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Barberini. Quella dimora dove si sfidarono Bernini e Borromini
Francesca Giuliani
La repubblica 18/9/2010

Defilato com´è oggi dietro una multisala, due semafori e una terrazza-pizzeria, Palazzo Barberini è difficile da immaginare nel fasto d´un tempo: ma, attraversata la cancellata su via delle Quattro Fontane, l´aria è diversa, lo sguardo si libera e persino la luce si fa più intensa. In pieno Seicento, sul Colle del Quirinale verdeggiava la campagna: Maffeo Barberini, che veniva dalle dolcezze della Valdelsa, scelse di acquistare un terreno coltivato a vigne dalla famiglia Sforza di Santafiora, col sogno di vederci svettare sopra una residenza adeguata al suo rango. Diventando papa Urbano VIII, il 5 agosto 1623 Maffeo sa di essere all´apice del potere: chiama a lavorare per lui i più noti architetti, impegnati nel gran cantiere di Roma Barocca.
Carlo Maderno, per cominciare: l´architetto autore della facciata della Basilica di San Pietro e della chiesa di Sant´Andrea della Valle era al culmine dell´attività artistica. Immaginò un edificio classico rinascimentale, a blocco, sul modello di Palazzo Farnese. Poi arrivò la collaborazione di Gian Lorenzo Bernini e il colpo di genio, ciò che rende questa architettura straordinaria ancora oggi: per la potente famiglia di origine toscana che mirava ad adeguarsi al livello dei blasonati casati romani, serviva un tocco in più. Così, proprio per la posizione anche simbolicamente elevata della costruzione, i progettisti pensarono ad una pianta priva del cortile chiuso sui quattro lati caratteristico dei palazzi nobiliari, in modo da conferire all´edificio l´aspetto di una villa suburbana, ricca di giardini e prospettive aperte. Il progetto ad "ali spiegate" che rivoluzionava l´idea architettonica cinquecentesca fu completato prima del 1629, anno della morte di Maderno. Toccò quindi a Bernini impugnare il cantiere, portandolo a compimento con qualche ritocco, sin dalla magnifica facciata principale. Infine, il secondo piano divenne la residenza vera e propria della famiglia.
Maderno, Bernini, Borromini, Pietro da Cortona: Palazzo Barberini è stato palestra di alcune fra le menti più visionarie del Seicento. Basta riguardare alle due scalee che sempre si prestano al gioco di scegliere se sia più seducente l´austerità berniniana o la sinuosità borrominiana. Oppure alle volte affrescate in nome della Divina Provvidenza, trionfali come la Sistina michelangiolesca. A Palazzo, Francesco Barberini, il cardinal nepote, amico del letterato Cassiano dal Pozzo, portò una messe immensa di opere d´arte e studiò il progetto per i giardini, concepiti come spazi concettuali, ricchi di essenze rare e pregiate. Si racconta che nel cantiere confluirono enormi quantità di travertino sottratte al Colosseo. Si racconta che Costanza Colonna, moglie di Taddeo, volle andar via dal palazzo e tornare in via dei Giubbonari, perché lì non le era riuscito di concepire figli maschi. E si racconta ancora che chi visitava il Palazzo si divertisse poi a malignare sulle proporzioni delle api emblema araldico della famiglia, raffigurate sulle volte tanto da chiamarle "tacchini Barberini". Giochi di illusione e di potere dentro un Palazzo simbolo, compendio d´arte e di barocco stupore.



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