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UN GENIO ALLA CORTE - mostra monografica del Bronzino.
CLAUDIO STRINATI
GIOVEDÌ, 23 SETTEMBRE 2010 LA REPUBBLICA - Cultura


Da domani Palazzo Strozzi a Firenze ospita la prima rassegna mondiale dedicata ad Agnolo di Cosimo. In oltre settanta dipinti lo splendore e la bellezza del Cinquecento

Roberto Longhi ne riconobbe l´eccellenza assoluta di ritrattista: quelle donne, quegli uomini e quei bambini sembrano essere veri

Uomo mite e buono, restò per tutta la vita vicino al suo amico Pontormo, ma non ne seguì più che tanto gli orientamenti


Non si era mai vista una mostra monografica del Bronzino. Se ne erano viste di parziali e anche molto valide ma una mostra così completa come quella che apre ora a Palazzo Strozzi è sul serio un evento memorabile che va guardato con rispetto e ammirazione. Era difficile mettere insieme un numero così imponente di tavole dipinte (circa settanta, rappresentano l´80% della produzione dell´artista) come è avvenuto in questa circostanza perché le regole della tutela e della conservazione sconsigliano e sovente vietano lo spostamento di opere eseguite su un supporto così delicato e esposto a rischi di variazioni climatiche con conseguenze facilmente immaginabili. Ma la Soprintendenza al Polo Museale fiorentino ha compiuto uno sforzo encomiabile per garantire ogni tutela alle opere e si può conoscere ora tutta la carriera di questo personaggio eccezionale nella storia dell´arte italiana.
Perché Angelo di Cosimo di Mariano, nato a Firenze il 17 novembre del 1503 e lì morto il 23 novembre 1572, fosse soprannominato Bronzino non è chiarissimo, forse perché era rossiccio di capelli e già questo avrebbe potuto dargli un´aria trasgressiva. Ma trasgressivo lo fu sul serio nella sua arte anche se in un modo molto particolare. La mostra ce lo fa comprendere come mai era accaduto prima d´ora. Ideata dalla Soprintendente del Polo fiorentino Cristina Acidini, dal direttore degli Uffizi Antonio Natali e da Carlo Falciani, (e curata dagli stessi Natali e Falciani) la mostra è frutto del lavoro di autentici conoscitori e specialisti della materia. La Acidini è una esperta del manierismo. Ha scritto libri importanti su Michelangelo e sui fratelli Zuccari. Natali a sua volta è uno dei massimi studiosi del primo Cinquecento fiorentino e Falciani è conoscitore ben noto del periodo e dell´artista. Il fatto è da rimarcare perché il problema Bronzino richiede una profonda conoscenza dell´epoca e dei rapporti tra gli artisti operosi in quell´ambiente. Bronzino fu allievo e amico di Jacopo Pontormo vale a dire di uno dei più grandi pittori di tutti i tempi e quel rapporto avrebbe potuto schiacciarlo. Fu poi partecipe della Accademia del Disegno fondata a Firenze da Giorgio Vasari tanti anni dopo, quando era ormai sessantenne, e corse il rischio anche in quel caso di rimanere emarginato da quella macchina da guerra dell´arte che fu appunto il Vasari, organizzatore culturale, scrittore, pittore, direttore di una immensa bottega, docente, diplomatico di primo piano.
E invece il Bronzino emerse con una potenza e una personalità incomparabili. Uomo mite e buono restò per tutta la vita vicino al suo amico Pontormo, ma non ne seguì più che tanto gli orientamenti. Natali e Falciani si sono ricollegati al pensiero di Roberto Longhi, che studiò Bronzino e ne riconobbe l´eccellenza assoluta di ritrattista alla corte di Cosimo I de´ Medici. Tutti quei ritratti si possono vedere in mostra e ne emerge una galleria di figure rappresentate con una esattezza spietata e metafisica, cui spetta di diritto il giudizio espresso da Achille Bonito Oliva nel suo L´ideologia del traditore del 1976, per cui il pittore manierista "di fronte al ricatto dei contenuti non può che rispondere col sogno, l´autoinganno, l´ironia". Ti viene da dire, pur non avendoli mai conosciuti, che quelle donne, quegli uomini e quei bambini sembrano veri, presenti e nel contempo lontani a una distanza siderale dal nostro quotidiano. Ne scopriamo i caratteri, i comportamenti e li conosciamo sia tramite le fisionomie e le espressioni sia tramite gli abiti o gli oggetti che li accompagnano. Una immortale rappresentazione di una intera civiltà, immobile davanti alla storia, certa di una sorta di eterna durata ma angosciata dall´incombere del destino.
Cosimo dette al Bronzino incarichi prestigiosi. La moglie Eleonora di Toledo gli fece decorare con tavole e affreschi la sua cappella in Palazzo Vecchio. L´opera esiste ancora parzialmente conservata nelle sue varie parti. Bronzino vi lavorò anni e anni. Ci si può andare durante la mostra, organizzata con un itinerario attraverso i luoghi di Firenze in cui recarsi con un apposito "passaporto". La cappella è un miracolo dell´arte dove un´idea astratta e remota delle cose si sovrappone a un sentimento vivo e palpitante della realtà "vera" che Bronzino sente con lo stesso spirito del paradosso di Zenone su Achille che non può raggiungere la tarataruga. Eppure sono vicinissimi, quasi si toccano. Ma "quasi" e quel quasi resterà eternamente. Su quel crinale sottilissimo nasce e si sviluppa la pittura del Bronzino.
La mostra – che espone anche tre opere inedite, due delle quali si credevano perdute: un Crocifisso e un San Cosma – indaga su ogni aspetto del sommo pittore che fu anche poeta e di non trascurabile interesse. Ed ecco che la sua produzione poetica viene messa a confronto con quella pittorica. Da un lato elegante e raffinato, dall´altro trasgressivo e sottile indagatore di aspetti anche sgradevoli dell´esistenza. Seguiva in parte le tendenze di un poeta all´epoca insigne, Francesco Berni e dall´altro era ossequioso della tradizione del Petrarca venerato dall´ambiente letterario. La sensibilità delicata e intima del Petrarca e l´energia vitale fin grottesca del Berni si scaricano trionfalmente negli affreschi per Eleonora e nei quadri mitologici che il Bronzino dipinge alla metà del secolo. Non c´è in mostra il capolavoro dei capolavori, la cosiddetta Allegoria di Londra, quadro sensazionale con una strana Venere e un ancor più strano Cupido che da secoli costituisce il rebus per antonomasia dell´arte manierista. È l´apoteosi della pittura del Bronzino ma in mostra c´è l´altra Allegoria del Museo di Budapest restaurata per l´occasione e la Venere col satiro della Collezione Colonna a Roma, maestoso e stupendo dipinto che non fa rimpiangere l´assenza del quadro di Londra.
Bronzino è stato prolifico pittore di nudi e l´ostentazione di corpi da cui trasuda un inquietante erotismo si riscontra anche nella produzione sacra del suo secondo periodo. Importante è ancora la sequenza degli arazzi con le Storie di Giuseppe ebreo ordinati da Cosimo per i quali Bronzino fornì la maggior parte dei cartoni. Ci si interroga sul suo pensiero religioso: al limite dell´eresia o strettamente controriformato? Si capisce dalla mostra come questo grande genio si sia portato nella tomba molti segreti con la sua implacabile discrezione intellettuale.



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