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TOSCANA - Parla Ciampoltrini (Soprintendenza): i restauri seguono priorità dettate dalle risorse
BARBARA ANTONI
MARTEDÌ, 21 SETTEMBRE 2010 Pagina 1 - Lucca IL TIRRENO




L’archeologia fa appello e batte cassa servono soldi per museo e magazzino



LUCCA. Giulio Ciampoltrini, funzionario della Soprintendenza si dice certo, a maggior ragione dopo le rassicurazioni del presidente della Provincia Stefano Baccelli, che il museo del Frizzone si farà. Ne sarà un anticipo, sottolinea, «la mostra archeologica che inaugureremo a Capannori entro novembre».
Ma nella gestione del patrimonio archeologico locale, di cui Ciampoltrini è responsabile, si evidenziano difficoltà. E carenze di fondi che principalmente riguardano il magazzino dell’istituto Cavanis di Porcari.


LUCCA. «Il tempio ligneo rinvenuto al Frizzone? È un granaio, lo hanno provato studi scientifici che ho personalmente condotto. Ma questo non cambia l’interesse del ritrovamento». E quanto ai resti dei quattro neonati (di epoca romana) trovati nella stessa zona, «rientreranno in un progetto della Soprintendenza, attualmente in corso, sulla valorizzazione del patrimonio antropologico».
Giulio Ciampoltrini, funzionario della Soprintendenza e responsabile del territorio della Lucchesia, vuole mettere fine alle polemiche che hanno investito la gestione dei ritrovamenti e del patrimonio archeologico delle zone di Fossanera e Frizzone.
Si dice certo, a maggior ragione dopo le rassicurazioni del presidente della Provincia Stefano Baccelli, che il museo del Frizzone si farà. Ne sarà un anticipo, sottolinea, «la mostra archeologica che inaugureremo a Capannori entro novembre».
Ma nella gestione del patrimonio archeologico locale, di cui Ciampoltrini è responsabile, si evidenziano difficoltà. E carenze di fondi.
Quali sono e dove si registrano i problemi maggiori?
Riguardano il magazzino dell’istituto Cavanis di Porcari. A seguito di un evento traumatico, due anni fa, abbiamo dovuto evacuare tutto il materiale contenuto (anche i resti dei quattro neonati, ndr) e poi ricollocarlo. Ho chiesto alla Provincia quarantamila euro per riorganizzare il magazzino e attivare l’indagine antropologica sui materiali. I fondi dovrebbero arrivare entro il 2010, attraverso una disposizione della Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca. In questa cifra potremmo far rientrare anche gli studi e il restauro dei resti dei neonati. Questi fondi per noi possono rappresentare un nuovo punto di partenza. Finora abbiamo cercato di utilizzare il magazzino al meglio, in attesa che il Comune lo ceda alla Soprintendenza in comodato d’uso.
Dice che la mostra archeologica di Capannori sarà un’anticipazione del museo del Frizzone, struttura già realizzata da Società Autostrade, ma completamente vuota. La Provincia ha detto che il museo si farà, ma i tempi saranno molto lunghi: il progetto è legato all’accordo sulla realizzazione degli assi viari.
Molta parte dei materiali, di ceramica ma anche in bronzo, frutto degli scavi al Frizzone sarà presente in quella mostra, curata dal professor Alessandro Giannoni con la mia supervisione. I tempi per il museo saranno lunghi. Ma noi stiamo già preparando i pannelli e il supporto didattico.
Per la mostra di Capannori, ha confermato il Comune, sono stati utilizzati soldi che la Fondazione Bml aveva disposto per l’area del Frizzone. Erano 90mila euro in tutto, divisi in quattro rate annuali. Ma la Fondazione dice che ha versato al Comune solo la prima: mancando il rendiconto sul suo utilizzo, le rate sono state bloccate.
Il rendiconto non è una mia materia, è un fatto amministrativo, riguarda il Comune. Che io ringrazio, invece, per avere rispettato il cronoprogramma imposto dalla Fondazione per le rate.
Torniamo ai resti dei quattro neonati trovati vicino al tempio-granaio quattro anni fa. Più studiosi recriminano che non siano ancora stati studiati né restaurati, dal momento che rappresentano un serbatoio di informazioni sulla vita dell’epoca di inestimabile valore.
Lo studio scientifico verrà fatto seguendo un ordine di priorità e in base alle risorse per la realizzazione del museo. Non è mia intenzione restaurare resti per esporli.
Non si chiede di esporli ma di studiarli, si teme che si deteriorino. Il professor Francesco Mallegni dell’Università di Pisa si è offerto di restaurarli e studiarli con il suo staff a costo zero. Glieli affiderebbe?
La Soprintendenza ha un suo antropologo. Il professor Mallegni può sottoporgli una richiesta formale per studiare i resti; l’antropologo la esaminerà.
Al momento sta seguendo altri scavi?
Sono impegnato in attività di tutela di tre siti di interesse scientifico pari a quello del Frizzone. A Castelnuovo Garfagnana stiamo facendo con la Provincia lo scavo di un insediamento etrusco; stiamo lavorando a Lucca sul San Francesco con il sostegno della Fondazione Crl e nell’area del cantiere per il nuovo ospedale, dove sono riemersi resti dal mille al 1930 a.C. Queste opere danno lavoro a quindici archeologi.



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