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Sandro Bondi, il mio cavallo direttore al lido
Roberto Silvestri
Manifesto 17/9/2010

L’astuto Mueller ha invitato ai Lido tutto il cinema italiano (ben 42 film) e pure le unità di polizia cinofila, anche per non trasformare la Mostra 67 in una barricata contro un governo davvero efficace nei distruggere definitivamente la nostra industria, sempre semiperiferica, ma vitalissima, premi o non premi. Bondi, il ministro che si vanta di non vedere film da decenni dovrebbe essergliene grato eternamente. Invece in una intervista a un settimanale amato (Panorama), che leggeremo domani io istiga alle dimissioni, dichiarando: «Siccome i finanziamenti sono dello Stato, d'ora in poi intendo mettere becco anche nella scelta dei membri della giuria del Festival del cinema di Venezia. I risultati dei festival - sostiene Bondi - costringono tutti ad aprire gli occhi e fare autocritica». Il ministro poeta, che evidentemente si è fatto un'idea del festival leggendo solo il «Fatto quotidiano», dove il divieto di scrivere dei film è stato rispettato dai parabolani della pagina culturale, succube della linea spoliticizzata di Padellaro, e «il Giornale», privo dei collega Maurizio Cabona (perché troppo competente?), critica il presidente della giuria, Quentin Tarantino e Marco Mueller, il direttore della mostra, senza sapere di cosa stia parlando: «Tarantino è espressione di una cultura elitaria, relativista e snobistica. E la sua visione influenza anche i suoi giudizi critici, pure quelli verso i film stranieri», dice il ministro. Basterebbe il suo caro «reference system» a smentirlo, ma il ministro crede che l'unico «reference system» autorizzato sia quello che si basa sui premi che lui stesso assegna e controlla? E poi, ignaro di Mourinho che non volle Ibra, paragona Muller a un allenatore di calcio: «innamorato dei propri schemi al punto di non privilegiare i talenti e le novità che sono sotto gli occhi di tutti». Gli occhi di tutti non sono mai un buon organo di giudizio estetico. I festival hanno l'obbligo di vedere e segnalare cose che gli altri ancora non vedono, perfino «insostenibili». Se no il mercato stesso morirebbe per mancanza di ossigeno. Otto film su 23 potevano conquistare il leone senza scandalizzare. Mai successo neanche a Cannes. E Orizzonti era talmente zeppa di talenti e novità che se Bondi li vedesse in tv in prime time gli verrebbe l'infarto. E’ vero che il ministero paga, con i soldi di tutti ma deve affidare i nostri soldi per la cultura non funzionari zelanti e leccapiedi magari travestiti da giurati come succede negli stati autoritari, ma alla società civile che esprime competenze e garantisce una cultura autonoma. Cattivo allievo di Gramsci il ministro, sembra un Veltroni bis. Fu lui a mettere la Biennale sotto totale tutela del ministro. Come si fa a Tunisi. Con un Fus 2011 sceso a 300 milioni di euro, mentre il cinema crolla, il ministro inette il becco altrove.



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