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TOSCANA - E la torre di Gorgona va a pezzi
GIOVANNI NERI
MERCOLEDÌ, 22 SETTEMBRE 2010 IL TIRRENO

Ha resistito a pirati e battaglie ma cede al degrado

L’ultimo intervento: pochi mattoni sbilenchi per reggere un arco


GORGONA ISOLA. Ha resistito ai secoli e ai pirati ma rischia di crollare per l’incuria e l’indifferenza. la Torre Vecchia di Gorgona, la bella fortificazione che si fa risalire al Duecento anche se una campagna archeologica la daterebbe addirittura al Mille, abbarbicata su uno sperone di roccia a ponente dell’isola, sta in piedi grazie a qualche tubo Innocenti e a una dozzina di mattoni che sorreggono l’arco di una finestra. Rischia di collassare sulla scogliera, 200 metri in basso.
Un delitto contro un patrimonio storico che altrove sarebbe stato restaurato, aperto al pubblico e trasformato in un piccolo motore economico, magari con negozio di souvenir per i pochi turisti che hanno il permesso di visitare Gorgona. La denuncia parte da una delegazione di architetti, ingegneri, rappresentanti del Parco che nei giorni scorsi ha fatto un sopralluogo sull’isola.
Costruita dai Pisani quando l’isola e gran parte dell’arcipelago erano sotto il dominio della Repubblica marinara, la torre teneva sotto controllo il tratto di mare verso la Corsica e dissuadeva i pirati. Grazie dalla posizione a strapiombo sul mare, dagli spalti si poteva avvistare l’arrivo di navi da grande distanza e trasmettere le informazioni con segnali di fuoco anche alla terraferma. Quando l’isola entrò a far parte del Granducato di Toscana, la Torre continuò a svolgere le sue funzioni, fino ad essere definitivamente dismessa nell’Ottocento quando l’isola venne trasformata in prigione.
Svaniti oggi nella nebbia della storia i pirati barbareschi e le Repubbliche Marinare, da anni la Torre deve fare i conti con il degrado. C’è anche la questione delle competenze, divise sull’isola tra un sacco di soggetti: ministero della Giustizia, Parco dell’Arcipelago, Comune di Livorno, Sovraintendenza, Demanio. La Torre così è sul punto di crollare. Il grande basamento a scarpa che si adatta alla forma dello roccia sulla quale sorge potrebbe rimanere l’ultima testimonianza. L’accesso è ostruito dalle macerie ed è impossibile, oltre che pericoloso, attraversare la porta con arco a tutto sesto che porta nella fortezza.
«A danneggiare il monumento - spiega Angiolo Naldi del Parco - hanno contribuito alcuni infelici interventi delle passate direzioni penitenziarie. Come l’aver scavato nel cortile una vasca di notevoli dimensioni per la raccolta dell’acqua piovana. Vasca che non è mai stata usata ma che ha compromesso l’intero cortile».
«I risultati di uno studio sulla stabilità fatto alla metà degli anni ’90 dalla coop Gorgona che si avvalse dell’architetto Enzo Persico, furono consegnati alle autorità - dice ancora Naldi -, che apprezzarono ma... misero tutto in un cassetto. Infatti una parte della struttura interna, dopo qualche anno, crollò. Da allora, anno dopo anno, le condizioni sono peggiorate fino a rendere necessari frettolosi interventi di alcune delle situazioni più critiche come quei mattoni forati che reggono l’architrave della parte nord. Ora il pericolo di un collasso della struttura è visibile anche ai non addetti e se non si interviene con urgenza il crollo, perlomeno nella parte più significativa della Torre, sarà inevitabile».
E ora? «La Sovraintendenza ha fatto sapere che intervenire sulla rocca di Gorgona sarebbe stato “come soccorrere un topolino con una portaerei”; quindi l’unica idea è quella di rivolgersi alle fondazioni delle banche livornesi perché sia portato avanti almeno un intervento di messa in sicurezza”.



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