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Ma io difendo l’indifendibile Bondi
di Vittorio Sgarbi
articolo di lunedì 20 settembre 2010 IL GIORNALE




Dopo che il ministro ha dichiarato di voler «mettere il becco» nel Festival, tutti lo hanno massacrato. Però Sgarbi è con lui: il problema non è chi sceglie i giurati, ma chi sono. E perché devono essere per forza gente di cinema?

Il dominio della presunzio­ne! Ecco cos’è stato l’unani­m­e sdegno di critici cinema­tografici e giornalisti per le parole del ministro Bondi sulla Mostra del cinema di Venezia. Parole sante accolte con la suppo­nenza e il conformismo di chi ri­vendica la libertà di espressione artistica e sente la minaccia del potere.
Ecco il perbenismo di Mario Martone: «No, nessun membro del governo deve mettere becco in questo campo. La scelta della giuria è una delle prerogative del direttore. E comunque la cultura non si indirizza, la si sostiene. Che è cosa diversa». Poi, preso il sostegno, si vede il film di Marto­ne. E si capisce che il problema non è il becco del membro del go­verno, ma la totale assenza di ispi­razione e di poesia del regista, che è cosa più grave. Parla poi il critico Osvaldo Guerrieri: «Per tanti anni ci siamo spaccati la te­st­a cercando giurie di qualità e ar­tisti in grado di scuotere i confor­mismi...
tutto inutile.

La soluzio­ne era a portata di mano. Bastava il mago Bondi che però era trop­po impegnato a studiare le strate­gie culturali degli anni Trenta». Non diversamente Paolo Mere­ghetti, a sua volta inviso al diretto­re della Mostra del Cinema, Mar­co Müller, inviso a Bondi che lo ha stigmatizzato con lucidità e ca­librando le parole, dicendolo in­namorato dei propri schemi fino al punto di non privilegiare i ta­lenti e le novità che sono sotto gli occhi di tutti.
Per niente sprovveduto e indi­pe­ndentemente dalla sua discus­sa assenza a Venezia, Bondi, non diversamente da quanto avreb­bero fatto Pasolini, Testori o oggi Guido Ceronetti, i quali hanno espresso un pensiero anti-con­formistico, osserva: «Tarantino è espressione di una cultura elita­ria, relativista e snobistica. E la sua visione influenza i suoi giudi­zi critici». Per Mereghetti è trop­po: «Ci sarebbe da ridere, se non fosse il caso di piangere. Perché nemmeno ai tempi di Storace e Farinacci si era sentito dire da un ministro che voleva “mettere bec­co nella scelta dei membri della giuria della Mostra del cinema di Venezia”.Verrebbe voglia di non crederci, ma visti i precedenti la dichiarazione è tragicamente credibile».

Unanime sdegno, dunque. Persino da parte del nostro Mau­rizio Caverzan: «E dunque va det­to che, pur tenendo conto del pa­trocinio economico ministeriale della mostra di Venezia, l’idea di “mettere becco” nella scelta dei giurati deriva da una cattiva con­c­ezione della libertà d’espressio­ne artistica oppure da pessimi consigli.L’introduzione di giurie di Stato non appartiene certo alla filosofia di un governo che si pro­fessa liberale». E persino Luigi Mascheroni, sempre del Giorna­­le , mi dice ironicamente, prima che inizi a scrivere questo pezzo: «Voglio vedere come farai a difen­dere l’indifendibile». Eccomi.

Come Mascheroni sa bene,al­l’indomani della vittoria del film di Sofia Coppola io lo chiamai per annunciargli un intervento contro il verdetto della giuria, per denunciare l’arbitrio di persona­lismi e favori che avevano porta­to Quentin Tarantino a premiare il film di una ex fidanzata e figlia di un grande e potente amico. Ec­co il punto. Perché devo pagare Tarantino per consentirgli di pre­miare la sua ex fidanzata in un gi­ro che non potrebbe essere me­glio detto che «espressione di una cultura elitaria, relativistica e snobistica»? Ha perfettamente ragione Bondi. E infatti, subito dopo la premiazione di Sofia Coppola,pensavo di iniziare l’ar­ticolo con la frase: «Ha fatto bene il ministro Bondi a disertare la Mostra del Cinema». Ma ora che ha espresso il suo parere con as­soluta sincerità, la critica princi­pale contro di lui è: «Come fa Bon­di a parlare se non è nemmeno andato a Venezia?».

Purtroppo per i critici io a Vene­zia sono andato e posso dire che il film della Coppola, oltre ad es­sere formalmente modesto, è an­che un’assoluta idiozia, non solo nei contenuti, ma anche nella to­tale vanità del racconto e della condizione umana che vuole rap­p­resentare, con tutte le conces­sioni a­lla capacità di rappresenta­re una condizione psicologica, la insensatezza di alcuni modi di vi­vere. La Coppola è banale, preve­dibile, scolastica. Perché ha vin­to il Leone d’Oro?

E gli italiani? Si può pensare che non meritassero neppure un premio? Si può consentire che Venezia debba, da anni, ignora­re il nostro cinema? E anche se non si può stabilire un rapporto necessario tra i finanziamenti e la giuria, come si può pensare che, per una fiera delle vanità di film in gran parte modesti per giu­dizio degli stessi che oggi critica­no Bondi ( ricordo un articolo per­p­lesso a metà della Mostra di Na­talia Aspesi che lamentava la ge­nerale mediocrità delle opere fi­no a qual momento presentate) sia giusto spendere 12milioni di euro, di cui 7 dello Stato per una Mostra senza peso economico e culturale, anche se arricchita dal gusto e dalla sensibilità di Mül­­ler, che potrebbe realizzare un’eccellente rassegna di cine­ma d’essai a piccoli costi? La stes­sa Natalia Aspesi, sino a ieri, ha espresso pensieri simili a quelli di Bondi, e adesso lo critica, e scri­ve: «E chi mai vorrebbe mettere in giuria Bondi? La sua fidanzata, il figlio di Bossi, la truccatrice di Berlusconi, e per la parte stranie­ra, lo zio di Putin e una guardia del corpo di Gheddafi?». Eppure, mentre lo critica, tra facezie e stu­pidaggini, ripete i suoi argomen­ti, e finisce col dargli ragione ed è costretta a riconoscere che «la Mostra di Venezia, la più antica e nobile» è «oggi un po’ logorata»; e ancora: «Tarantino non ha pre­so troppo sul serio il suo compito di Presidente della Giuria a Vene­zia: ma Müller lo aveva scelto per­ché è un grand­issimo uomo di ci­nema ed è già stato presidente di Giuria a Cannes» (e cosa vuol di­re?). E soprattutto: «i Festival per loro natura sono elitari, fatti per gli intelligenti, i colti, gli snob, i ci­nefili, i trasgressivi». Le stesse pa­role di Bondi.

E dunque dobbiamo dare 7 mi­li­oni di euro dello Stato a snob, ci­nefili, trasgressivi e intelligenti? Se sono tali, non avranno biso­gno di una cultura di Stato, ma magari preferiranno che con quei danari si sistemino definiti­vamente le Gallerie dell’Accade­mia, Palazzo Ducale, e magari qualche Villa di Palladio, evitan­do, come vorrebbe Mereghetti, di buttare 110milioni di euro nel nuovo orribile Palazzo del Cine­ma, di cui fa bene Bondi a non preoccuparsi, se non per scon­giurarne l’inutile costruzione.

Per concludere sulla proposta «indecente»di Bondi,dico che in­vece dei giurati immaginati dalla Aspesi, Bondi potrebbe serena­mente proporre filosofi e scrittori fuori della«cultura elitaria,relati­vistica, snobistica». Non avrebbe difficoltà a indicare, con benefi­cio di tutti, per esempio: Manlio Sgalambro, Guido Ceronetti, Giovanni Reale, Claudio Magris, Gore Vidal, Roberto Calasso, Pie­tro Citati, Tahar Ben Jelloun, Ha­nif Kureishi, Vidiadhar S. Nai­paul ( io stesso glielo suggerirei) e magari presidente Alexander So­kurov. Per una giuria di teste pen­santi e occhi vedenti, anche fuori del mondo del cinema, non var­rebbe la pena di «metterci bec­co », magari facendoli venire a Ve­nezia invece che a Mantova? Il problema non è come vengono chiamati i giurati, ma chi sono. E nomi come questi andrebbero bene anche se non vi fosse un fi­nanziamento di Stato come pu­ro contributo culturale del mini­stro della Cultura. Perché i giura­ti, se li sceglie Müller vanno be­ne, e se li sceglie Bondi no?

E per­ché devono essere per forza «ad­detti ai lavori» e uomini di cine­ma e non spettatori colti? Questo -credo-intendeva Bondi.Se i no­mi sono buoni, allora l’obiezione «non avviene in nessun Paese del mondo» non ha più senso. O qualcuno ha discusso che alla storica Enciclopedia Treccani sia stato nominato presidente Giuliano Amato? Soldi di Stato, uomo di Stato. Converranno Me­­reghetti, Guerrieri, Aspesi e gli al­tri? O protesteranno anche per la Treccani?



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