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ROVERETO Dalle chiese alle scenografie teatrali l´architettura secondo Mario Botta
SABATO, 25 SETTEMBRE 2010 LA REPUBBLICA - Cultura



Il Mart di Rovereto rende omaggio all´uomo che l´ha progettato e realizzato Con un "racconto autobiografico" diviso in dodici sezioni tematiche



C´è molta memoria poetica e storica nella ricca retrospettiva con la quale Mario Botta festeggia cinquant´anni di lavoro. E la mostra non poteva che svolgersi al Mart di Rovereto, nella costruzione che egli ha progettato e realizzato: così bella ed essenziale da costituire un omaggio alla discrezione e al buon senso. Divisa in dodici sezioni tematiche (tra cui spiccano i progetti di realizzazioni di case, di luoghi lavorativi, di chiese, di musei, di scenografie teatrali), la mostra è il racconto autobiografico di un grande protagonista dell´architettura contemporanea. Ogni cosa sembra corrispondere a una parte della sua anima. Alla gioia e al dolore, al raccoglimento e alla serenità, all´asprezza e alla forza, al lieve e al pesante: ogni sensazione trova, tra lo spazio e la luce, la propria ragion d´essere. Non è questo che chiediamo a un artista? Non è nel suo grado di emozionarci che misuriamo la nostra affezione alle sue creazioni?
Il lavoro di Botta rientra nell´alveo del moderno. E stabilisce un percorso riconoscente verso quei maestri con i quali ha studiato e imparato. Innanzitutto Carlo Scarpa. Ma poi Le Corbusier e Louis Kahn. Maestri che gli hanno insegnato a vedere, ad immaginare e a sperimentare. La bellezza per Botta non è un modello ideale al quale uniformarsi, un mondo fine a se stesso, ma una sperimentazione continua. Essa implica calcolo, rischio e dedizione verso l´uomo. Opera nel presente ma non può fare a meno del passato.
È in questa costellazione che le architetture di Botta trovano slancio e forza di appartenenza: non solo alle proprie radici ma anche a quelle altrui. Ed è come se i suoi progetti abbraccino più mondi, più realtà, vivano tra molteplici identità. La modernità si nutre di contrasti, a volte di contraddizioni. E quando fiduciosa si rivolge al futuro non può fare a meno del passato. Ma di quale passato?
Botta non ama, e si vede lungo tutto il percorso, la mania citazionista del postmoderno, l´ironia che giustifica l´adozione in blocco di uno stile antico o di un dettaglio arcaico. Semmai predilige la storia come accumulazione di esperienze e di simboli che arricchisce e trasforma il nostro punto di vista sul mondo. La difesa che egli ha fatto delle città europee contro il modello americano o asiatico ne è la riprova. In quelle si fa chiara l´esigenza di una storicità che è insieme memoria e azione. Etica ed estetica. Ma queste due ultime entità, che il Novecento con le Avanguardie ha separato, possono di nuovo convivere? Da quando esiste l´uomo, esiste il diritto all´habitat. Un diritto, sostiene Botta, al valore abitativo che – attraverso le case, le città, gli arredi – metta al centro l´uomo. E la mostra illustra questa filosofia dell´umano costruire.
Tra i disegni, le foto, i progetti spicca una sezione dedicata agli innamoramenti, ai debiti che egli ha contratto col proprio lavoro. Alcuni nomi sono già stati fatti, altri – non necessariamente architetti – spuntano come flash da un passato che Botta ama ricordare: Picasso, Giacometti, Dürrenmatt, Klee, Duchamp e il romanico, Pasolini e Sanguineti. Per ognuno, una frase, un commento, un ricordo. Che li materializza e li trasforma in vecchi amici venuti al Mart a festeggiare mezzo secolo di avventure.



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