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Salva per ora la Biblioteca di Firenze
Dario Fertilio
Corriere della Sera 28/9/2010

Il ministro risponde a Galli della Loggia. E in tanti adesso si mobilitano
Bondi: «Spendiamo i soldi che abbiamo e razionalizziamo»

E alla fine la Biblioteca Nazionale di Firenze si salverà. Niente chiusura parziale, sospensione dei prestiti, resa incondizionata alla mancanza di fondi: almeno per ora, la memoria del Paese non verrà cancellata. Lo annuncia da Londra, dove si svolge un convegno internazionale, la direttrice Antonia Ida Fontana, e nella sua voce si coglie un indiscutibile sollievo. Ma il punto a favore lo segna, oltre a lei, tutto il movimento d'opinione che si è mobilitato in questi giorni in difesa della cultura minacciata, e che ha accolto la lettera aperta di Ernesto Galli della Loggia al ministro Bondi, pubblicata sul «Corriere della Sera» di ieri, come il segnale della riscossa. Che in effetti è arrivata, anche se la vicenda è lontana da una vera conclusione. “Perché il direttore generale per i beni librari, Maurizio Fallace - afferma la direttrice - mi ha soltanto assicurato che nelle pieghe del bilancio si troveranno le risorse per scongiurare la chiusura parziale. E così, almeno fino al primi mesi del prossimo anno, rimarremo aperti regolarmente dalle 8 e un quarto alle 7 di sera». E dopo? Qui la partita si annuncia più complessa e ancora da giocare. Prendiamo l'ampia risposta che il ministro Bondi ha diffuso ieri, dopo la lettera aperta di Galli della Loggia. Vi traspare l'amarezza dovuta al fatto che «qualsiasi cosa io faccia o dica viene ignorata... a seconda delle circostanze e delle convenienze». Si rivendica il merito di avere evitato «la soppressione di una lista di istituti culturali» e si avanza la tesi che «il problema non sia la mancanza di soldi, ma la capacità di spendere quelli che abbiamo e di dedicarci alla realizzazione di progetti di qualità». Si elencano i successi del governo e del ministero (avvio del nuovo sito di Pompei, dell'area archeologica di Roma, del progetto Grande Brera di Milano; e poi la difesa del Pincio e dell'Agro Romano, gli interventi urbanistici a Mantova o Bologna, la riforma degli enti lirici, quella del cinema, eccetera). Ma solo poche battute sono dedicate alla Biblioteca fiorentina, a carico della quale il ministro denuncia «fondi non utilizzati per 5.650.000 euro» («ma già vincolati a contratti per lavori specifici», gli fa notare la Fontana). E poi «per far fronte alla carenza di personale si possono utilizzare alcuni bibliotecari» compresi tra i 56 dipendenti di un ente soppresso, fa notare ancora Bondi. Un po' poco, diciamolo pure; se non che, da altre parti giungono notizie più incoraggianti. C'è da mettere in conto, anzitutto, la rassicurazione di Maurizio Fallace. Poi, l'impegno del sindaco di Firenze Matteo Renzi a premere politicamente sul governo; la decisione del governatore toscano Enrico Rossi di mettere a disposizione della Biblioteca alcuni volontari dei servizio civico regionale; e ancora - lo ricorda sempre la direttrice Fontana - l'impegno del Quadrifoglio, la ditta che gestisce la nettezza urbana in città, a ridurre la tassa sui rifiuti; la possibilità che avvenga lo stesso per l'acqua; il contributo di 400 mila euro destinati alla manutenzione e alla sicurezza dalla commissione cultura della Camera. E non è tutto: Ludovico Ortona, nuovo presidente dell'Arcus, una società che funziona da braccio tecnico del ministero, si dichiara pronto a sottoporre qualsiasi progetto di catalogazione, aggiornamento informatico e rafforzamento degli edifici alle Infrastrutture e al Beni Culturali. Tanto che Antonia Ida Fontana, cogliendo la palla al balzo, parla già della caserma di via Tripoli da ristrutturare in magazzino (la spesa sarebbe di 10 milioni di euro). - Si tratta di vedere, insomma, il «bicchiere mezzo pieno», come afferma il direttore dei beni librari Fallace, magari partendo dalla legge approvata di recente che assegna l’autonomia amministrativa e contabile alle due Biblioteche Nazionali Centrali (oltre a Firenze, c'è Roma). «D'accordo sull'idea di procurarsi gli sponsor o dare in affitto certe sale per manifestazioni - fa notare Michela Nacci, che insegna all'Università dell'Aquila ma che segue da tempo la vicenda in veste di utente della Biblioteca - però tutto questo non può bastare. Tanto più che la ricerca spasmodica di finanziatori finisce col distrarre le risorse umane già scarse dall'opera di catalogazione, digitalizzazione, organizzazione della consultazione». Scarse? Diciamo pure all'osso. E il confronto è impietoso: la Biblioteca di Parigi ha 2.600 impiegati, quella di Madrid duemila e Firenze... meno di 200. «Al convegno di Londra - racconta la direttrice - i parigini annunciano disperati che dovranno scendere a 2050 a causa della crisi. E noi? Beh, dal primo gennaio scenderemo a 185...».



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