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Firenze. Bondi gela il sindaco Renzi. «Niente soldi per la legge speciale»
Paola Fichera
Nazione – Firenze 25/9/2010

Il ministro Bondi: «Sì a iniziative speciali per Firenze»
Chiude sulla legge ad hoc: «Non è ipotizzabile reperire tutte le risorse necessarie»
Il 6 ottobre vertice a Roma

Per la prima volta anche il ministro per i Beni culturali, Sandro Bondi, ammette che Firenze non può affrontare da sola tutti i problemi inevitabilmente derivanti dalla ormai quotidiana invasione di turisti. Anche se non può «vista l'attuale situazione economica» promettere alla città l'aiuto dello Stato per risolvere «tutti» i problemi. Firenze, insomma, potrebbe contare su alcuni finanziamenti legati a progetti specifici, non su un contributo fisso. Insomma se il sindaco Renzi insiste su una legge speciale a tutti gli effetti, il ministro risponde con un «ni». Progetti specifici significa, infatti, percorsi amministrativi diversificati e, inevitabilmente, più lunghi.
Ministro, i milioni di turisti che ogni anno visitano Firenze ‘consumano' la fragilità del centro storico ormai da vari punti di vista e l’amministrazione comunale scalpita per ottenere dallo Stato una legge apposita come del resto accade già per Roma e per Venezia. Lo stesso Presidente del consiglio, Berlusconi, del resto, ha più volte riconosciuto che Firenze ha bisogno di una legge speciale per proteggere meglio dal degrado uno scrigno d'arte unico al mondo. Quale la posizione del ministero per i Beni culturali?
«Città ricche di storia e monumenti, in cui secoli di civiltà hanno prodotto testimonianze artistiche e architettoniche di assoluto rilievo non possono affidarsi alla sola amministrazione ordinaria per tutelare l'immenso patrimonio di cui sono custodi. E’ vero per Venezia, dove per i fondi per la legge speciale sono quasi interamente destinati alla costruzione del Mose e urge al più presto un rifinanziamento, e tanto più è vero per Firenze, il cui centro storico vive un delicato equilibrio tra esigenze insediative e le istanze economiche prodotte dallo sfruttamento di un turismo sempre più massificato. A un simile provvedimento deve però corrispondere anche un maggior impegno da parte delle amministrazioni locali nell'adottare misure adatte a rispondere a un flusso così massiccio di turisti, che se da un lato generano grande ricchezza per le realtà economiche del territorio, dall'altro producono disagi per chi vive la città e oneri non indifferenti per i Comuni: basti pensare a cosa significhi ogni giorno smaltire i rifiuti di migliaia di visitatori o fornire servizi adeguati di trasporto pubblico. E’ necessario, in una congiuntura economica come questa, essere però anche realisti. Non è ipotizzabile reperire tutte le risorse necessarie per Firenze, ma si può lavorare su un insieme ben circostanziato di iniziative in favore del patrimonio culturale della città. Di tutto questo discuterò con il sindaco Renzi e il sottosegretario Bonaiuti il prossimo 6 ottobre a Roma in un incontro già fissato al Ministero».
Dai musei fiorentini, ha detto più volte il sindaco Renzi, arrivano alle casse dello Stato molti più soldi di quelli che lo Stato reinveste su Firenze a tutela de suo patrimonio. Per far pulire il ponte di Santa Tri nita dalle scritte dei graffitari ha dovuto emanare un'ordinanza. Così come per gli ingressi delle Gallerie dell’Accademia e degli Uffizi. Eppure proprio alla soprintendenza, emanazione locale del Ministero, tocca il primo compito di protezione e valorizzazione de patrimonio artistico cittadino Cosa ne pensa?
«Occorre distinguere tra il decoro della città, che spetta prettamente all'amministrazione comunale, e il dovere di tutelare il patrimonio culturale statale, attribuito alla Soprintendenza. La valorizzazione, come stabilisce la riforma del Titolo V della Costituzione, è materia concorrente, e proprio qui deve essere trovato il punto d'incontro tra Ministero e Comune. Non litigare per la titolarità della riscossione di un biglietto d'ingresso, che tra l'altro lo voglio ricordare al Sindaco Renzi che in passato ha fatto della demagogia su questo sono risorse che all' 80% rimangono a Firenze e sono reinvestite sul Polo Museale Fiorentino, ma lavorare insieme per produrre iniziative ed eventi di grande rilevanza scientifica e culturale che suscitino l'interesse del pubblico, che deve essere stimolato a vivere i musei non come un fatto episodico, ma come i luoghi in cui è depositata la propria cultura, in cui trovare la propria identità e in cui tornare spesso».
La polemica fra Comune e Ministero si è spinta fino a punto di contendersi la proprietà de David di Michelangelo. Renzi avrà esagerato a reclamarne simbolicamente la proprietà, per dimostrare che Firenze ha diritto a più finanziamenti e attenzione, ma Lei ha commissionato una relazione tecnica per dimostrare che il David è dello Stato. Era necessario arrivare fino a tanto?
«Ritengo la querelle di Renzi sul David una mossa di comunicazione abile anche se propagandistica. L'Avvocatura dello Stato non può non pronunciarsi su una simile richiesta, perché il David è parte integrante del patrimonio statale. Un problema ben noto a chi segue le vicende legate alle restituzioni di beni culturali».
Si è parlato di gestione condivisa del patrimonio statale a Firenze in modo da poter far arrivare introiti anche nelle casse comunali. E' possibile davvero? E come?
«Dallo scorso dicembre stiamo lavorando alla creazione del biglietto integrato che consentirà la visita di musei statali e comunali, con una ripartizione degli introiti tra le due amministrazioni. Un progetto concreto, seguito in prima persona dal Direttore Generale per la Valorizzazione, Mario Resca, che sta per giungere a compimento». Ministro, i motivi del contendere fra Roma e Firenze sono parecchi. Quando avremo una risposta chiara, per esempio, su come sarà risolta la questione dell'uscita dei Grandi Uffizi, in pazza Castellani? C'è ancora in ballo la Loggia Isozaki?
«Non è una questione all'ordine del giorno. La priorità ora è concludere il lotto di lavori in corso per la realizzazione dei Grandi Uffizi, su cui nelle precedenti amministrazioni si è accumulato un notevole ritardo».
Il sindaco ‘rottamatore' del suo partito, vorrebbe rottamare' anche le soprintendenze, mentre il professor Paolucci sostiene che proprio la soprintendenza resta l’ultimo baluardo istituzionale in difesa della città: come giudica b posizione de sindaco? «Concordo con Paolucci. E’ sempre bene che in una città, dove le pressioni economiche locali sono fortissime, esista un potere terzo dall'amministrazione comunale preposto alla tutela del territorio e del suo patrimonio culturale. Pensiamo solo cosa sarebbe successo a Roma senza le Soprintendenze e la mia personale presa di posizione in difesa del paesaggio: ora al Pincio avremmo un parcheggio interrato privato, con lo sventramento di una delle architetture più suggestive della Capitale, e nell'Agro Romano, al posto di un tessuto secolare fatto di antichi casali e coltivazioni, asfalto e palazzoni. Questo aveva deciso la precedente amministrazione comunale e questo sarebbe successo se non mi fossi opposto e non avessi trovato nelle Soprintendenze il sostegno necessario».

Parco della Musica, opera strategica, incontro per definire risorse e tempi
Altra questione aperta è quella della conclusione dei lavori per il nuovo Teatro della Fondazione del Maggio Musicale Fiorentino. Mancano 35 milioni di euro per completare il nuovo auditorium. «Incontrerò al più presto il nuovo responsabile della Struttura di Missione della Presidenza del Consiglio, l'ingegner Giancarlo Bravi, per un confronto sulle risorse e sui tempi di realizzazione del nuovo Auditorium del Maggio Fiorentino, così come del nuovo Palazzo del Cinema al Lido di Venezia, opere strategiche per l'offerta culturale del Paese».

Hanno detto
Antonio Paolucci sulle soprintendenze
«Sindaco, Lo dico nel suo interesse, eviti di sparare sulla Sovrintendenza. E’ rimasta l'ultimo presidio in una città che ha perso ad uno ad uno i suoi tradizionali punti di forza»

Giuliano da Empoli, la replica: «E' soprattutto un problema di risorse. Abbiamo idee e ambizioni. Otto milioni di introiti sono decisivi. Abbiamo il diritto di gestire il nostro futuro»

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