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QUEI SINDACI LASCIATI SOLI NELLA DIFESA DEL TERRITORIO
GIUSEPPE GUIDA
GIOVEDÌ, 16 SETTEMBRE 2010 LA REPUBBLICA - Napoli







Per ridurre la difesa del paesaggio a mero enunciato, la Regione di Bassolino ieri e di Caldoro oggi ha utilizzato una strategia complessa articolata su tre livelli

I sindaci, però, sono stati lasciati senza armi, o con armi spuntate che, nei casi migliori, vengono puntualmente annullate dai consueti ricorsi al sempre più colpevole Tar. Nei casi peggiori, invece, i sindaci si guardano bene dal fare battaglie in solitaria e, limitati fortemente nella loro autonomia finanziaria dal blocco dei trasferimenti di risorse, utilizzano la utile "moneta urbanistica" per poter garantire i servizi minimi e l´ordinaria azione amministrativa.
Per ridurre la difesa del paesaggio a mero enunciato, la Regione Campania, cui è delegato il governo del territorio, ha utilizzato una strategia complessa articolata su tre livelli.
Il primo livello è quello legislativo, che comprende anche le leggi di approvazione dei piani paesistici, incluso il Piano Territoriale Regionale, approvato con legge regionale 13/2008. Attraverso una perspicace sequenza di leggi, partita con la 19/2001 e conclusasi simbolicamente con la legge 19/2009 (Piano Casa), si è ricondotta l´attività edilizia in aree a vincolo ad azione possibile tout court, ordinaria e non più pianificata, affidando, nella prosopopea terminologica dei funzionari regionali, «ai Comuni autonomia decisionale», come recita il disegno di legge sul nuovo Piano Casa proposto dalla giunta Caldoro che, ovviamente si sta guardando bene dal correggere il quadro desolante che ha ereditato. Gli esiti di queste leggi sono noti. Dalla Penisola Sorrentina al Cilento da anni si stanno sbancando milioni di metri cubi di terra per la costruzione di migliaia di posti auto interrati e ci si accinge a mettere mano a lottizzazioni private infelicemente definite social housing dal Piano Casa.
È praticamente consentito dovunque il cambio di destinazione d´uso da agricolo verso il residenziale, alterando il regime immobiliare e i pesi e le misure previste dai piani regolatori. È forse utile ricordare che la colossale lottizzazione sulla collina di Marina di Camerota, bloccata fortunosamente più di un anno fa e definita superficialmente "abusiva", era sì non in regola con alcuni passaggi burocratico-amministrativi, ma secondo le norme vigenti non sarebbe stato impossibile realizzare buona parte di quanto si stava costruendo. Così come nell´area super-tutelata (sulla carta) del recente disastro di Atrani era già stato presentato, fatto inverosimile, un progetto per un colossale parcheggio interrato, nell´alveo del fiume Dragone, che aveva già intrapreso il suo iter di approvazione che con ogni probabilità si sarebbe concluso con tutti i pareri positivi, compreso qualche banale prescrizione dell´Autorità di Bacino del Destra Sele.
Il secondo livello è quello che vede l´utilizzo degli strumenti delle Conferenze di Servizi e similari, attraverso i quali provvedere all´eliminazione concordata dei residui vincoli e delle previsioni più fastidiose dei piani paesistici, per realizzare rilevanti trasformazioni urbane e territoriali. A questi tavoli siedono tutti gli enti preposti, compresa la sempre più evanescente Sovrintendenza; ma, anche in questi casi, ipotesi e desideri di tutela sono necessariamente espressi dai rappresentati dei Comuni che, sottoposti a pressioni che di certo non sono attrezzati a sostenere, nella maggioranza dei casi cedono il passo. Il nuovo albergo sulla spiaggia di Pozzano, co-finanziato con 80 miliardi di lire, è stato realizzato in un luogo dove tutte le normative lo impedirebbero e per il quale, in tempi di crisi e senza ulteriori risorse pubbliche, il rischio di diventare un nuovo ecomostro semi-abbandonato appare sempre più probabile.
Il terzo livello nel quale il paesaggio è stato un puro optional attrattivo per un comodo investimento privato, è stato (ed è) quello dei progetti di infrastrutturazione legati alla portualità turistica, per un impegno totale di spesa di circa 110 milioni di euro. Da Mondragone all´estremo Cilento, sono stati costruiti o adeguati decine di nuovi porti con migliaia di posti per natanti. I progetti, tutti in aree dal delicatissimo equilibrio paesistico e ambientale, forti delle deroghe totali loro concesse, hanno modificato i precedenti porticcioli con progetti architettonicamente discutibili e rigorosamente senza concorsi di progettazione, come la ragionevolezza, se non la normativa, imporrebbe. In quasi tutti i casi, le proteste dei sindaci, delle opposizioni o delle associazioni sono state derubricate a mere lamentele locali, travolte dai milioni di euro che "dovevano" essere investiti per rispettare gli obiettivi di spesa, pena il mancato trasferimento dei fondi europei.
Con questi accorgimenti, si è, quindi, sgretolata la catena delle tutele e delle responsabilità tra enti. Sottrattasi scientemente al proprio ruolo di indirizzo e di tutela strutturale del territorio, la Regione Campania ha fatto sì che la difesa del territorio fosse ridotta a battaglia privata, a piccoli fanatismi di piccoli sindaci non più sostenuti e legittimati da un´impalcatura normativa chiara e inderogabile, cui, semplicemente, attenersi. E in una battaglia talmente asimmetrica e sbilanciata, in cui la legge incredibilmente sta da una parte sola, la difesa a oltranza dei paesaggi finisce per forza di cose per diventare una spicciola resa dei conti, che in genere passa dalle minacce, ma che, purtroppo, è oramai già andata ben oltre.



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