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Confindustria lancia maxi-progetto sul turismo
Nicoletta Picchio
Il sole 24 ore 23/9/2010

Per rilanciare il turismo e raddoppiarne la quota sul Pil in 10 anni, Confindustria ha lanciato un maxi-progetto che ha individuato 5 aree chiave di intervento, dove creare due milioni di posti.
Ospitalità. La strategia di Confindustria per rilanciare il business delle vacanze e raddoppiare la quota sul Pil in 10 anni
Marcegaglia: patrimonio senza pari - Winteler: perdiamo competitività

Individuate 5 aree chiave di intervento per creare due milioni di posti
Per il Sud disponibili 80 miliardi di fondi

Un raddoppio possibile, in dieci anni. Portare il pil del turismo dal 9,5% al 18,5. Con un aumento degli occupati da 2,5 a 4,3 milioni di addetti, un gettito aggiuntivo per le casse dello Stato di 100 miliardi, con investimenti pubblici inferiore a quaranta. Danie Winteler, numero uno di Federturismo, ha seduta accanto la presidente di Confmndustria, Emma Marcegaglia, per presentare i numeri del piano nazionale, a riprova dell'impegno di tutta la Confederazione nel rilancio del settore. Un anno fa era stato il presidente del Consiglio a parlare del possibile raddoppio del pil, come sfida per il Governo. Ieri Confindustria ha illustrato un progetto-Paese, indicando le cinque linee guida su come si può raggiungere questo traguardo. «Non è una chimera, abbiamo gli strumenti per agire, facciamolo subito», ha esordito la Marcegaglia. Mentre Winteler ha messo subito in evidenza, con un esempio, le grandi contraddizioni dell'Italia: siamo primi al mondo con 47 siti Unesco e siamo il Paese che riesce ad utilizzarli di meno. Con il paradosso che, a fronte di una media di presenze di 2,5 per ogni sito, il Sud è addirittura al disotto, con un milione. Bisogna voltare pagina. Puntando soprattutto su governance e infrastrutture. E’ vero che la competenza del turismo è regionale, ma, ha sottolineato Winteler, serve un forte raccordo nazionale: «Abbiamo cominciato a perdere competitività rispetto ad altri Paesi, per esempio la Spagna, quando si sono dati un piano nazionale». Per questo Federturismo ha commissionato uno studio a Pricewaterhouse Coopers, presentato d Giacomo Neri, che ha individuato cinque azioni strategiche. La prima interviene sulla governance e sulle infrastrutture (il pil cumulato nei 10 anni sarà di 48 miliardi di euro con oltre 200mila posti di lavoro in più nel 2020). La mobilità in Italia è carente, manca un vero hub ed è inefficiente la rete di metropolitane nelle città. Il contributo maggiore arriverà dalla destagionalizzazione: 125 miliardi di euro di Pil cumulato ed oltre 38omila nuovi occupati. Segue l'opzione sviluppo Sud (94 miliardi di pil cumulato e 285 mila unità di lavoro aggiuntive); gli eventi (non solo l'Expo, 75 miliardi di Pil e un picco di 500mila nuovi posti nel 2015), infine l'opzione mercati (Pil superiore a 63 miliardi più 300mila nuovi posti). «Il turismo è una delle poche materie prime di cui dispone questo Paese, abbiamo un patrimonio di bellezze e risorse culturali che non ha pari», ha detto la Marcegaglia. Che si è soffermata sul problema infrastrutture, specie al Sud: i soldi, ha spiegato la presidente di Confindustria ci sono. Si tratta degli 80 miliardi di fondi Fas e risorse comunitarie.«Il problema è evitare la frammentazione e concentrare le risorse su poche azioni strategiche». Purtroppo negli ultimi anni l'Italia nel turismo ha perso quote di mercato. E soprattutto, leggendo il documento di Pricewaterhouse Coopers. emerge che siamo scesi negli arrivi internazionali: dal 5,6% del totale nel 1990 siamo al 4,1 e, senza interventi, si prevede che potremmo scendere nel 2020 al 3,7 per cento. Intercettare gli arrivi dei Paesi emergenti, invece, è una grande opportunità: le aree che tradizionalmente hanno generato turismo, come l'Europa, cresceranno a tassi inferiori rispetto alle nuove economie (la Cina per esempio, ha una crescita annua prevista del 16%, a fronte di una media del campione del 5,8). Se si guarda il livello degli addetti, il settore ne ha di meno rispetto ai Paesi concorrenti diretti: 500mila in meno rispetto alla Francia, 700mila rispetto alla Gran Bretagna, quasi 900 mila in meno rispetto alla Spagna. Siamo indietro anche sulla formazione: il personale con istruzione superiore è il 17% del totale. Secondo lo studio, abbiamo anche un gap qualità-prezzo: il nostro Paese deve competere sulla qualità dell'offerta turistica, ma il suo posizionamento è peggiore rispetto a quello dei principali competitori: la Spagna è il Paese più bilanciato, la Francia ha una posizione di eccellenza sulla qualità, l'Italia è in vantaggio per dotazione.



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