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LIGURIA - «Cemento, fuorilegge il nuovo piano»
23/09/2010 IL SECOLO XIX


il tar si pronuncerà a breve. possibili effetti a cascata su varie operazioni immobiliari

Un altro ricorso-choc contro il Comune dopo l'annullamento e i correttivi dei mesi scorsi

matteo indice

UNA NUOVA mina vagante (e giudiziaria) è stata innescata contro il piano urbanistico del Comune, l'ex Piano regolatore ovvero lo strumento che stabilisce dove e come si può costruire, e chi è autorizzato a farlo. Se dovesse deflagrare, le ripercussioni su cantieri e progetti d'un certo spessore potrebbero essere pesantissime.
Nei giorni scorsi un gruppo di abitanti di Albaro, tutti residenti in via Puggia, ha presentato tramite il legale Roberto Damonte un ricorso al Tar, in cui si chiede di annullare ogni correzione apportata al Piano urbanistico nella primavera scorsa, quando il dispositivo fu cancellato da un'altra sentenza del tribunale amministrativo.
In sintesi: a fine maggio, i magistrati avevano già demolito il piano regolatore del Comune, accogliendo l'istanza di un altro gruppo di abitanti, sempre di Albaro. A quel punto, l'amministrazione è corsa ai ripari e ha provato a metterci una pezza. Per scongiurare lo spauracchio d'uno stop generalizzato alle tante operazioni immobiliari attivate nel capoluogo ligure (con un piano regolatore illegittimo, vigerebbe semplicemente il caos) l'amministrazione ha approvato in fretta e furia i correttivi. Nel dettaglio, avrebbe recepito alcune osservazioni della Regione che in passato erano state trattate come carta straccia. In realtà, e Tursi lo ha messo per iscritto, l'obiettivo palese era quello di blindare il "nuovo", e rattoppato, piano urbanistico da altri ricorsi, evitare insomma che per vizi procedurali fosse attaccabile nel concreto. E che i singoli dossier al Tar, anche quelli presentati dal più piccolo gruppetto di residenti, paralizzassero ogni cantiere da Levante a Ponente, attaccando non la specifica vicenda ma il complesso di norme che regolano l'urbanistica in ciascun quartiere. Il Comune, nell'approvare le correzioni al Piano ritenuto illegittimo dai giudici, ribadiva di farlo «al fine di evitare possibili ulteriori annullamenti scaturenti dall'accoglimento di altri ricorsi». Come dire: ci è andata male una volta e allora (ri)percorriamo a regola d'arte tutti i passi formali, in modo che nessuno possa di nuovo mandare a monte il Puc.
È proprio su questo punto che battono i nuovi "ribelli" . Innanzitutto non si tratta d'un gruppo a caso. Sono infatti gli stessi che a giugno avevano fatto stoppare la costruzione di varie palazzine ad opera della Ville Albaro srl, società creata da una cordata di vip (fra loro Edoardo Garrone, Aldo Sutter, Mario Giacomazzi), facendo partire un'inchiesta della Procura sui presunti favori concessi dal Municipio ai costruttori. Oggi le stesse persone, temendo che i correttivi rimettano in gioco l'opzione cemento nel cuore verde di Albaro (in ballo c'è una matassa di contro-ricorsi) alzano il tiro. E chiedono di ri-mandare in fumo il piano regolatore con una tesi abbastanza semplice, perlomeno nelle sue linee generali: ci sono fior di leggi, rimarcano, che spiegano come ogni modifica al Piano urbanistico debba essere animata da fini "materiali" e "operativi", non solo dalla necessità di dribblare il rischio di altri colpi di spugna giudiziari. Alle brutte: il Comune non può avere come unico obiettivo quello di mettersi al vento.
Difficile, al momento, prevedere che piega prenderà la vicenda. E però da qualche giorno è ripartito il timer che Tursi pensava d'aver disinnescato con la variantona deliberata mesi fa. Quella toppa, se i giudici accoglieranno il ricorso, rischia di saltare. E per fior di cantieri e investimenti sarebbe un (grosso) problema.





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