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NAPOLI - San Carlo alle Mortelle, torna la paura
PAOLO BARBUTO
IL MATTINO – 14 settembre 2010

Lavori fermi, sospeso il monitoraggio satellitare sulla tenuta dell'edificio

Ogni tuono provoca un sussulto, ogni goccia di pioggia fa tornare la paura. A Salita San Carlo alle Mortelle, un anno dopo, il dramma della voragine che inghiottì strade, case e una parte della chiesa, è ancora vivo, come una ferita che non guarisce. E il simbolo di quella notte di angoscia è la chiesa: inagibile, sbarrata, vietata. Monito per abitanti e passanti, sui drammi che nascono per incuria e distrazione. La paura non va via, nonostante le rassicurazioni di esperti e tecnici. Una parte degli abitanti del condominio che confina con la chiesa è in allarme da più di un mese: «Ad ogni auto che passa le nostre case sobbalzano. Successe così anche l'anno scorso, prima della notte della voragine». Era il 23 settembre. La pioggia aveva infierito sulla città e aveva rosicchiato l'ultima, fragile, parte di terreno che sosteneva la zona. La voragine si apri d'un tratto, con violenza. Per le persone che abitavano nell'area si aprirono giorni difficili: palazzi sgomberati, case abbandonate, lavori che, fortunatamente partirono a tempo record per riempire la cavità e restituire un tetto agli sfrattati. Oggi tutti sono tornati in casa. Ma è tornata anche la paura. Il palazzo che si trova al civico numero 2 è «incatenato» alla chiesa. Non in senso figurato ma in sens materiale. Condividono un muro e sono collegati con poderose assi di ferro che s'usavano un tempo. In pratica il destino della chiesa e quello del palazzo sono stretti a doppio filo. E siccome da almeno tre mesi è stato sospeso il monitoraggio satellitare sulla tenuta statica della chiesa, nessuno sa cosa stia accadendo all'edificio sacro e all'edificio confinante: «Se non crede che il nostro palazzo trema, salga da noi. Così capirà cosa succede». Lassù, ai piani alti del palazzo, succede che quando un'auto più pesante transita sul punto in cui si verificò la voragine, la sedia saltella sotto al sedere e la bottiglia d'acqua sul tavolo comincia a tremolare. Incredibile, e anche preoccupante. Molto preoccupante. Qualche giorno fa a salita San Carlo alle Mortelle è intervenuta l'Arin dopo la segnalazione di una perdita dalla condotta. Gli operai, spiegano dall'Azienda risorse idriche, hanno verificato. E tutto a posto. E poi sono in corso i lavori di posa delle nuovissime condotte che entreranno in funzione tra un mese. Ma la semplice idea che potesse esserci un rivolo d'acqua a scavare nuovi percorsi sotto case e strade, ha messo il panico alle persone di Salita San Carlo alle Mortelle. Dovrebbe mettere un po’ di panico anche la situazione della chiesa. Dopo la voragine la struttura ha subito una torsione. E con un po' d'impegno, guardando il muro perimetrale dell'edificio sacro, si riesce anche a notare fisicamente quella torsione. Dopo l'intervento di consolidamento del sottosuolo l'area non è stata giudicata a rischio. Però nessuno interviene per rimettere in sesto la chiesa. La struttura fa parte del «Fec», il fondo per gli edifici di culto che fa capo direttamente al ministero degli Interni. Ci sono persone cortesi e attente che seguono da vicino l'evolversi della situazione. Anche se al momento la situazione è completamente ferma, paralizzata dalla mancanza di fondi. Secondo gli abitanti della zona che sono legati alla chiesa e si battono per la riapertura, i soldi sarebbero potuti arrivare da Arcus, la Spa del ministero per i Beni e le attività Culturali che si occupa anche di progetti di recupero. Però nel piano 2010-2012, tra i progetti da finanziare in Campania ce ne sono solo due legati ad edifici sacri: uno da 500mila euro in favore del Museo Diocesano e uno dello stesso valore in favore del restauro di ambulacri e loggiato del complesso monumentale di Santa Chiara. Non ci sono segnali per la rinascita della chiesa di San Carlo alle Mortelle. Anche se il parroco, padre Mimmo Toscano, come leggete nell'intervista qui sotto, non smette di lottare e sperare: vuol restituire la chiesa alla sua gente. E considerata la sua caparbietà è destinato a riuscire nell'impresa.



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