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Il decreto taglia-deficit
Le lucrose spa della banda Berlusconi

Umanità Nova, n. 23, 23/06/2002

Il 13 giugno, fra molte polemiche giornalistiche, la "banda Berlusconi" ha fatto approvare al parlamento il decreto "taglia deficit" che nel giro di tre anni dovrebbe migliorare i conti pubblici di circa 730 milioni di euro. Il decreto legge 63/02 appare come un provvedimento molto variegato ma gli articoli che colpiscono sono il n.7 e il n.8 che prevedono la costituzione di due nuovi soggetti. Il primo è la "Patrimionio dello Stato spa", società con un unico azionista, il ministero dell'Economia, alla quale verrà consegnato il patrimonio dello Stato (immobili, edifici, terreni, opere d'arte, ecc. compresi i beni demaniali ma non quelli degli enti locali) allo scopo di valorizzarlo, gestirlo e alienarlo, cioè di trarre dal patrimonio statale il maggior profitto possibile sia attraverso una gestione affaristica (es. cartolarizzazione, cioè la creazione di ipoteche bancarie) che direttamente attraverso la vendita. Il secondo soggetto è la "Infrastrutture spa" che nasce con il compito di finanziare le grandi opere pubbliche e gli investimenti per lo sviluppo attraverso il reperimento di risorse economiche direttamente sul mercato. Le due società saranno affidate a due "esperti": la "Patrimonio spa" all'ex-ministro democristiano della protezione civile Zamberletti, spazzato via dalla scena politica una decina di anni fa dall'ennesimo scandalo post-terremoto; la "Infrastrutture spa" all'ex ragioniere dello Stato Monorchio, tanto coccolato dal centro-sinistra e ora prontamente assoldato dal centro-destra.
In realtà la banda di affaristi che domina il governo Berlusconi non ha costituito le due società casualmente. Un comma dell'art. 8 ci dimostra cosa ci sia veramente dietro tutta la complicata manovra. La "Infrastrutture spa" potrà infatti acquistare gli immobili venduti dalla "Patrimonio spa" e, poiché la "Infrastrutture spa" potrà partecipare a società private anche in posizione di minoranza, questo significa che pezzi del patrimonio pubblico verranno consegnati su un piatto d'argento ai privati in cambio di soldi che il governo investirà nei progetti della già tristemente famosa "legge obiettivo" del ministro Lunardi, uomo di larghe vedute visto che da 20 anni frequenta con successo gli ambienti del Ministero dei trasporti tanto da essere stato consulente del ministro DC Goria ma anche del comunista Nerio Nesi.
Molti ricordano che durante la campagna elettorale Berlusconi presentò a "Porta a porta", in uno spot televisivo di un'ora e mezzo, i propri ambiziosi progetti di opere pubbliche: autostrade da costruire o da raddoppiare, ponte sullo stretto di Messina, bretelle, ecc. Il suo avversario Rutelli non fece proposte alternative (ferrovie metropolitane, cabotaggio e rilancio del trasporto merci su ferrovia per ridurre quello su gomma, ecc.) ma si lamentò che... Berlusconi gli aveva copiato le idee.
Le "grandi opere" sono infatti molto utili: danno lustro ai politici nazionali e locali e concentrano grandi investimenti su poche ditte permettendo grossi guadagni ai privati e lucrosi ritorni per i detentori del potere, dai favori alle vere e proprie tangenti. Per questo destra e sinistra le avevano messe nei loro programmi elettorali. L'unica differenza era che la destra ne aveva promessi un numero maggiore della sinistra: quando si dice la mancanza di moderazione!
Arrivati al governo, però, Berlusconi e i suoi degni compari si sono resi conto che lo Stato non ha i soldi per finanziare questi "obiettivi" prioritari. Dove reperire i 10mila miliardi di vecchie lire per il ponte sullo stretto, gli 11.300 per la Salerno-Reggio Calabria, i 6mila per la variante di valico, ecc.? Scartata l'ipotesi impopolare di aumentare le tasse non rimaneva altro che fare man bassa del patrimonio pubblico. Ecco quindi il decreto taglia deficit, curiosamente passato alla camera nel silenzio generale (ma l'opposizione di sinistra era al mare?), silenzio rotto solo pochi giorni prima della definitiva approvazione del Senato dalla protesta delle associazioni ambientaliste che hanno denunciato il proposito della banda bassotti al governo di realizzare i faraonici e dannosi progetti della "legge obiettivo" (si parla di circa 250 opere) con i soldi del patrimonio pubblico, escludendo ogni possibilità di intervento da parte dei cittadini, dei comitati, delle associazioni.
A questo punto solo l'azione diretta delle popolazioni, la loro ferma volontà di preservare la vivibilità delle città e delle campagne, di salvaguardare l'ambiente ma anche il diritto a godere delle bellezze artistiche e paesaggistiche potrà fermare i progetti degli ineffabili amici di merende che governano l'Italia.
Indagator

http://www.ecn.org/uenne/archivio/archivio2002/un23/art2246.html


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