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A MARE GLI OPERAI ARRIVANO GLI YACHT - Fincantieri: via 2500 posti, meglio il cemento
di Ferruccio Sansa
“Il Fatto Quotidiano”, 21 set. 2010





Genova. Addio a Rex, Andrea Doria e Michelangelo. Fincantieri punta sul mattone. La sirena da decenni ogni mattina annunciava l’inizio del turno di lavoro. Migliaia di tute blu entravano nei cantieri. E le navi, alte come grattacieli, crescevano davanti alla città. Transatlantici capaci anche di conquistare il Nastro Azzurro, diventati in passato il simbolo dell’Italia. Così come, all’opposto, la decisione di Fincantieri di tagliare 2.480 posti è la fotografia di un Paese in crisi. Addio, lo storico cantiere di Sestri Ponente sarà riconvertito. Riva Trigoso e Castellammare di Stabia saranno chiusi. Si punterà sull’Adriatico, Monfalcone e Marghera.

Un maremoto per una delle industrie italiane d’eccellenza: la cantieristica. Una decisione che, però, nasconde retroscena inediti. In Liguria c’è chi, senza voler comparire, dà una lettura politica della decisione: “È il riflesso della scomparsa di Scajola dalla scena e del trionfo del Carroccio. I cantieri si concentrano sull’Adriatico, dove governa la Lega, così si puniscono le regioni di centrosinistra”.

Chissà. Ma a leggere le 50 pagine della bozza del “Piano Industriale 2010-2014 Fincantieri” presentato all’azionista Fintecna c’è un altro punto che colpisce: i cantieri lasciano posto al cemento. In un periodo di crisi per il settore navale, meglio puntare su un’attività più sicura. Forse le casse di Fincantieri ne trarranno beneficio, ma per Genova sarà una sberla in faccia: per i posti di lavoro persi, ma anche perché si disperde un patrimonio unico di competenza e tecnologia. Eppure Fincantieri punta in quella direzione: i cantieri di Castellammare di Stabia e Riva Trigoso saranno dismessi. Non solo: per aumentare esponenzialmente il valore delle aree saranno realizzate operazioni immobiliari.

Una scelta che non stupirebbe se fosse realizzata da una società immobiliare, ma qui siamo di fronte al gigante mondiale della cantieristica. Di proprietà pubblica, per giunta. Ma basta visitare Castellammare di Stabia (Napoli) e Riva Trigoso per capire l’operazione. Prendete proprio Riva Trigoso. Siamo alle porte delle Cinque Terre, uno dei tratti di costa più integri d’Italia. Gli stabilimenti Fincantieri sono accanto alle spiagge: cambiando destinazione d’uso ai capannoni il valore delle aree schizzerebbe alle stelle. L’idea sarebbe proprio questa: utilizzare le strutture a mare degli stabilimenti per realizzare l’immancabile porticciolo, magari per maxi yacht. E sulla riva trasformare il cantiere in residenze. Non importa che la Liguria abbia già 29 mila posti barca, uno ogni 47 abitanti. Che il cemento sia arrivato ovunque. Ma l’attrazione di Fincantieri per il cemento non risparmia Genova, come racconta Mario Margini, assessore comunale ai Lavori Pubblici: “Con Fincantieri e il Governo sei mesi fa eravamo praticamente arrivati a un accordo che prevedeva investimenti per 200 milioni. I cantieri di Sestri Ponente dovevano essere spostati verso il mare, lasciando libera un’area di decine di ettari dove la società voleva realizzare immobili”. Un’ipotesi, però, legata allo sviluppo dei cantieri. “L’accordo era praticamente concluso”, racconta Margini, “poi nessuno si è fatto più sentire”. E due giorni fa la brutta sorpresa: Fincantieri “riconverte” Sestri Ponente. Addio alle navi, ci sarà spazio solo per produzioni meccaniche. Strano destino, quello di Genova. Città delle grandi industrie, delle partecipazioni statali, che oggi si riconvertono in una sorta di operatori immobiliari. La febbre del mattone che, con la benedizione di centrosinistra e centrodestra, si è già mangiata le coste sta trasformando in appartamenti anche industrie, colonie, ospedali, perfino ex manicomi.

E qui entra in gioco Fintecna che si presenta come finanziaria nel settore industriale e dei servizi, una società pubblica che detiene il 99% di Fincantieri. Nel 2007, quando la Sanità ligure era al collasso (non che adesso vada molto meglio) fu lanciata un’operazione di cartolarizzazione per trasformare il patrimonio immobiliare ospedaliero in denaro contante. Finirono all’asta 390 cespiti, 134 mila metri quadrati coperti e 2,6 milioni di terreni. Soprattutto i due storici manicomi liguri: i padiglioni di Quarto, una delle zone residenziali più ambite di Genova, e l’ospedale psichiatrico di Cogoleto, difficile immaginare un luogo più bello – e pregiato economicamente – per quelle costruzioni che ospitarono tanta sofferenza.

Alla fine la gara se l’aggiudicò Fintecna Immobiliare con un’offerta di 203 milioni. Molti storsero il naso: per risanare la Sanità pubblica, i beni della Regione furono ceduti a una società del Tesoro. Gli imprenditori privati attaccarono: “Puzza tanto di aiuto mascherato”.

Fintecna, che si occupa di riconversioni e ristrutturazione delle attività risanabili, fa rotta sul mattone. Intanto i cantieri rischiano di passare da 6.047 dipendenti nel 2009 a 3.910 nel 2014 (in America, invece, i lavoratori del gruppo cresceranno di 900 unità per costruire le navi della Marina). Colpa della crisi e della concorrenza soprattutto asiatica che morde ai polpacci: le commesse per le navi da crociera sono 10 (nell’ultimo decennio erano state 32), le navi militari sono passate da 21 a 11. Spariti i traghetti. Tengono solo i maxi yacht. Meglio puntare sui condomini. Ma Genova non sarà più la stessa: perderà i posti di lavoro e una parte importante della sua anima. Come scriveva il poeta Giorgio Caproni: “Genova tutta cantiere”.



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