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Il mistero degli ulivi di Gioia Tauro
Terra 21/9/2010

Un traffico criminale quello che vede i continui espianti abusivi di alberi usati poi per abbellire i parchi privati del centro-nord, devastando un ambiente di grande suggestione. In piena impunità i predoni degli ulivi secolari.

La tratta degli ulivi secolari che costituiscono un patrimonio inestimabile della piana di Gioia Tauro. Perché parliamo di tratta? Perché sì, li espiantano (manco a dirlo, si sospetta la mano della ndrangheta) e li trasferiscono, a prezzo salato, in parchi privati del centro-nord non solo devastando un ambiente di grande suggestione ma in piena impunità: «Non esiste purtroppo alcuna legge -denunciava l'on. Angela Napoli, finiana, da molti anni inesausta componente della Commissione antimafia - che possa tutelare e valorizzare questo patrimonio, e d'altra parte non si registra alcuna più generale iniziativa a tutela dell'ambiente e del territorio della piana». E allora Angela Napoli aveva chiesto ai ministri dell’Ambiente, delle Politiche forestali e dell'Interno: che cosa fate a tutela di questa inestimabile ricchezza? Si indaga per verificare quali e quante forze criminali stanno dietro questo traffico e quello, parallelo, del taglio abusivo di ulivi relativamente più giovani che frutta 30mila euro a carico? E perché infine non pensare alla creazione nella piana di un parco degli ulivi a protezione di una specie unica al mondo? Dove vai? Porto pesci, ha risposto (per iscritto) il sottosegretario per l’Ambiente, Roberto Menia. Il taglio abusivo degli ulivi diventa per lui «la potatura di riforma degli uliveti» che, via!, «è una pratica culturale oramai adottata ufficialmente dalla regione Calabria allo scopo di abbassar le piante (testuale, ndr) al fine di agevolare la raccolta del frutto». Ma il sottosegretario casca dalla padella nella brace aggiungendo - cito sempre testualmente che «poiché si tratta di alberi secolari, il materiale di risulta assume una particolare rilevanza e, pertanto, può essere oggetto di commercio per legna da ardere»! Incredibile: per lui è commercio lecito. Ancor peggio leggendo la risposta sulla tratta degli alberi più vecchi e più belli per l'esportazione. «Nel corso del 2009 (...) sono state tratte in arresto tre persone con l'accusa di furto (....) mentre ad un imprenditore di Taurianova è stata contestata (contestata, non esatta, ndr) una sanzione amministrativa di 192.500 euro per avere abbattuto 214 piante di ulivo secolare...». Tutto qui: tre persone arrestate e un multato? Sì, tutto qui. Bella azione repressiva. E naturalmente nemmeno una parola sulla proposta del parco degli ulivi . Ma c'è anche di più e di peggio. In assoluta contemporaneità con la risposta del sottosegretario Menia ad Angela Napoli (stesso blocco di risposte governative, allegato B della stessa seduta dell'8 settembre) il ministro per i Beni culturali, il più noto Sandro Bondi, ha risposto alla deputata Ida D'Ippolito Vitale (Pdl) che poneva gli stessi, identici problemi: «La pratica selvaggia e dilagante della tratta al centro-nord degli ulivi secolari», la mancata tutela della «memoria storica di una civiltà che va scomparendo», ecc. A me dici queste cose?, ha praticamente risposto un piccato Bondi: c'è una «dichiarazione di notevole interesse pubblico» (decreto ministeriale del 1967) che «scaturisce dal riconoscimento del notevole valore paesaggistico (...) in cui l'insieme dei segni geografici e geomorfologici (...) sono considerati fattori di caratterizzazione che identificano e qualificano l'ambiente territoriale» . Sin qui è il più classico e scontato bla-bla di cui Bondi è uno specialista. Al dunque, che cosa concretamente si risponde ad una deputata che peraltro sostiene Bondi? Anche qui vale la testualità della prosa anche un po’ sgangherata del ministro-coordinatore: «L'espianto di piante di ulivo e del probabile trasferimento avviene in assenza di autorizzazione e quindi in violazione delle disposizioni di tutela». Bella scoperta, davvero degna di Monsieur De La Palisse. E allora? Bondi «rassicura l'interrogante che i competenti uffici di questo ministero non mancheranno di garantire massima collaborazione nelle forme e nei modi definiti dalla normativa vigente». Ora, finalmente, Angela Napoli e Ida D'Ippolito Vitale sono autorizzate a trarre un bel, grande sospiro di sollievo. Tutto risolto.



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