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La rivolta sulle gru contro il pasticcio-Tremonti
di Salvatore Cannavò
"Il Fatto Quotidiano", 21 settembre 2010



Tutto il gruppo di Fincantieri è in mobilitazione. Operai sulle gru, scioperi spontanei, sindaci in allarme, famiglie in apprensione per una ristrutturazione del gruppo che potrebbe rappresentare un disastro sociale rilevante. Tra i più allarmati ci sono i sindaci che oggi si ritroveranno a Roma per discutere con i sindacati che da parte loro chiedono un incontro urgente al governo e proclamano per il 1 ottobre una manifestazione a Roma. A Castellammare, vicino Napoli, gli operai sono saliti su una gru esponendo uno striscione con la scritta “Il cantiere non si tocca, lo difenderemo con la lotta”. Un gruppo di operai della Fincantieri di Palermo ha bloccato l'ingresso ai cantieri mentre a Sestri, in Liguria, gli operai sono scesi in corteo all'interno dello stabilimento. I lavoratori di Riva Trigoso, ancora in Liguria, la più colpita dal piano, hanno invece occupato la direzione aziendale. Sui due cantieri destinati alla chiusura, tra l'altro, Castellammare e Riva Trigoso incombe l'ipotesi di una grande speculazione commerciale e immobiliare. Tutto nasce dal piano di ristrutturazione aziendale reso pubblico dal quotidiano La Repubblica. Un piano drammatico, con la perdita in Italia di 2450 posti di lavori e con la chiusura del cantiere campano di Castellammare di Stabia e quello di Riva Trigoso, il ridimensionamento del cantiere di Sestri Ponente e di quello di Palermo. Ma la perdita dei posti di lavoro potrebbe triplicarsi se si considerano le ditte di appalto che nella cantieristica navale sorgono come funghi. L'azienda motiverebbe la ristrutturazione con il calo della domanda di navi da trasporto per via della crisi. In effetti nel 2009 la Fincantieri ha avuto ordinativi per 1,75 miliardi contro i 2,52 del 2008 e i 4,23 del 2007, anno record. Sono due anni che la domanda mondiale di navi è in declino, situazione che ha portato alla recente chiusura della danese Odense Shypard o alla riduzione delle commesse di StX France e StX Finlandia, principali concorrenti europei di Finantieri. Anche in Estremo Oriente si sono verificate le prime difficoltà per i cantieri cinesi o sudcoreani (Daewoo e Samsung). L'azienda, in una nota diramata ieri sera, afferma di “non aver preso alcuna decisione” ma nella sostanza non smentisce le indiscrezioni. “Il nostro scopo – spiega il documento – è quello di salvaguardare al massimo i livelli occupazionali ed evitare quindi di dover ricorrere a strumenti di natura non congiunturale. Ma se il mercato dà segnali di ripresa per le navi da crociera è anche vero che è totalmente piatto per tutti gli altri settori”.

Il nodo, in realtà, ruota attorno al governo perché Fincantieri è un'azienda di proprietà statale, controllata da Fintecna che a sua volta è posseduta dal Tesoro, cioè da Tremonti. E con una crisi che si trascina da almeno due anni la mancanza di visione strategica del governo è lampante. Vero è che l'esecutivo non ha molto a cuore lo “sviluppo economico” visto che il ministro competente è assente da oltre quattro mesi. Ma, paradossalmente, il ligure Claudio Scajola non lesinava attenzione alla cantieristica vista la rilevanza degli stabilimenti di competenza elettorale – Sestri Ponente, Riva Trigoso e Muggiano – che con i tre nordestini di Monfalcone, Trieste e Marghera, quello di Ancora, quello di Bari, quello di Castellammare di Stabia e quello di Palermo compongono i dieci insediamenti produttivi della Fincantieri in Italia. La beffa del piano, però, è che mentre si prevedono tagli consistenti in Italia si pianificano nuove assunzioni, 900, negli Stati Uniti, alla Fincantieri Marine Group appena acquisita, forti delle nuove commesse garantite dalla Difesa Usa in una sorta di delocalizzazione di Stato. Ecco quindi che il ruolo del governo torna in primo piano. Tutte le dichiarazioni politiche chiedono un intervento, il Pd chiede “nuove commesse”, il sindaco di Genova, Marta Vincenzi, si dichiara pronta “ad azioni eclatanti” mentre il ministro del Welfare, Sacconi si limita a dire di “non aver ricevuto alcuna comunicazione”. Fiom, Fim e Uilm per un giorno dimenticano le divisioni Fiat e trovano l'unità: tutti annunciano che si opporranno fino alla fine alla chiusura dei cantieri e chiedono immediatamente di essere convocati a Palazzo Chigi.



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