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FARE-MATTONE: LA FAMIGLIA URSO E L’IMMOBILE “INFESTATO”
di Marco Lillo
“Il Fatto Quotidiano”, 21 set. 2010



I parenti del finiano hanno acquistato un ex monastero a Terni






Al Bar Belli sul valico della Somma gira una leggenda: “Il monastero dello Schioppo porta sfiga!”. Figli, fratello e amici del viceministro Urso, incuranti della diceria che echeggia sulle montagne tra Terni e Spoleto, hanno comprato nel 2005 l’intera proprietà composta da palazzi, casali e terreni che valgono più di due milioni di euro. Il Fatto Quotidiano si è già occupato dell’acquisto recente dell’attico e del superattico con vista sul Cupolone da parte del viceministro al Commercio internazionale Adolfo Urso e di suo figlio. In quell’articolo notavamo che il prezzo dichiarato (3 milioni in tutto) era alto in assoluto ma basso rispetto alle quotazioni del mercato. Il viceministro ci ha citati in giudizio chiedendo mezzo milione di euro di danni. Cose che succedono in Italia dove i politici non sono abituati a rendere conto sulle proprietà, sui prezzi pagati e sulle risorse usate, come accade nei paesi civili. Per questo torniamo ad occuparci degli acquisti di Urso e della sua famiglia. Grazie a tre atti consecutivi conclusi a Roma tra il 2009 e il 2010 Adolfo Urso e il figlio Dario possiedono un attico e un superattico con terrazza di rappresentanza in pieno centro storico. Al notaio, il padre ha dichiarato un prezzo di 2 milioni di euro per l’appartamento più grande e le terrazze mentre il figlio ha dichiarato un milione, per l’appartamento più piccolo. Entrambi hanno coperto la spesa per l’80 per cento con mutui bancari.




Gli inquilini e il prezzo doppio




I due appartamenti romani, prima dell’acquisto, erano stati proposti in vendita a un prezzo doppio agli inquilini degli appartamenti ex Ina ceduti prima alla Pirelli e poi alla società Colonna Prima che ha venduto agli Urso. La famiglia Di Clavio, che abitava l’appartamento più piccolo, dichiara al Fatto: “La società Colonna prima ci ha chiesto tre milioni e mezzo di euro per comprare nel 2008”. Mentre la famiglia Andreucci, che occupava quello più grande comprato da viceministro per due milioni racconta: “Ci hanno chiesto 3 milioni di euro nel 2005-2006”. A questi prezzi (6,5 milioni complessivi) bisogna aggiungere il valore delle terrazze condominiali da 220 metri cedute a Urso, come annesso incluso nel prezzo. Il vice-ministro, a differenza di altri politici, accetta le domande e spiega così la differenza tra il prezzo dichiarato e quello preteso dalla società da terzi: “Dopo il 2008 c’è stato un crollo delle valutazioni e so che nel palazzo tutti hanno pagato quel prezzo al metro quadrato”. Il problema - per il politico - non è fiscale. Se Urso e il figlio avessero dichiarato nell’atto - per esempio - un prezzo di 6 milioni di euro, non avrebbero pagato più tasse. Sarebbe stata la società venditrice a scontare il 27,5 per cento sulla plusvalenza milionaria.

Nello stesso periodo in cui Urso comprava a Roma, una seconda società dei suoi familiari e amici, chiedeva e otteneva il cambiamento del piano regolatore di Terni per realizzare nella tenuta dello Schioppo un hotel a cinque stelle con piscina. La tenuta in questione si estende per 455 ettari ed è impreziosita da un antico monastero che in zona chiamano “Il Castello”. È intestata alla Società Agricola Lo Schioppo Srl, che possiede anche un antico palazzo a Spoleto. “Leggenda vuole”, spiegano al bar Belli, “che il Monastero sia abitato dai fantasmi”. Incuranti della storia poco incoraggiante dello Schioppo, parenti e amici di Urso hanno comprato la tenuta dagli eredi di Stefano Patacconi, l’imprenditore romagnolo, primo editore di Libero con Vittorio Feltri, che si è ucciso il 3 ottobre del 2001 schiantandosi contro il Pirellone con il suo aereo. Nel 2005 la vedova e il figlio diciassettenne vendono le quote della Agricola San Renzano Srl (che deteneva la tenuta e un palazzo a Spoleto) alla neocostituita Società Agricola Lo Schioppo Srl di Vincenzo Rota (80 per cento) e Paolo Urso, fratello del viceministro (20 percento). Rota è un ex militante del Fuan che fa parte dell’Osservatorio parlamentare di Adolfo Urso ed è socio di Paolo Urso nella Agriprogetto Srl che si occupa di coltivazioni agricole.




Fare Umbria e Fare Futuro




L’osservatorio era il braccio operativo della corrente di Urso con sede nel prestigioso palazzo di via del Seminario che ospita oggi FareFuturo. Dal 2001 al 2005, l’Osservatorio – per la sua intensa attività culturale - ha goduto di contributi ministeriali per 360 mila euro. Rota, amico da 30 anni di Urso, è il motore dell’acquisizione ma vende le quote nel 2008. Oggi la società dello Schioppo appartiene per il 40 per cento al fratello e ai figli di Urso mentre il 10 per cento è di un amico di Urso, l’imprenditore Rosario Cancila, membro di FareFuturo. Il restante 50 per cento è di Enzo Poli, un imprenditore alberghiero romano. Il 5 ottobre del 2006 Lavinia Di Gianvito sul Corriere della Sera raccontava la storia del suo “attico abusivo da 200 metri abbattuto in via Margutta”. Nell’articolo si elencavano altre gesta del socio degli Urso: “Il Comune gli ha abbattuto due case costruite ex novo nel parco dell’Appia Antica; la procura militare lo ha denunciato per il furto di un terreno appartenente al Mausoleo delle Fosse Ardeatine. Un curriculum coerente, se non fosse per un mistero: una valigia di banconote vere e in facsimile trovata sulla sua auto dalla Mobile dopo che una banda milanese in trasferta l’aveva speronato”. A sentire il viceministro Urso, sarà proprio Poli il protagonista della trasformazione dello Schioppo in relais.

“Io non c’entro nulla”, spiega il viceministro al Fatto “qualche volta ci sono stato ma solo come ospite dei proprietari: mio fratello e i miei figli oltre all’amico Cancila e a Poli, un imprenditore serio. Per i particolari dovete chiedere a lui”. Urso non comprende le ragioni dell’interesse sul patrimonio familiare: “Dovreste premiarci per la trasparenza. Le case di Roma le abbiamo dichiarate e pagate grazie ai mutui (2,4 milioni di euro, ndr) di cui avete scritto già. Gli Urso sono una famiglia con una storia: mio padre aveva un’azienda da 120 dipendenti”. Difficile dire quanto valga oggi la tenuta. Nel 2004 il Tribunale di Rimini, quando ha autorizzato la vendita delle quote di Patacconi jr, ha valorizzato il patrimonio sociale 2 milioni di euro. L’8 maggio del 2005 la società del fratello del viceministro, Paolo Urso, e del suo amico, Vincenzo Rota, ha pagato 2 milioni e 30 mila euro. Nel patrimonio della società, oltre alla tenuta da 450 ettari c’era anche un palazzo di tre piani a Piazza del Mercato a Spoleto, a cento metri dal Duomo, composto di tre negozi e sette appartamenti. Nell’ultimo trasferimento di quote dai soci Giancarlo Lanna e Vincenzo Rota all’entrante Poli, nell’ottobre del 2008, il 50 per cento della società è stato valutato solo 125 mila euro.




Piano regolatore per l’hotel a 5 stelle




Giancarlo Lanna, come Fini e Urso, è un importante membro del Consiglio e del Comitato esecutivo dell’associazione Farefuturo. Anche lui, per alcuni mesi del 2008, è stato socio del fratello e dei figli di Urso nello Schioppo. Nello stesso periodo in cui era presidente di una società controllata dal ministero del Commercio internazionale retto da Adolfo Urso: la Simest che si occupa di incentivare gli investimenti italiani all’estero. Un posto di prestigio al quale Lanna è stato nominato nel 2005 e confermato nel 2008 grazie alla fiducia del ministro Urso. Il nome di Lanna era uscito sui giornali quando l’avvocato napoletano si era occupato degli aspetti legali dello sbarco in Italia di Atlantis World e di Francesco Corallo, il re dei casinò e delle slot machines, amico di Amedeo Laboccetta e dei finiani. Dopo aver venduto il suo 10 per cento dello Schioppo, Lanna ha investito ancora in Umbria. Oggi l’avvocato finiano possiede il 33,3 per cento della Borgo Le Mustaiole Srl, che ha comprato e ristrutturato un vecchio borgo ricavandone 14 appartamenti a pochi chilometri da Spoleto. “Si tratta di un investimento privato che ho fatto con il gruppo Riccardi di Napoli”, spiega Lanna precisando che: “FareFuturo e il mio ruolo pubblico non c’entrano nulla né con questa storia né con Lo Schioppo nel quale sono stato socio per una piccola quota e per poco tempo”. L’Umbria rossa dovrebbe essere una terra inospitale per la destra, invece i cuori neri hanno fatto breccia nel Cuore verde d’Italia. Il comune di Terni ha approvato una variante ad hoc al piano regolatore in modo da permettere alla società Lo Schioppo di ristrutturare i vecchi fabbricati e di edificare un nuovo stabile di tre livelli per complessivi 4 mila e 800 metri cubi, più una piscina con vista mozzafiato. L’assessore all’urbanistica di Terni del Pd, Marco Malatesta spiega “abbiamo approvato la variante per Lo Schioppo perché riteniamo che il turismo vada incoraggiato. Per noi è un bel progetto e basta. Non sapevo nemmeno che i soci fossero familiari e amici di Urso”.



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