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SICILIA - A Catania le scelte urbanistiche ai commissari
Pinella Leocata
LA SICILIA Domenica 19 Settembre 2010 Cronaca, pagina 50


A Catania le scelte urbanistiche più importanti, quelle che modificano il volto della città e mobilitano enormi risorse, le fanno i commissari




A Catania le scelte urbanistiche più importanti, quelle che modificano il volto della città e mobilitano enormi risorse, le fanno i commissari. E' accaduto per Corso dei Martiri della Libertà e accade anche per il porto turistico a sud, quello progettato dalla Società Acqua Pia Antica Marcia nell'area di fronte al Faro Biscari, all'inizio della Plaia, lì dove sfocia il torrente Acquicella.
Un progetto che sta sollevando numerose contestazioni di merito e, prima ancora, di metodo. Non piace che ben 30 ettari di demanio marittimo - terra ed acqua - vengano dati in concessione per 90 anni senza che i catanesi ne abbiano saputo nulla, senza che si sia aperto un confronto cittadino e, tanto più grave, senza che gli enti che ne hanno titolo, a partire dal Comune, dall'Autorità Portuale e dalla Sovrintendenza, abbiano avuto modo di esprimersi. E dire, da quanto si apprende dalle prime indiscrezioni, che il progetto è di enorme impatto urbanistico dal momento che prevede, in un'area strategica, una cementificazione pari ad oltre 400.000 metri cubi, più di quanto previsto per Corso Martiri della Libertà. Una decisione autoritativa, calata dall'alto, assunta da un'unica persona: un commissario ad acta.
La vicenda parte da lontano. Nel 2000 una piccola cooperativa romana a responsabilità limitata, la Limenoi, presenta anche a Catania un progetto di massima per la realizzazione di un porto turistico. A questo si associano altri quattro progetti proposti da altrettante società: Ira Costruzioni, Serving, Nitroservice srl e Acqua Marcia, la stessa che ha realizzato un centro servizi dove sorgeva il vecchio Mulino Santa Lucia, l'enorme edificio bianco ora sotto sequestro della magistratura. A quel punto si aprono le procedure per la scelta tra i cinque progetti che, nelle ultime fasi, dopo il ritiro di tre dei partecipanti, si restringe a due contendenti: la Nitroservice, ditta che opera all'interno del porto con impianti di degasificazione delle cisterne, e la romana Acqua Marcia. La gara resta aperta per anni: nessuno l'annulla e il sindaco Scapagnini non convoca più la conferenza dei servizi. Si arriva così alla nomina di un commissario ad acta, insediatosi nel maggio 2008, il contrammiraglio in pensione Antonio Zanghì, già vicecomandante del Porto di Catania. Questi, dopo avere affrontato tutta una serie di controversie giuridiche e di ricorsi e contestazioni delle ditte in gara, certifica la regolarità della stessa, e chiede e ottiene di avvalersi come consulente dell'ingegnere capo del Genio civile di Palermo Pietro Viviano sul cui parere si basa nella scelta del progetto Acqua Marcia che dichiara - preferendolo all'altro della Nitroservice - quello «maggiormente idoneo a soddisfare in via combinata gli interessi pubblici alla valorizzazione turistica ed economica della regione, alla tutela del paesaggio e dell'ambiente e alla sicurezza della navigazione».
Il progetto, da quanto è dato sapere, prevede 1009 ormeggi a mare, 146 dei quali stagionali, cui vanno aggiunti 267 deposti in siloscafi, per un totale di 1.276 posti barca. A loro servizio sono previsti un centro commerciale con parcheggio coperto, altri parcheggi multipiano, un aparthotel, cioè appartamenti-alberghi, un club nautico, una stazione marittima, servizi per il porto. Le due strutture più invasive - il centro commerciale e l'albergo - sono ubicate nella zona dove scorre il torrente Acquicella che verrebbe «tombato» - gli argini fortificati e coperti - e deviato dal suo corso naturale.
Un progetto fortemente contestato dal «Comitato cittadino Porto del Sole» per tutta una serie di motivi, a partire dall'origine, cioè dalla mancanza di un bando pubblico che consentisse a tutti gli interessati, a partire dai club nautici storici, di concorrere con i propri progetti. Idea che, peraltro, non avrebbero potuto avere autonomamente dal momento che l'area in questione, allora, nel 2000, era in mare aperto non essendo stato realizzato, né annunziato, il prolungamento del molo foraneo che adesso sorge a protezione di quel tratto di costa. Di qui l'ironia sulla «preveggenza» delle ditte che hanno presentato i propri progetti e che ora si trovano a usufruire, a spese del contribuente, di una strutture indispensabile alla loro speculazione privata. Di più. Secondo il «Comitato», in un porto a prevalenza commerciale, quale è il nostro, non è possibile realizzare un porto turistico, ma soltanto un approdo turistico che prevede solo l'attracco e i servizi di varo e di alaggio. Ancora. L'associazione sostiene che l'allora Autorità Portuale presieduta da Cosimo Indaco abbia dato attuazione al piano regolatore del porto del 1978 sebbene questo dovesse intendersi sospeso per la legislazione sopravvenuta in seguito e, in particolare, per la legge 431/85, la cosiddetta legge Galassi, che vieta ogni modifica degli alvei, dei flussi e delle foci di fiume e torrenti e regola la distanza entro cui si può costruire, e per la legge 84/94 secondo cui i piani regolatori dei porti devono essere armonizzati con i piani regolatori delle città. Cosa che a Catania non è stata mai fatta. Nell'interpretazione del «Comitato Porto del Sole», dunque, la procedura seguita non è regolare, e il nuovo piano del porto presentato dall'attuale Autorità nel 2004 - piano fermato dal primo esame della commissione urbanistica del Comune - non sarebbe che un tentativo di sanatoria alle cui linee guida quattro delle società interessate a realizzare il porto turistico a sud avrebbero adeguato i propri progetti di massima per «sanare» le difformità segnalate in precedenza dal dirigente comunale dell'ufficio del piano, dal Genio Civile e dalla sovrintendenza. L'unica a non adeguarsi è la società Acqua Marcia che viene esclusa in un primo momento e poi riammessa dopo aver presentato ricorso al Tar la cui ordinanza è stata impugnata davanti al Consiglio di Giustizia amministrativa.
Queste le contestazioni di metodo. Nel merito il «Comitato cittadino Porto del Sole» contesta la previsione di strutture e cubature nell'area del torrente Acquicella sostenendo che nelle mappe a disposizione del commissario ad acta il corso è indicato fuori dalla zona da progettare, cioè in modo difforme dall'esistente.
Per tutti questi motivi viene chiesto che il progetto sia fermato e che sul futuro dell'area in questione si apra un approfondito confronto pubblico magari sollecitato dal sindaco che, per legge, è componente del comitato di gestione portuale.


19/09/2010



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