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PISA - L’arazzo del ’500 portato alla ribalta da due italianisti
MARCO BARABOTTI
MARTEDÌ, 28 SETTEMBRE 2010 IL TIRRENO- Pisa

PISA. Il prezioso arazzo del Cinquecento dal titolo “Lorenzo Il Magnifico incoraggia le arti”, recentemente restaurato dalla soprintendenza di Pisa, inaugurato domenica scorsa - e che oggi fa bella mostra a palazzo Reale -, ha un importante retroscena.
A portare alla ribalta il valore artistico e simbolico di quell’opera, sono stati una ricercatrice del dipartimento di italianistica dell’Università di Pisa, Marina Riccucci e un docente a contratto dello stesso dipartimento, Paolo Pontari, attraverso uno studio, poi pubblicato nel 2008 sulla rivista di Letteratura italiana.
È la stessa Marina Riccucci a parlarcene. «Nel 2007 - dice - mi stavo occupando di una ricerca di letteratura italiana riguardante una tesi di laurea e, durante la valutazione della bibliografia, l’occhio mi cadde su un pezzo importante dei primi anni del 1570, già oggetto di studio diversi decenni prima del direttore dell’allora museo civico di Pisa. Pezzo che risultava conservato a Pisa in un deposito del lungarno. Con Pontari abbiamo poi cercato di capire meglio il valore e il significato di quest’opera, già catalogata nel 1993 dalla dottoressa Matilde Stefanini Sorrentino».
«Da allora ad oggi - dice Marina Riccucci - nessuno aveva più preso in considerazione quell’opera. O meglio nessuno se n’era più occupato nel dettaglio. Sapendo che era custodito nel museo civico, facemmo richiesta ufficiale, attraverso Marco Santagata, direttore del nostro dipartimento, per poterlo vedere. La soprintendenza acconsentì. Devo dire che il pezzo era ben conservato in una cassa zincata. Srotolammo il panno, lo esaminammo a lungo e da allora cominciammo a scrivere grazie anche ai documenti d’archivio in nostro possesso. Nella primavera nel 2008 completammo il saggio che, per la prima volta in assoluto, dava una lettura argomentata e documentata dell’opera. Nel 2008 il saggio è comparso sulla rivista di Letteratura italiana e poi presentato all’Università di Kent prima e a palazzo Rucellai a Firenze dopo. Insomma, è stata data una visibilità internazionale a un’opera di grande valore e significato».
È anche su questa scia di notorietà, che la soprintendenza si è fatta finanziare dallo Stato l’opera di restauro, ben eseguito da Moira Brunori su progetto di Mariagiulia Burresi e che è esposto oggi a palazzo Reale e che, nel giro di qualche anno, entrerà all’interno di un progetto museologico più ampio dal titolo “La città degli arazzi” che prevede il recupero di tutto il nucleo, che sarà in parte finanziato dalla Cassa di Risparmio di Pisa, con l’esposizione nelle prime quattro sale del museo.
L’importanza di questo arazzo “Lorenzo Il Magnifico incoraggia le arti” ha molteplici valenze, emerse anche dal saggio dei due studiosi di italianistica. Intanto per l’impegnativo progetto, che vide coinvolti i maggiori intellettuali del tempo, dal Vasari al Borghini, dell’arazziere Benedetto di Michele Squilli e dell’autorevolissimo disegno del pittore fiammingo Jan van der Straet, detto lo Stradano, che lavorò a Firenze per oltre quarant’anni.
Ma anche per la rappresentazione: ritrae Lorenzo il Magnifico all’interno di un loggiato affacciato su un giardino e in cui si svolgono scene di esecuzione e di apprendistato nell’ambito delle varie arti.
Il Magnifico è attorniato da letterati e artisti dell’opera nelle varie attività pittoriche. Accanto all’individuazione della sintesi che il disegnatore attua tra elementi del giardino di San Marco e la villa della Petraia, gli studiosi hanno proposto anche l’individuazione dei personaggi che attorniano il Magnifico, in arti-simbolo delle varie arti, dal pittore Botticelli, allo scultore Bertoldo - maestro di Michelangelo -, all’architetto Giuliano da Sangallo, al poeta Poliziano.
Infine la conferma del significato celebrativo che l’arazzo doveva svolgere, insieme ad altri sei della stessa serie di Storie di Lorenzo, nella sua collocazione originaria nella sala a lui dedicata a palazzo Vecchio.



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