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CALCI. Tedeschi pronti a comprare antico mulino. Appello al Comune: scongiurare la vendita e trasformarlo in museo
MARZIA ARA
MARTEDÌ, 28 SETTEMBRE 2010 IL TIRRENO - Pisa



Il Gangalandi è l’ultimo impianto rimasto dei 104 che esistevano in Valgraziosa alla metà dell’Ottocento

Conserva ancora tutte le attrezzature ed è in condizioni di funzionare



Sta per finire in mano ad acquirenti tedeschi, che insistono per comprarlo. Il mulino Gangalandi, cimelio del lavoro e un pezzo di storia italiana, rischia davvero una ingloriosa destinazione. Nessuno sembra interessarsi al caso salvo dopo, quando sarà troppo tardi, fingere di indignarsi. Ma già adesso forse è troppo tardi.
«Egregio sindaco, cari assessori, dal 2003 ci occupiamo di salvaguardare il molino dei Gangalandi, l’ultimo dei 104 mulino che esistevano nel 1864. Esso conserva tutta l’attrezzatura, le macine e gli ingranaggi originali capaci ancora oggi di girare perfettamente. Il mulino e il suo Aldio sono ben vincolati dalla sovrintendenza. Il mulino è di proprietà della famiglia Chini la quale dispone anche di una immensa collezione di strumenti della vita contadina».
L’appello è di Sandro Ercolini, della Compagnia di Calci, che interpreta il comune sentire della gente. «In passato abbiamo cercato di farci un museo, di intesa con l’amministrazione comunale e il dipartimento di archeologia industriale dell’università di Pisa, ma tutto è naufragato nel nulla». Ercolini è prodigo di dettagli nel riferire la situazione di ieri e di oggi. Il muraglione circostante, alto otto metri, che si erge dalla Zambra e contiene l’intera zona dei Gangalandi, sta crollando a causa delle piante infestanti e la cosa è nota al Comune, all’Ufficio dei Fiumi e Fossi e alla Sovrintendenza. Questo non da oggi ma da anni.
Nella sommità del muraglione scorre l’alvio del canale macinante che portava l’acqua al mulino. È stato travolto da una frana che sta aumentando sempre di più e la cosa è risaputa anche dall’amministrazione comunale. A monte del mulino si trovano i resti di un antico castello con ampi tratti di mura ben conservati. «Anche qui da anni - sottolinea Ercolini - abbiamo denunciato il fatto che il proprietario del terreno non si cura del sito anzi vi pascolano cavalli che fanno crollare le mura, sono stati deviati canali di scolo e più volte vengono accesi fuochi a ridosso del castello».
Siamo al punto che il proprietario del mulino, per una serie di circostanze, soprattutto per l’indifferenza generale, si trova costretto a vendere lo stesso mulino ad acquirenti tedeschi che si sono fatti avanti. È intenzionato a porre una clausola che nessun visitatore italiano possa più entrarvi.



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