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VENEZIA - Bondi contro la Mostra del Cinema «Paga lo Stato, adesso decido io»


Il ministro: intendo mettere becco anche nella scelta della giuria del festival

VENEZIA - Non ha rotto il silenzio per tutta la Mostra. Nei dieci giorni di kermesse al Lido ha mandato il suo sottosegretario Francesco Giro in laguna, ma mai un comunicato ufficiale vergato da lui è arrivato ai palazzi della Mostra del Cinema. Nemmeno, come negli anni scorsi, per dimostrare apprezzamento, a metà manifestazione, su questo o quel film italiano: l’anno scorso, per dire, si espresse su «Baària» di Tornatore. Quest’anno: zero. Ieri, a cinque giorni dalla chiusura, il ministro dei Beni Culturali Sandro Bondi ha rotto finalmente il silenzio sulla 67esima Mostra del Cinema. E l’impressione è che a Ca’ Giustinian avrebbero preferito continuare a essere ignorati. L’attacco di Bondi arriva dalle colonne di «Panorama», nell’anticipazione di un’intervista che uscirà oggi. Oggetto degli strali: il lavoro della giuria di Venezia 67 e in particolare l’atteggiamento del presidente Quentin Tarantino, ma anche il direttore Marco Müller. «Siccome i finanziamenti sono dello Stato (7 milioni), d’ora in poi intendo mettere becco anche nella scelta dei membri della giuria del Festival — ha detto Bondi — i risultati del Festival costringono tutti ad aprire gli occhi e fare autocritica.

Tarantino è espressione di una cultura elitaria, relativista e snobistica. E la sua visione influenza anche i suoi giudizi critici, pure quelli verso i film stranieri. Müller, invece, è come un allenatore di calcio, innamorato dei propri schemi fino al punto di non privilegiare i talenti e le novità che sono sotto gli occhi di tutti». In particolare pare che al ministro, oltre che il mancato riconoscimento ai film italiani, abbia dato molto fastidio l’atteggiamento con cui Tarantino ha maltrattato il regolamento della Biennale, facendo una forzatura per cambiarlo, e la risposta di Müller, che l’aveva cambiato nel 2005 e che l’ha ricambiato quest’anno. Dalla Biennale nessuna risposta. Ma è chiaro che l’attacco frontale al direttore non può non toccare anche il presidente Paolo Baratta. Entrambi sono in scadenza ed entrambi sanno quanto la Mostra del prossimo anno sia in salita per loro: per le strutture insufficienti (sono parole di Baratta), per le risorse appese alle volontà governative e ora anche per l’aperta ostilità del ministero. Il consiglio d’amministrazione, invece, si ribella. Giorgio Orsoni, sindaco di Venezia e vicepresidente di diritto della fondazione veneziana, dice no al diktat ministeriale: «Il ministero finanzia pesantemente la Biennale? Beh, anche il Comune, mettendo a disposizione tutte le sedi... Il ministro ha tutto il diritto di esprimere la propria opinione, ma mi auguro che rispetti l’autonomia dell’ente che è una ricchezza non materiale; un ente che se vuole continuare a essere quello che è non può essere sospettata di dare ascolto ad altre istanze».

«La Biennale, dal 1895, quando decide che c’è un direttore di settore, questo ha la sua autonomia — dice Amerigo Restucci, rettore IuaV e membro per la Provincia —o Bondi cambia lo Statuto (e congeda tutti, presidente compreso, ndr) o la sua è una provocazione fuori misura. Non vedo in che modo possa intervenire nella scelta dei membri delle giurie, a meno che non condizioni il direttore in un modo tale che mi sembrerebbe un’intromissione che nessuno si è mai permesso di fare, in nessun settore. E la Biennale è tale proprio per la sua autonomia: abbiamo resistito a Pio X che non voleva certe opere, abbiamo resistito al fascismo che voleva imporre l’arte di regime, non vorrei che Bondi fosse il primo».
Sara D’Ascenzo

http://corrieredelveneto.corriere.it/veneto/notizie/cultura_e_tempolibero/2010/17-settembre-2010/bondi-contro-mostra-cinema-paga-stato-adesso-decido-io--1703779021456_print.html


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