente il potere di "dirigere e coordinare l'attività di produzione artistica della fondazione" ed attribuisce al consiglio di amministrazione "ogni potere concernente l'amministrazione ordinaria e straordinaria". La figura di Fossati, che ha deleghe non artistiche, ma sulle relazioni industriali e sulle risorse umane, è dunque perfettamente in linea con lo statuto. Dallo statuto è anche evidente che l'eleborazione del piano industriale, che individua le linee di produzione artistica del teatro, rientri nei doveri del sovrintendente. Non mi pare che la mia precedente lettera contenga alcuna censura in merito, semmai la chiara richiesta al sovrintendente ad ottemperare al più presto ai suoi doveri in conformità dei poteri che gli sono stati attributi con delibera del cda assunta in data 15 luglio 2010. Il cda si augura di ricevere al più presto copia di tale piano industriale. E sottolinea che si tratta di un documento fondamentale per il buon esito delle trattative sindacali sulla cassa integrazione e la sopravvivenza della fondazione. Invita dunque a maggioranza il maestro Pacor a elaborare nel più breve tempo possibile il piano entro le linee di riforma che gli ha indicato. Mi auguro che questo intervento metta fine a tutte le inutili polemiche sulla figura di un "sovrintendente dimezzato", che non hanno ragioni né giuridiche né istituzionali di esistere. Queste polemiche semmai rivelano la pervicace resistenza al cambiamento in un settore che vorrebbe rimanere immobile nei suoi vecchi privilegi. In questo momento tanto difficile per le nostra fondazione è fondamentale che tutti gli organi di governo svolgano il proprio compito con impegno, interagendo correttamente, al fine di non smarrire in sterili polemiche le energie necessarie a salvare il teatro della città.
marta vincenzi
Sindaco di Genova e presidente della Fondazione Carlo Felice.





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