LEGGI
BENI IN PERICOLO
INTERVENTI E RECENSIONI
RASSEGNA STAMPA
COMUNICATI DELLE ASSOCIAZIONI
EVENTI
BIBLIOGRAFIA
STORIA e FORMAZIONE del CODICE DEI BENI CULTURALI E DEL PAESAGGIO
LINK
CHI SIAMO: REDAZIONE DI PATRIMONIOSOS
BACHECA DELLE TESI
per ricevere aggiornamenti sul sito inserisci il tuo indirizzo e-mail
patrimonio sos
in difesa dei beni culturali e ambientali

stampa Versione stampabile

BISCEGLIE - Verso il recupero del Castello, icona della città
Gianfrancesco Todisco
IL BISCEGLIESE, SETTEMBRE 2007

ALL’OMBRA DELLE TORRI - Un progetto-evento per un “ripristino epocale”


E’ ormai manifesta l’intenzione della locale Amministrazione di concludere il cantiere senza fine che di tanto in tanto s’anima all’ombra delle Torri, quel recupero del Castello i cui primi passi mossero nel lontano 1982 e nel quale si procede ancora oggi senza una ben precisa rotta: o meglio, dovrebbe esistere un progetto, che non conosciamo ma che supponiamo preveda un lotto finale di lavori, sulla scorta del quale si sta tentando l’accesso ai fondi comunitari 2007-2013, per l’importo complessivo di tre milioni di Euro, stando almeno al Programma Triennale dei Lavori Pubblici recentemente varato dalla Giunta Municipale; si tratta del “ripristino” di un monumento attraverso il quale fluisce l’immagine stessa della Bisceglie medioevale e che, proprio per questo, uno storico incomparabile quale fu Peppino Di Molfetta non esitò a definire “epocale”: “Castello e torri” egli scrisse nel 1995 “stanno alla Bisceglie ‘civile’, alla ‘città’, così come la Cattedrale sta alla Bisceglie ‘religiosa’, alla sua soppressa diocesi.”

***



Il Castello ripreso da Via Fragata (1902). Si distingue chiaramente l’ormai diruta facciata orientale del “Palatium” angioino realizzato da Pietro da Bari.

Il Castello di Bisceglie guadagna il suo assetto compiuto in pieno Duecento, pressappoco fra gli anni Quaranta e gli anni Settanta-Ottanta del secolo, dunque fra l’età tardo sveva e i primi tempi angioini; è questa l’epoca in cui la città, dopo una fase di “formazione”, che parte dalla fondazione normanna (1046) e si conclude simbolicamente con l’edificazione della grande Cattedrale di Amando (dal 1167), s’avvia verso il momento topico di una decisa “affermazione” urbana.
Sull’onda lunga infatti della fama e del peso territoriale acquisiti con la vicenda prodigiosa della ”Inventio” legata ai SS. Martiri Protettori, si innescarono in città e intorno alla città quelle dinamiche straordinarie che condussero al potenziamento del sistema difensivo con l’impianto di un castello e nell’ambito delle quali emerse perfino la necessità di avviare un ampliamento urbano, per comprendere entro un organico apparato di mura il suburbio lungo il porto; si tratta di momenti di forte crescita che furono immediatamente avvertiti anche dai dominatori subentranti agli Svevi (1266), se è vero che gli Angioini completarono rapidamente il Castello, dotandolo di una cappella palatina, impreziosendone la parte residenziale e sofisticandone gli schemi difensivi, e se è anche vero che entro lo stesso XIII° secolo la maggiore icona della città, la Cattedrale, potè celebrare la sua consacrazione definitiva (1295).
Questo processo di ridefinizione del ruolo territoriale di Bisceglie si inquadra perfettamente nella strategia dell’azione imperiale sveva, animata da quello spiccato spirito centralista già rivelato dalle costituzioni capuane e tesa ad organizzare il controllo diretto del territorio attraverso un sistema di incastellamento diffuso ed una geografia a forte concentrazione urbana, dove il caposaldo turrito, isolato o imposto alla città, è il luogo della volontà sovrana, l’ufficio che sovrintende ad ogni funzione, l’elemento ordinatore della società e del paesaggio.
Non è peraltro casuale che proprio in quest’epoca si attivino quasi tutti i cantieri militari svevi di Terra di Bari; la provincia si arricchisce di una dozzina almeno di nuovi castelli - Trani (1233-1249), Ruvo, Castel del Monte (1240), l’intera dorsale murgiana fra Spinazzola e Altamura - mentre si ampliano le fortezze di Bari (1233-1240) e forse di Canosa, la sontuosa “reggia” dove Federico II risiedeva durante i lavori a Castel del Monte.
Né meno presenti, come già accennato, sono nella Bisceglie tardo-sveva gli echi dell’attività urbanistica federiciana, anche questa concentrata fra Puglia e Sicilia, quelle aree cioè più a contatto con la vitalità commerciale delle rotte mediterranee; nella trama di quel quadrilatero di fabbriche compreso fra Arco S. Antonio, Strada Caldaia, l’ultimo tratto di Pendio S. Matteo e il lido del mare, un’area “extra-muros” almeno fino al 1228, si legge la traccia di una cultura urbanistica già evoluta rispetto al repertorio di quegli schemi naturalistici che generalmente individuavano gli impianti urbani dall’alto Medioevo all’età normanna, una rinnovata predisposizione alla “geometria” che, riprendendo la tradizione classica, si ripropone ora, per esempio, nel progetto federiciano per L’Aquila così come nel disegno “regolare” delle nuove fondazioni comunali italiane o nelle “bastides” della Francia Sud-Orientale.


L’ampliamento urbano “geometrizzante” (più scuro), non anteriore al 1228 e che comprese il suburbio marinaro, a confronto con l’originario schema “rotondeggiante” dell’impianto normanno.



Le nuove mura dell’ampliamento urbano medioevale con la Porta di Mare, oggi spostata di qualche metro. Questo tratto di cortina non fu sostituito in età rinascimentale.

La “crux viarum” costituita da Pendio S. Marco e dal cammino fino a Porta di Mare nonchè dall’asse Via Ing. Mauro Albrizio - Via Lamantea, prefigura certamente una precisa modalità pianificatrice, mentre il peso di quest’ultima lunga dorsale richiama la riorganizzazione urbana che Federico II volle per Altamura, così profondamente segnata da quella “calle maior” intorno a cui si aggregarono le trame edilizie, residuo di un’influenza islamica localmente molto radicata; siamo senza dubbio nell’ambito di quella cultura autenticamente internazionale e laica della quale l’Imperatore seppe permeare la sua politica territoriale, peraltro fedelmente ripresa da Manfredi, cui si legarono i grandi lavori al Castello di Barletta, il “Caput Regionis” militare, e la fondazione della città portuale di Manfredonia.

***

Crediamo che alla valenza altamente rappresentativa del Castello debba corrispondere un’azione progettuale di vasto respiro, che ne sappia riproporre l’originaria funzione “civica” (pensiamo ad un “Urban Center”), che si dilati “a scala urbana” per coinvolgere l’intera collettività, un percorso di recupero che faccia del Castello il centro irradiatore di una rinnovata urbanità.
Un progetto-evento, insomma, attraverso cui il complesso, proprio per la centralità che assume nel processo di ricostruzione storica della città, dovrà strutturarsi come elemento qualificatore e rigeneratore di un intero contesto, capace di dare impulso non solo al riscatto delle aree di più immediata influenza, a partire dal contiguo sistema di “piazze” (Mercato della frutta e del pesce - Largo del Carmine - Piazza Castello - Largo Purgatorio - Strada Guardiano), ma anche in grado di generare flussi di ritorno all’interno della città antica, entro quelle mura che, nonostante il tanto impegno già profuso, segnano ancora un confine di emarginazione e degrado: un riuso che dovrà costituire, in generale, un riferimento spazio-temporale attraverso cui riconoscere la città stessa.
Una simile azione di ripristino dovrà necessariamente essere alimentata dal “sentire” del luogo ed è per questo che osiamo sperare nel ritorno, da parte delle città, alla gestione diretta dell’operazione; confidiamo nella decisa volontà di riappropriarsi di una responsabilità progettuale per troppo tempo alienata ad una Soprintendenza che, fra altro, ultimamente, non ci ha affatto entusiasmato (la sostituzione del pavimento della Cattedrale e quei faretti a incasso da terra!) e che ha esaurito gli ultimi due finanziamenti per il Castello con lavorazioni generalmente corrette e di gusto, fatta eccezione per quel falso acciottolato di mattoni in calcestruzzo vibro-compresso e graniglia lavata di fiume con cui si sta lastricando il cortile, interventi anche tecnologicamente ineccepibili (azioni di de-restauro sulla Chiesa di San Giovanni, presìdi eleganti e operazioni di ripulitura dei paramenti murari), ma sicuramente differibili in questa fase del percorso.



Piazza Umberto I con lo sfondo della Torre Maestra intorno al 1915: il sistema di slarghi intorno al Castello trova in questa piazza la sua naturale prosecuzione. Quest’area sottomurale aveva per estremi due importanti punti di raccordo fra la città antica e le espansioni extra-muros: la secolare Porta di Zappino (fra il Monastero di Santa Croce e il Teatro Garibaldi) e Portauova, aperta nel 1747 nel tratto di muraglia fra la Torre Maestra e Palazzo Curtopassi.
La piazza fu sistemata e piantumata fra il 1882 e il 1883 su progetto dell’Ing. Mauro Albrizio; in quell’occasione vi si ubicò il mercato. Attualmente è oggetto di studio nell’ambito del concorso internazionale di Architettura “Europan 9”, dove le elaborazioni progettuali dovranno essere poste in relazione ad una “marcata domanda di mobilità”: in sostanza si dovrà studiare il modo di incavernare un ennesimo parcheggio in un ambiente di prestigio. Una destinazione francamente incomprensibile, che introdurrebbe una irreparabile cesura fra città antica e città contemporanea, dove invece le elevate potenzialità connettive dell’area dovrebbero suggerire ben altri disegni: sicuramente funzioni di relazione che non siano l’atroce prospettiva di un luogo di scambio veicolo-pedone e che non si esauriscano nella temporanea vitalità di un mercato della frutta e del pesce, un’attività penalizzante in quanto non costituisce occasione di aggregazioni capaci di proiettare interessi all’interno del nucleo antico.

Certo non ci dispiacerebbe se tali lavori fossero stati pensati in funzione di una parziale riapertura del complesso alla fruizione di quanti volessero rinfrancarsi lo spirito con un’emozione inedita; ciò però non ci allontana dalla convinzione che meglio sarebbe stato dare propedeuticità a quelle azioni conoscitive della struttura non ancora esperite: buona parte di quelle centinaia di migliaia di Euro avrebbero dovuto utilizzarsi per acquisizioni di immobili e approfondimenti utili non solo al disegno finale ma anche al riconoscimento di tutto quanto di originario sia ancora celato nelle trasformazioni edilizie succedutesi nel tempo e quindi alla definizione complessiva dell’articolata stratificazione storica dell’area.



Ipotesi di assetto finale del Castello allo stato attuale delle conoscenze. In grigio sono evidenziati gli ambienti, ancora da indagare, che conservano tracce significative della struttura militare. Si riconosce ancora, fra C.so Umberto e Via Porto, la sagoma del puntone a lancia voluto nel 1541 dal Vicerè Pedro de Toledo.

LEGENDA: 1. Muraglia aragonese (fine XV sec.); 2. Torre di Nord-Est; 3. Chiesa di San Giovanni “in Castro” (XII sec.); 4. cimitero pubblico realizzato dal Vescovo Sarnelli nel 1693; 5. cortina Nord del Castello, con tracce evidenti di tre fasi costruttive; 6. Torre di Nord-Ovest; 7. Torre Ovest di accesso al Castello (epoca sveva); 8. area di un probabile “Ospedale dei Pellegrini”; 9. “Palatium” angioino; 10. fabbricato Garofoli (1880); 11. Torre Maestra (origine normanna); 12. area già cortile secondario del Castello ora coperta ed utilizzata per attività commerciale; 13. grande torre angolare del Castello e della cinta, poi bastione rinascimentale (si legge ancora lo sfiatatoio delle artiglierie da fuoco) inglobato nel successivo puntone a lancia del 1541; 14. basamento originario interrato della torre; 15. accesso attuale al Castello; 16. cortile principale; 17. attacco del fabbricato Garofoli al “Palatium” angioino con evidenti membrature romaniche; 18. luogo di un saggio conoscitivo effettuato nel 1950 da cui emersero il muro battiponte ed un basamento scarpato in corrispondenza della torre; 19. locali ex “Bar Levante”, di proprietà comunale; 20. Cappella del Carmine.

Numerose zone ancora di proprietà privata presentano infatti indizi assai significativi, tutti da indagare; in particolare:
1) il fabbricato Garofoli, poi Bombini (1880), che incorpora evidenti tracce romaniche in attacco al “Palatium” angioino e che potrebbe conservare resti pre-svevi;
2) gli ambienti in cui agisce al momento un’attività commerciale (vendita di mobili e arredi), che in parte occupano lo spazio di un cortile secondario del Castello e in parte sono riferibili ad alcuni interni del grande baluardo d’angolo (puntone a lancia) costruito nel 1541;
3) tre locali, dall’insolita spazialità, anch’essi utilizzati commercialmente, con ingresso dai civici 67 e 71 di C.so Umberto I, incorporati in quell’edilizia che a partire dal 1887 sostituì il predetto puntone;
4) il grande vano, dalla suggestiva conformazione, a cui si accede da Via Porto (civici 11 e 13), ora laboratorio di una panetteria, serrato da cospicue sezioni murarie ed ubicato proprio là dove coincidevano i vertici sud-orientali delle Mura e del Castello, che potrebbe restituirci informazioni attinenti a varie fasi temporali, da quella medioevale all’altra cosiddetta di “transizione”, fino all’inglobamento nel citato bastione cinquecentesco (nell’ampia volta a botte si legge ancora lo sfiatatoio per i fumi delle artiglierie da fuoco).



Saggio di scavo fra la Torre Ovest e la Torre Maestra (1950, Foto Archivio Soprintendenza).

Vi sono inoltre elementi che dimostrano inequivocabilmente l’esistenza di un fossato (a difesa del Castello dalla città) e cioè il poderoso basamento scarpato della Torre di Nord-Est, ora sottoposto al livello d’uso del cimitero sarnelliano, con paramento chiaramente lavorato per essere a vista, la continuazione al di sotto del piano della piazza della cortina Nord e la rinvenuta fondazione della Torre di Nord-Ovest; nel 1950 fu infine eseguito un saggio di scavo lungo un fianco della Torre Ovest (verso la Torre Maestra), dal quale emersero il battiponte (muro su cui poggiava il ponte levatoio) ed un basamento a scarpa, più ampio rispetto alla base della torre, da relazionarsi con buona probabilità a strutture precedenti.
Dunque un sito di eccezionale rilievo storico-architettonico ed urbanistico per il quale non possiamo non immaginare un progetto che ne sappia rimarcare, come dicevamo, la dimensione di evento, anche a partire dalla fase di cantiere; un laboratorio che, rieditando preziose pagine dismesse, sapesse giorno dopo giorno accattivarsi l’interesse generale, fino suscitare nella collettività la consapevolezza profonda dell’unicità e la coscienza dell’alto valore identitario del Monumento: una fucina che, all’ombra delle Torri, sia il prologo felice di un luogo-evento, dove, ascoltando un racconto secolare, l’anima della città potrà essere avvertita e consultata per ogni possibile futuro.






news

18-01-2021
Petizione Petizione "No alla chiusura della Biblioteca Statale di Lucca"

11-01-2021
RASSEGNA STAMPA aggiornata al giorno 11 gennaio 2021

27-12-2020
Da API-Mibact: La tutela nel pantano. Il personale Mibact fra pensionamenti e rompicapo assunzioni

25-12-2020
CORTE CONTI: TUTELA PATRIMONIO BASATA SU LOGICA DELL’EMERGENZA

03-09-2020
Storia dell'arte cancellata, lo strano caso di un dramma inesistente, di Andrea Ragazzini

06-06-2020
Sicilia. Appello di docenti, esperti e storici dell'arte all'Ars: "Ritirate il ddl di riforma dei Beni culturali"

06-05-2020
Due articoli da "Mi riconosci? sono un professionista dei beni culturali"

05-05-2020
Confiscabile il bene culturale detenuto all’estero anche se in presunta buona fede

30-04-2020
In margine a un intervento di Vincenzo Trione sul distanziamento nei musei

26-04-2020
Vi segnaliamo: Il caso del Sacramentario di Frontale: commento alla sentenza della Corte di Cassazione

25-04-2020
Turismo di prossimità, strada possibile per conoscere il nostro patrimonio

24-04-2020
Un programma per la cultura: un documento per la ripresa

22-04-2020
Il 18 maggio per la Giornata internazionale dei musei notizie dall'ICOM

15-04-2020
Inchiesta: Cultura e lavoro ai tempi di COVID-19

15-04-2020
Museums will move on: message from ICOM President Suay Aksoy

08-04-2020
Al via il progetto di formazione a distanza per il personale MiBACT e per i professionisti della cultura

06-04-2020
Lettera - mozione in vista della riunione dell'Eurogruppo del 7 aprile - ADESIONI

30-03-2020
Da "Finestre sull'arte" intervista a Eike Schmidt

30-03-2020
I danni del terremoto ai musei di Zagabria

29-03-2020
Le iniziative digitali dei musei, siti archeologici, biblioteche, archivi, teatri, cinema e musica.

21-03-2020
Comunicato della Consulta di Topografia Antica sulla tutela degli archeologi nei cantieri

16-03-2020
Lombardia: emergenza Covid-19. Lettera dell'API (Archeologi del Pubblico Impiego)

12-03-2020
Arte al tempo del COVID-19. Fra le varie iniziative online vi segnaliamo...

06-03-2020
Sul Giornale dell'Arte vi segnaliamo...

06-02-2020
I musei incassano, i lavoratori restano precari: la protesta dei Cobas

31-01-2020
Nona edizione di Visioni d'Arte, rassegna promossa dall'Associazione Silvia Dell'Orso

06-01-2020
Da Finestre sull'arte: Trump minaccia di colpire 52 obiettivi in Iran, tra cui siti culturali. Ma attaccare la cultura è crimine di guerra

06-01-2020
Dalla stampa estera di ieri: minacce di Trump contro siti culturali iraniani

20-12-2019
Riorganizzazione Mibact, Casini: non è ennesimo Lego, ma manutenzione amministrativa in continuità

04-12-2019
Libero riuso delle riproduzioni di beni culturali: articolo di Daniele Manacorda sul "Giornale dell'arte"

Archivio news