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Finalmente dopo sette anni le regole salvapaesaggio.
IRMA VISALLI
IL GIORNALE DELL’ARTE – 28 settembre 2010

Fonti rinnovabili indispensabili, 9Omila impianti in Italia ma anche una minaccia per il paesaggio e l'agricoltura tradizionale.

Negli ultimi mesi si è accesa in Italia la discussione intorno ai «campi fotovoltaici» che stanno occupando ampi spazi del nostro Paese trasformandone il paesaggio. Sono due i grandi mondi a cui gli specifici oggetti del «fotovoltaico» e del «paesaggio» appartengono: quello dell'energia e quello del governo del territorio, i cui punti di contatto e d'interferenza reciproca sono di complessa lettura. È importante quindi non perdere di vista alcuni «principi base», per evitare sterili contrapposizioni. Il primo di questi è la questione del cambiamento climatico: una priorità indiscutibile, cui si associano le azioni mirate all'efficienza energetica e allo sviluppo delle energie rinnovabili, nell'ambito degli impegni assunti dall'Unione europea e dagli Stati membri. Il secondo principio è quello secondo cui il territorio è, al pari di acqua, sole e vento, una risorsa primaria, irrinunciabile sia per usi agricoli e zootecnici, sia per il suo valore storico, paesaggistico e culturale. Nonostante siano principi ampiamente riconosciuti, il dibattito animato intorno al deturpamento del suolo da parte degli impianti fotovoltaici ed eolici mette in luce la crescente divaricazione tra lo sviluppo delle energie rinnovabili e il governo del territorio. Anche da qui l'opinione diffusa secondo cui il mondo delle rinnovabili sarebbe al più costituito da affaristi e deturpatori del paesaggio e chi difende il paesaggio, invece, un proibizionista del «fare». Nel concreto, dal 2005 a oggi, grazie alle politiche volte a incentivare l'uso di fonti rinnovabili per produrre energia «pulita», il numero degli impianti in Italia è cresciuto in maniera esponenziale fino ad arrivare a quasi 90milla impianti in esercizio, contro i 5mila dell'inizio 2007. Oggi il 9O% dei Comuni italiani è dotato di almeno un impianto. Un vero e proprio boom, tanto da far passare velocemente l'Italia al secondo posto in Europa dopo la Germania come produttrice di energia alternativa. Ma si tratta di un processo tanto accelerato quanto incerto nelle regole, così da consentire speculazioni, impianti mal fatti e poco eccellenti oltre all'espropriazione di territori all'agricoltura con evidenti danni non solo per il paesaggio ma anche per l’impoverimento dei terreni stessi in termini di permeabilità e biodiversità. Ciò si deve alla responsabilità, accertata e riconosciuta dei Governi che dal 2003 non hanno mai redatto, come previsto nel Dm 387/2003, in attuazione alla direttiva 2001/77/Ce. le Linee Guida nazionali per garantire un quadro di certezze alle procedure e agli indirizzi di Regioni e Province (da condividere, coerentemente, con i Comuni), Soltanto oggi le Linee guida sono state approvate, ma nel frattempo le Regioni hanno legiferato autonomamente e diversamente una dall'altra (salvo poi, come nel caso della Puglia e della Calabria, o di alcuni Comuni del Piemonte, vedersi bloccare da sentenze costituzionali di illegittimità). I Comuni si sono trovati soli e senza strumenti per fronteggiare la forza del mercato e di leggi che consentono ai proponenti di scegliere i siti e le modalità di realizzazione degli impianti, allettati da guadagni «facili». Alle leggi regionali si sono aggiunte moltissime delibere comunali e provinciali, prese di posizione del mondo della cultura e dell'economia, comitati di cittadini, operatori turistici, agricoltori. Si è arrivati addirittura, nel caso del Comune di Isola d'Asti, a chiedere che il paesaggio vitivinicolo e le colline adiacenti al centro storico siano dichiarate «di notevole interesse pubblico». Ma, da oggi, le cose forse cambieranno. Dopo l'ok della Conferenza unificata Stato-Regioni-Enti locali dell'8 luglio, sono state emanate le tanto attese Linee guida per le energie rinnovabili (invia di pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale): dopo 7 anni,arrivano finalmente regole certe per operatori. amministratori e cittadini. Sarà interessante soprattutto vedere come le Regioni, entro 90 giorni dalla loro pubblicazione, adegueranno le proprie leggi e daranno indirizzi e deleghe a Province e Comuni. Il testo licenziato dalla Commissione potrebbe riavviare il dialogo tra i mondi del fotovoltaico a terra e del governo dei territorio, anche se il quadro è talmente «di cornice» che solo le declinazioni concrete potranno dirci come e se ciò avverrà. Ad esempio, se è vero che le Regioni potranno definire le aree non idonee per l'installazione degli impianti fotovoltaici «attraverso un apposita istruttoria avente ad oggetto la ricognizione delle disposizioni volte alla tutela dell'ambiente, del paesaggio, del patrimonio storico e artistico, delle tradizioni agroalimentari locali, della biodiversità e del paesaggio rurale», si mantiene il criterio per cui gli impianti sono opere indifferibili e urgenti di pubblica utilità. Le esclusioni diventano quindi l'eccezione e non la regola, tanto che «l'individuazione delle aree e dei siti non idonei non deve (...) configurarsi come divieto preliminare, ma come atto di accelerazione e semplificazione dell'iter di autorizzazione alla costruzione e all'esercizio, anche in termini di opportunità localizzative offerte dalle specifiche caratteristiche e vocazioni del territorio». Le Linee chiariscono anche tipi di procedure e autorizzazione, le modalità di verifica e monitoraggio, di trasparenza amministrativa, oltre a contenere uno specifico allegato sull'inserimento degli impianti eolici. Agosto ha visto anche la pubblicazione sulla Gazzetta ufficiale (197/24 agosto 2010) del terzo «conto energia» con nuove regole incentivanti. Particolarmente opportuno il taglio alle tariffe per impianti superiori ai 5Mw che farà forse cessare la corsa ai terreni agricoli per installare gli impianti; e i premi fino al 30% per applicare il fotovoltaico su edifici e luoghi da risanare. Si auspica che il dibattito aperto sulle relazioni tra impianti fotovoltaici e paesaggio non si interrompa qui, ma che anzi dia avvio a una più complessiva riflessione sui rapporti tra produzione e paesaggio contemporaneo, esteso alla progettazione architettonica e a una concezione di tutela «allargata» al contesto in cui le emergenze si trovano. Al proposito si pone l'accento anche sui coni visuali su «oggetti tutelati».



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