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FIRENZE - Medici, le icone del potere Paolucci: "Splendida ideologia"
MARA AMOREVOLI
MERCOLEDÌ, 22 SETTEMBRE 2010 LA REPUBBLICA - Firenze

Il direttore dei Musei vaticani racconta cosa si cela nel fascino dei simulacri di principi e duchi dalle forme perfette

La tipologia di quei ritratti così spietatamente veri esalta la condizione politica

Quei volti ipnotici ci lasciano stupefatti perché sono pezzi di verità più veri del vero


Bronzino pittore e poeta della bellezza, di ritratti dai volti di donne e uomini di potere, di glaciale e austero splendore. Antonio Paolucci, ex soprintendente del Polo museale fiorentino e attuale direttore dei Musei Vaticani, ci racconta cosa si cela nel fascino di quei simulacri di principi e duchi medicei dalle forme e dalle proporzioni perfette.
Qual è l´ideale di bellezza di Bronzino?
«Da studente, allievo di Roberto Longhi nei primi anni ‘60, il marxismo era in piena fortuna e fioritura, e uno degli argomenti preferiti era la storia sociale dell´arte di Arnold Hauser. L´arte non era nient´altro che il riflesso della cultura delle classi dominanti ed egemoni. Noi longhiani non accettavamo la teoria, ma nel caso del Bronzino è proprio così. Allora i fautori della storia sociale dell´arte arte citavano il caso di Bronzino come specchio che riflette proprio la cultura politica, la sensibilità e le attese del periodo della Controriforma e dell´Assolutismo in tutta l´Europa del XVI secolo. Ebbene la tipologia di quei ritratti così spietatamente veri quasi fossero vivi, esalta proprio il ruolo sociale e la condizione politica secondo un taglio ideologico. Cosimo I de´ Medici instaura una dinastia autoritaria, è monarca e autocrate. Bronzino ne è il testimone. E i suoi ritratti, belli o brutti non importa, raccontano il rango, il ruolo che rivestono i personaggi ritratti. Con implacabile verità delle fisionomie, degli abiti e dei monili».
Sono i veri volti del potere?
«Certo, secondo una forma di realismo ideologico, iperrealismo magico, per cui la figura si astrae dalla causalità della vita. Quei volti sono icone per sempre. Sono algidi perché sono l´equivalente in pittura di quella tecnica che è il commesso fiorentino in pietra dura, con gli azzurri laspillazzulo, i verdi i rossi come pietre incorruttibili, incastonate. Figure relegate nell´immortalità del rango che ricoprono. Quei ritratti ipnotici ci lasciano stupefatti perché sono pezzi di verità più veri del vero. E l´arte di Bronzino è intellettualistica. Eleonora con Giovannino rappresenta certo l´amore di mamma con il bambino, ma è un amore che si identifica con la podestà dinastica trasmessa nel gesto della mano sulla spalla».
Cosimo, Eleonora, Lucrezia, erano davvero così belli come li ha ritratti l´artista?
«Tutti dicono che Eleonora era una bella donna, nel ritratto in mostra si vede a 33 anni. Cosimo forse non era altrettanto bello, ma la logica dei ritratti non segue le forme, deve appunto rappresentare l´immagine del potere e dargli valenza incorruttibile».
Vasari lodò Bronzino per quel «ritrarre dal naturale quanto con più diligenza si può immaginare..».
«Diligenza nel senso etimologico di "diligere", scegliere qualcosa che si ama. Il pittore è tenuto a rappresentare la natura, ma deve saper scegliere, renderla vera e funzionale all´idea che l´artista, come diceva Michelangelo, ha nella testa. Non dimentichiamo che Bronzino è stato allievo di Pontormo, a cui era legato da un rapporto ambiguo, al limite del morboso. C´è un´eredità che prende dal maestro: ne assume lo stile, i turbamenti e le nevrosi e li congela in astrazione sublime, in un destino incorruttibile».
I curatori delle mostra a Palazzo Strozzi, Antonio Natali e Carlo Falciani, recuperano appunto l´interpretazione di Longhi, la vena naturalistica dell´artista. Quali sono le novità della loro lettura critica?
«L´utilità della mostra è far capire che Bronzino è lo specchio e il vertice di un´epoca, in una città che sapeva di essere marginale rispetto alla grande storia. Così Firenze nel 1581 si inventa gli Uffizi, il primo museo moderno. E se i grandi musei del mondo si chiamano "galleria" è perché un corridoio coperto con finestre si chiama così e diventa museo. Vasari scrive le Vite e nasce la storia dell´arte. Nel 1563, ancora vivo Michelangelo che morirà l´anno anno dopo, nasce l´Accademia delle Arti e del Disegno, luogo per gli artisti, per specializzarsi nei loro stili e insegnare. E´ la prima al mondo. Insomma nel secolo di Bronzino si inventano il museo moderno, la critica dell´arte e l´Accademia per perpetuare i saperi che ancora oggi governano il fare artistico nel mondo. E la bellezza si raccoglie nel museo, certificata dall´intellettuale, e si forma e si distilla nell´Accademia. E´ totalmente artificiale e per questo piace tanto».



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