LEGGI
BENI IN PERICOLO
INTERVENTI E RECENSIONI
RASSEGNA STAMPA
COMUNICATI DELLE ASSOCIAZIONI
EVENTI
BIBLIOGRAFIA
STORIA e FORMAZIONE del CODICE DEI BENI CULTURALI E DEL PAESAGGIO
LINK
CHI SIAMO: REDAZIONE DI PATRIMONIOSOS
BACHECA DELLE TESI
per ricevere aggiornamenti sul sito inserisci il tuo indirizzo e-mail
patrimonio sos
in difesa dei beni culturali e ambientali

stampa Versione stampabile

POMPEI - Fiori tra le rovine. Verso una fondazione autonoma.
LUCA RISSOTTI
IL GIORNALE DELL’ARTE – 28 settembre 2010

«Lascio una Pompei migliore», dice Marcello Fiori, commissario fino a giugno, e snocciola obiettivi e risultati che potevano già essere realizzati

POMPEI (NA). Con un decreto del maggio 2008, il governo Berlusconi dichiarò lo stato di emergenza e commissariò l'area archeologica di Pompei (d'intesa con la Regione Campania, retta dal centrosinistra, e con il favore anche dell'allora presidente del Consiglio Superiore per i Beni culturali Salvatore Settis). Inizialmente previsto per un anno, poi prolungato fino al 31 luglio 2010, il commissariamento si è concluso anticipatamente, su proposta dello stesso Commissario, il 10 giugno. A marzo la Corte dei Conti ha posto una questione di «controllo di legittimità» dell'insieme degli atti emanati dal Governo su Pompei in relazione al supposto stato di emergenza, agli interventi del Commissario in deroga alle leggi ordinarie dello Stato grazie allo strumento delle ordinanze di Protezione civile e della normativa dei grandi eventi. Il 4 agosto, infine, la Corte dei Conti, che avrebbe potuto ricorrere al Consiglio di Stato o addirittura alla Corte costituzionale, ha deciso di non «rinviare a giudizio» il Governo. Per entrare nel merito dei rilievi della Corte dei Conti, «Il Giornale dell'Arte» ha incontrato Marcello Fiori, 50 anni, già dirigente della Protezione civile, ex segretario generale del Ministero delle Telecomunicazioni (governo Prodi), ex responsabile del coordinamento della struttura per l'emergenza rifiuti in Campania, vicecapo di gabinetto del sindaco di Roma Francesco Rutelli, dirigente d'azienda, giornalista e docente a Roma 2. In una lettera inviata alla Corte dei Conti nel luglio 2008, il primo commissario di Pompei, Renato Profili (affiancato al soprintendente Pietro Giovanni Guzzo nel 2008, prima di cedere il testimone a Fiori nella primavera del 2009, pochi mesi prima del pensionamento di Guzzo a fine luglio 2009), descrive Pompei come vittima di «una sensazione di degrado e di disordine»; parla di «morosità e inadempienza nella gestione del ristorante interno agli scavi», di «guide turistiche non autorizzate», di «mancata apertura dell'area archeologica senza alcun preavviso», di «riflessi negativi anche per l'ordine pubblico». Dottor Fiori, si ritrova nel quadro descritto da Profili? E sostanzialmente corretto, ma purtroppo parziale. Non tocca le criticità della gestione del sito, a cominciare dalla messa in sicurezza e manutenzione del patrimonio, allo stato dei cosiddetti siti minori, al pieno funzionamento delle due Soprintendenze (Pompei e Napoli sono state accorpate dal ministro Rutelli, governo Prodi). Non sta a me dare giudizi sull'operato di uno studioso di fama internazionale come il soprintendente Guzzo; osservo solo che mentre al Mibac venivano chiesti finanziamenti da 250 milioni per salvare Pompei, non si spendevano le decine di milioni che erano in cassa per i necessari interventi di ordinaria manutenzione. Negli ultimi anni Pompei (Soprintendenza speciale, quindi dotata di autonomia finanziaria) ha «restituito» al Mibac 90 milioni di euro di residui attivi (stime della Corte dei conti). E riguardo ai problemi di ordine pubblico? Il prefetto non cita i circa 30 cani randagi che abitavano negli scavi, tristemente famosi anche per aver interrotto alcuni spettacoli al Teatro Grande! E la notizia ovviamente (con quella dell'emergenza rifiuti) fece il giro del mondo gettando discredito su Pompei e sul Paese. Lo abbiamo affrontato con un accordo con le associazioni animaliste e una campagna per l'adozione di 24 cani. il gestore del ristorante dentro gli scavi, oltre ad aver commesso vari abusi, era in mora da dieci anni e deve allo Stato circa 9 milioni di euro: dopo la gara da noi indetta, oggi Autogrill gestisce uno spazio rinnovato e versa un canone annuo di 450mila euro. Anche la gestione del personale (in particolare i custodi) è un importante criticità: in base all'accordo firmato a maggio 2008 dal soprintendente Guzzo con alcune sigle sindacali (non la Cgil), i 167 custodi sono organizzati in tre turni. Se almeno metà dei 42 di ogni turno non è in servizio, gli scavi non possono aprire. Siccome ognuno dei tre turni è sostanzialmente «gestito» da una delle sigle, si vede qual è il prezzo (per lo Stato e per i turisti) dell'intesa: basta che una sigla sindacale indica un'assemblea e gli scavi chiudono. La grave crisi di Pompei era rappresentata da un complesso di ragioni: una carenza di interventi di messa in sicurezza e restauro del patrimonio (che si rischiava di danneggiare irreversibilmente); una carenza assoluta dei servizi elementari (rete di acqua potabile, bagni e posto di primo soccorso sanitario); problemi di abusivismo commerciale anche all'interno dell'area ed estesi anche a professioni di grande importanza come le guide turistiche. Ma a molti evidentemente tutto questo intreccio di disfunzioni, spesso ai margini della legalità, andava bene: in quest'area grigia c'era comunque la possibilità per molti di coltivare i propri interessi, fuori e dentro gli scavi, tra le categorie economiche e dentro gli uffici pubblici. La dichiarazione dello stato di emergenza e la nomina di un Commissario ha spezzato questo equilibrio durato anni e ci sono stati diversi tipi di reazioni. Chi ha visto nel Commissario una speranza di riscatto per Pompei e si è rimboccato le maniche (tra questi i vertici della Soprintendenza e, quasi per intero, la struttura; la Regione Campania e la Provincia di Napoli; la Prefettura e le forze dell'ordine; le associazioni di categoria, albergatori, commercianti e guide in testa; l'ente provinciale per il turismo; la gran parte delle organizzazioni sindacali provinciali e regionali; le istituzioni culturali come Campania dei Festival e il Teatro di San Carlo, il Parco del Vesuvio e la Tess; esperti, docenti e studiosi; Federcultura e le associazioni delle imprese dei servizi aggiuntivi ...) . C'è chi, invece (una esigua minoranza, con un ruolo particolare svolto dalla Uil), ha scelto la via di una contestazione «ideologica» del commissariamento, per cui non solo tutto ciò che veniva proposto o realizzato aveva un vizio di origine e pertanto era sbagliato, ma si è tentato anche di gettare discredito sull'operato stesso del Commissario. C'è un problema di controllo sugli interventi effettuati in deroga alle leggi ordinarie. Avrei potuto avvalermi di 58 deroghe alla normativa (in base alle ordinanze della Presidenza del Consiglio che disciplinano le modalità e le procedure dell'intervento commissariale), mentre in circa 15 mesi li ho utilizzati solo in circa 10 occasioni e prevalentemente in relazione ai tempi di pubblicazione di bandi di gara e all'innalzamento del massimale di spese in economia per terminare la messa in sicurezza di alcuni cantieri, come quello della casa dei Casti Amanti. L'emanazione di circa mille provvedimenti, e i circa 80 milioni che in un solo anno abbiamo investito, sono stati impegnati e spesi in regime ordinario grazie allo straordinario lavoro della struttura della Soprintendenza che aveva i progetti (nei cassetti). Anche se non ero obbligato, ho voluto condividere tutti i progetti con il soprintendente Mariarosaria Salvatore, che mi ha sempre supportato nelle scelte. Anche le polemiche sul personale del Commissario e sui relativi costi sono ingiustificate: la composizione della struttura del Commissario è disciplinata da un'ordinanza del Presidente del Consiglio (3.795/30 luglio 2009) che individua, oltre i due dirigenti, in dodici persone il numero massimo dei componenti, di cui sei estranei alla pubblica amministrazione. Ebbene di questi sei contratti io ne ho attivati, a carico del bilancio del Commissario, solo due. Tutti gli altri sono dipendenti di Ministeri o enti locali e quindi già a carico del bilancio dello Stato. Il tetto del costo complessivo della struttura non poteva, in base alla stessa ordinanza, superare il 2% del budget assegnato al Commissario, Tetto ovviamente rispettato, ma sorge una domanda: in quale altra struttura dello Stato il costo del personale è solo il 2%? Ovviamente all'interno di tale tetto era compreso l'emolumento aggiuntivo per il Commissario che è stato di circa 3.750 euro mensili. E le contestazioni per il rifacimento del Teatro Grande? E un progetto del 2003, regolarmente approvato dal Soprintendente di Napoli e Pompei, che prevedeva anche la ricostruzione delle gradinate in marmo di Carrara. Al mio arrivo nel 2009 la gara per i lavori era già stata aggiudicata a impresa accreditata presso la Soprintendenza, da cui provengono anche direttore dei lavori e Rup. Dei lavori al teatro ho parlato al mio arrivo con la Commissione generale d'indirizzo istituita presso il Mibac e in particolare con il segretario generale Proietti (attuale Soprintendente pro tempore), con il quale abbiamo concordato, per chiarezza nei confronti dei visitatori, di utilizzare un materiale diverso dal marmo bianco presente nelle parti antiche, e si è perciò proseguito e completato l'intervento con blocchi di tufo. La direzione degli scavi, che assicura il rispetto tecnico e scientifico del progetto (che è, lo ripeto, della Soprintendenza), è stata affidata ad Antonio Varone, che aveva lavorato già con Guzzo. Le gradinate in pietra ricalcano esattamente e inglobano i profili in ferro del primo restauro di Amedeo Maiuri (direttore degli scavi dal 1924 al 1961), quelli su cui poggiavano le tavole in legno ormai marce. Secondo il progetto della Soprintendenza e analogamente ad altri siti (Terme di Caracalla, Teatro di Taormina, Arena di Verona), Pompei ha ora un teatro in grado di completare la sua offerta culturale. Poiché gli interventi sono improntati a un carattere di reversibilità, tutte le strutture di scena sono state ora smontate e saranno ricoverate in deposito per essere riutilizzate nella prossima stagione. Non solo: l'area dei teatri è stata dotata di un impianto di illuminazione per consentire visite ed eventi notturni. Di interventi di dubbia qualità a Pompei purtroppo in questi anni ne sono stati realizzati: si pensi a quelli che ormai comunemente sono definiti «archeomostri», due magazzini di diverse migliaia di metri quadri, costruiti in metallo su piattaforma di cemento armato, all'interno dell'area archeologica. Talmente impattanti che il progetto iniziale prevedeva il «mascheramento» con colline artificiali. Proietti e Carandini hanno chiesto di rimuoverli. Infatti i due edifici (tuttora incompleti, per carenza di risorse finanziane e privi di rete idrica e fognatura) insistono su una porzione della città archeologica ancora non scavata. Per risolvere il problema nel decreto di destinazione di risorse da parte del Commissario alla Soprintendenza è stata prevista una voce per la risistemazione dell'area e di ricollocazione in altro sito dei manufatti. Le accuse di Italia Nostra sui danni provocati durante i lavori alla casa dei Casti Amanti? A gennaio Italia Nostra ha denunciato, e la stampa le ha dato un certo rilievo, il presunto crollo di una gru che avrebbe rovinato mura e affreschi della Casa dei Casti Amanti. Nulla di tutto ciò. Antonio Varone ha per lunghi anni scavato la domus e predisposto un progetto per la realizzazione di un cantiere archeologico aperto al pubblico. Ma la Soprintendenza non aveva finanziato il progetto e il cantiere si trovava in condizioni di rischio (tralicci pericolanti, coperture assenti, infiltrazioni d'acqua, vegetazione infestante...). Abbiamo così avviato la messa in sicurezza del cantiere. Per le piogge persistenti di quelle settimane c'è stato uno smottamento a fianco dell'insula che costeggia la domus, causato dalla natura instabile dei suoli tuttora in parte visibile, che non ha provocato danni all'edificio. Una gru, dotata di braccio, era stata collocata all'opportuna distanza per aiutare gli operai nella sostituzione delle coperture. D'altra parte il cantiere e gli scavi tuttora in corso sono interamente visitabili: mi spiace molto di questo equivoco (che qualcuno ha voluto strumentalizzare anche politicamente) e ho ribadito alla presidente Mottola Molfino la mia disponibilità a visitare il cantiere e la casa di Giulio Polibio, regolarmente aperti al pubblico con visite guidate, arricchite da supporti multimediali. Altri interventi a favore del pubblico? Abbiamo installato davanti alle principali case e lungo alcuni itinerari di visita una nuova segnaletica e abbiamo aperto al pubblico nuove domus dopo i lavori di restauro e grazie a un importante accordo con il personale. Abbiamo avviato oltre settanta cantieri di lavoro; creato un percorso facilitato per famiglie, anziani e portatori di handicap; ridato decoro al Tempio di Venere e sicurezza all'intero percorso di uscita dagli scavi; tolto le reti di recinzione che ostruivano l'accesso al Foro. Sono state ripristinate le fontane pubbliche, sostituite recinzioni fatiscenti, restaurati i marciapiedi; attivato un percorso ciclopedonale gratuito esterno alle mura della città; restituiti alla fruizione il Teatro Grande e le Terme suburbane; riportata parte degli uffici della Soprintendenza in un edificio adiacente agli scavi, liberando la vista dagli orribili prefabbricati; aperto un posto di primo soccorso gestito dalla Croce Rossa; vincolato le aree agricole nel compendio dei terreni demaniali di Pompei ad agricoltura biologica grazie a un accordo con la Regione Campania e i coloni (oggi regolarizzati) che le coltivano. Tutti interventi visionati e apprezzati dal presidente del Consiglio Superiore, Andrea Carandini, e dal segretario generale del Mibac, Roberto Cecchi. Entro l'autunno si concretizzeranno altre iniziative avviate nei mesi scorsi: la riapertura dell'ex Antiquarium (chiuso dagli anni ‘80) che diverrà una sorta di galleria spazio temporale per la conoscenza di Pompei e l'apertura di uno spazio «BabyPompei») destinato alle famiglie con bambini anche in età prescolare.
Per la prima volta, poi, ho stanziato circa 2 milioni di euro per la manutenzione ordinaria del patrimonio: ogni giorno bisogna occuparsi di oltre 242mila metri quadri di superfici murarie e di 17mila metri quadri di affreschi! Insomma l'attività commissariale aveva fondamentalmente due obiettivi: dare impulso alla messa in sicurezza e al restauro del patrimonio (a cui è stato dedicato oltre il 94% delle risorse finanziarie); far tornare i turisti e catturare nuovi visitatori (e a questo obiettivo, confortato da un aumento ormai costante del 12% di presenze, sono state dedicate le iniziative di diversificazione dell'offerta e dell'aumento della qualità dei servizi). Lascio una Pompei che grazie al duro lavoro di molti oggi è migliore e più sicura di quella che ho trovato. Ora è compito della gestione ordinaria mantenere, e mi auguro superare, quanto fatto. Quale futuro per Pompei? Il ministro Bondi ha incaricato funzionari del Mibac di studiare modalità e tempistica per la costituzione di una fondazione autonoma (cfr.n.298,mag. 10, p. 12, Ndr). Io ho in mente una fondazione di partecipazione (prevista dal Codice civile), per riunire Stato, Regione, Provincia, i Comuni dei cinque siti della ex Soprintendenza di Pompei. ll Mibac non può continuare a gestire il patrimonio straordinario che la Storia ci ha consegnato con un organizzazione che è tra le più vecchie dell'Amministrazione pubblica, né credo che il problema si risolva affiancando un manager a un Soprintendente (Pompei insegna). Dobbiamo dotarci di uno strumento che veda i responsabili all'interno di un unico luogo decisionale: Stato, Regione ed enti locali (non in modo paritario, ma facendo pesare ciascuno per ciò che porta in dote). E inimmaginabile non far sposare le scelte di tutela e valorizzazione con le scelte di assetto del territorio e urbanistiche (a cominciare dai piani regolatori) con quelle dei servizi (trasporti, igiene, informazione, turismo) e di sviluppo economico. La fondazione può essere lo strumento più adatto e lo Stato non si spoglierebbe di nulla essendo la fondazione esclusivamente l'organismo di gestione, lasciando alle preesistenti Soprintendenze il compito dell'esercizio dei vincoli e della tutela, magari anche attraverso uno strumento di natura convenzionale o contrattuale come il contratto di servizio. La Soprintendenza sarebbe così una sorta di authority o magistratura indipendente della tutela del nostro patrimonio. Ovviamente questo modello potrebbe essere applicato a tutte quelle realtà in cui vi sono le condizioni istituzionali e gestionali per farlo.



news

18-01-2021
Petizione Petizione "No alla chiusura della Biblioteca Statale di Lucca"

11-01-2021
RASSEGNA STAMPA aggiornata al giorno 11 gennaio 2021

27-12-2020
Da API-Mibact: La tutela nel pantano. Il personale Mibact fra pensionamenti e rompicapo assunzioni

25-12-2020
CORTE CONTI: TUTELA PATRIMONIO BASATA SU LOGICA DELL’EMERGENZA

03-09-2020
Storia dell'arte cancellata, lo strano caso di un dramma inesistente, di Andrea Ragazzini

06-06-2020
Sicilia. Appello di docenti, esperti e storici dell'arte all'Ars: "Ritirate il ddl di riforma dei Beni culturali"

06-05-2020
Due articoli da "Mi riconosci? sono un professionista dei beni culturali"

05-05-2020
Confiscabile il bene culturale detenuto all’estero anche se in presunta buona fede

30-04-2020
In margine a un intervento di Vincenzo Trione sul distanziamento nei musei

26-04-2020
Vi segnaliamo: Il caso del Sacramentario di Frontale: commento alla sentenza della Corte di Cassazione

25-04-2020
Turismo di prossimità, strada possibile per conoscere il nostro patrimonio

24-04-2020
Un programma per la cultura: un documento per la ripresa

22-04-2020
Il 18 maggio per la Giornata internazionale dei musei notizie dall'ICOM

15-04-2020
Inchiesta: Cultura e lavoro ai tempi di COVID-19

15-04-2020
Museums will move on: message from ICOM President Suay Aksoy

08-04-2020
Al via il progetto di formazione a distanza per il personale MiBACT e per i professionisti della cultura

06-04-2020
Lettera - mozione in vista della riunione dell'Eurogruppo del 7 aprile - ADESIONI

30-03-2020
Da "Finestre sull'arte" intervista a Eike Schmidt

30-03-2020
I danni del terremoto ai musei di Zagabria

29-03-2020
Le iniziative digitali dei musei, siti archeologici, biblioteche, archivi, teatri, cinema e musica.

21-03-2020
Comunicato della Consulta di Topografia Antica sulla tutela degli archeologi nei cantieri

16-03-2020
Lombardia: emergenza Covid-19. Lettera dell'API (Archeologi del Pubblico Impiego)

12-03-2020
Arte al tempo del COVID-19. Fra le varie iniziative online vi segnaliamo...

06-03-2020
Sul Giornale dell'Arte vi segnaliamo...

06-02-2020
I musei incassano, i lavoratori restano precari: la protesta dei Cobas

31-01-2020
Nona edizione di Visioni d'Arte, rassegna promossa dall'Associazione Silvia Dell'Orso

06-01-2020
Da Finestre sull'arte: Trump minaccia di colpire 52 obiettivi in Iran, tra cui siti culturali. Ma attaccare la cultura è crimine di guerra

06-01-2020
Dalla stampa estera di ieri: minacce di Trump contro siti culturali iraniani

20-12-2019
Riorganizzazione Mibact, Casini: non è ennesimo Lego, ma manutenzione amministrativa in continuità

04-12-2019
Libero riuso delle riproduzioni di beni culturali: articolo di Daniele Manacorda sul "Giornale dell'arte"

Archivio news