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Napoli. «La Biblioteca del Conservatorio a rischio, manca il personale»
Donatella Longobardi
Mattino - Napoli 18/9/2010

De Simone: i volumi del Conservatorio diamoli a Salisburgo
Un appello al presidente Napolitano per non lasciar morire la Biblioteca del Conservatorio di San Pietro a Majella: lo lancia Roberto De Simone a favore di un luogo a lui carissimo, che ospita partiture autografe di Cimarosa, Donizetti, Rossini. «Per una riduzione di personale, da novembre si rischia la chiusura», denuncia il maestro. E lancia la provocazione: se non si trova una soluzione, meglio dare la biblioteca alla Svizzera o a Salisburgo.
De Simone, appello provocatorio: «Mandiamo tutto a Salisburgo, lì sanno cosa farne»

“Mi appello al presidente Napolitano, non lasciamo morire la Biblioteca del Conservatorio». Roberto De Simone lancia l'ennesimo grido d'allarme in nome della cultura napoletana. Perché se non si correrà ai ripari, dal primo novembre il San Pietro a Majella sarà costretto a ridurre le attività della storica biblioteca per mancanza di personale. Il più ricco giacimento musicale di Sei e Settecento napoletano, il luogo che conserva le partiture autografe di tutti i maestri della scuola partenopea, da Vinci a Leo, Pergolesi, Jommelli, Cimarosa per arrivare a Donizetti e Rossini. Lo stesso Verdi, che mancava all'appello, scrisse un quartetto d'archi, il suo unico quartetto, e lo inviò all'allora direttore, Francesco Florimo, perché il suo nome fosse inserito tra i grandi della musica.
«Il problema è che questa biblioteca è alla pari di altre biblioteche scolastiche» attacca De Simone, che è presidente della commissione scientifica per la riqualificazione dell'istituzione. «Da nove anni il ministero aveva distaccato a Napoli due bibliotecari, ma ora li rimanda nelle loro scuole di provenienza. E non resterà che un solo bibliotecario, il dottor Melisi, tre volte la settimana. Chiedo che il provvedimento venga ritirato o che si rediga finalmente un piano per lo scorporo della biblioteca storica da quella scolastica, anche il collegio dei decenti è preoccupato per il futuro. Oppure diamo tutto a Salisburgo o alla Svizzera, loro sapranno certamente cosa farne di tutto questo materiale, in compenso in città si spendono milioni per il Forum delle Culture e la nostra vera cultura va in malora». Il maestro pensa anche alla donazione da lui fatta al San Pietro a Majella: spartiti, stampe, quadri, lampadari, finanche una cantoria del Cinquecento e trecento antichi libretti del San Carlo. «Credo che il tutto valga almeno un milione di euro, se non si tutela e valorizza questo materiale lo mando a Roma, a Santa Cecilia», azzarda De Simone che negli anni in cui è stato direttore della prestigiosa scuola musicale è riuscito a catalizzare l'attenzione del mondo musicale e delle istituzioni sulla necessità di valorizzarne l'enorme patrimonio. Il suo allarme è stato accolto, tanto che i dirigenti che si sono succeduti hanno ottenuto - e speso – milioni di euro grazie al quali è stato rivoluzionato il volto del San Pietro a Majella, che nel frattempo è diventato anche una sorta di Università della musica con corsi di alta formazione.
«Dobbiamo riuscire ad ottenere di nuovo attenzione», osserva l'attuale direttore, Patrizio Marrone. «il problema non è la gestione dell'orario della biblioteca, ma ricreare le condizioni per valorizzane i contenuti. Il ministero fa la sua parte, la Provincia pure, all'appello mancano Comune e Regione. E’venuto il momento di dare dignità al nostro patrimonio. I problemi di gestione si risolvono». Come? «Innanzi tutto con i 50mila euro l'anno che il ministero ci dà per l'autonomia della biblioteca. Dall'anno prossimo, poi, potremmo trasformare cattedre di professori che vanno in pensione in bibliotecari e ci sono molti professori che in ogni caso ci danno una mano nelle loro ore libere, felicissimi di lavorare in biblioteca. Tra l'altro la media di visitatori è molto bassa, 3-4 persone al giorno, quindi non occorre molto personale». Per i due «comandati» a Napoli, invece, poco da fare. «Il progetto in base al quale erano stati inviati al San Pietro a Majella è concluso, e in base a tutti i regolamenti attuali non c'è modo di trattenerli a Napoli», spiega Marrone. «Fino a qualche anno fa in biblioteca lavoravano quaranta catalogatori, ora i fondi per questo progetto sono esauriti, il riordino è completato. Sono stati digitalizzati gran parte dei nostri tesori, più di millecinquecento scatti sono stati inseriti in rete. Il nostro Portale ha migliaia di contatti, tra poco ne inaugureremo uno nuovo, più potente, sempre grazie a fondi del1'Afam-Miur, il ministero università e ricerca per 1' alta formazione». Dal ministero dovrebbero presto arrivare a Napoli anche finanziamenti per il restauro della Sala Scarlatti dove già sono in corso opere per garantire l'agibilità curate dalla Provincia. «Questa prima tranche di lavori dovrebbe essere completata entro gennaio - spiega il direttore – Poi vareremo le altre opere in modo da poter avere una sala all'avanguardia, punto di riferimento per il Conservatorio e il centro storico. E nel frattempo si lavora anche al Museo, un gioiello di Napoli che il Fai, il Fondo per l'ambiente italiano, dopo una diretta tv da Napoli ha deciso di mettere al centro dei suoi interessi».



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