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Ora basta la «Segnalazione di inizio attività». L'importante è che il Soprintendente ci Scia.
LUISA PAPOTTI
IL GIORNALE DELL’ARTE – 28 settembre 2010

La semplificazione per l'avvio dei lavori con la sola segnalazione impone comportamenti praticamente insostenibili per le Soprintendenze così come sono. Dunque è un laissez faire incondizionato

La nuova manovra economica, nella versione finale licenziata dalla legge di conversione (n. 122 del 30 luglio 2010), introduce per i tecnici che operano alla tutela del patrimonio culturale una serie di novità significative. Anche se vi sono numerosi aspetti dubbi, che richiederanno letture interpretative e approfondimenti, risulta tuttavia chiaro che le Soprintendenze sono chiamate ad affrontare una nuova impegnativa sfida, quella di saper tenere il ritmo di una trasformazione del territorio che avviene con tempi sempre più stretti e concitati; di riuscire ad abbreviare i tempi di risposta alle istanze e di studio dei problemi, senza perdere in lucidità di esame e senza far venire meno la qualità della tutela monumentale e paesaggistica. Da un lato infatti viene dettata una stesura novellata dell'art. 14 (14 bis, 14 ter) della legge 241/90, con modifiche che impongono la presenza dei Soprintendenti alle conferenze dei servizi rafforzate da un richiamo alla responsabilità dirigenziale per il caso di mancata partecipazione. Strumenti decisionali efficaci quanto laboriosi, le conferenze dei servizi in una grande regione sono moltissime e operano in un quadro di velocità decisionale, venendo convocate con preavviso di 15 giorni e dovendo addivenire a una determinazione conclusiva entro 90 giorni dalla prima riunione. Riguardano di regola interventi importanti: trasformazioni significative dei tessuti urbani, grandi opere, infrastrutture e coinvolgono la competenza delle Soprintendenze sotto aspetti diversi e sfaccettati. La presenza del Soprintendente a ognuna di esse appare difficile, anche solo in termini organizzativi, né pare sufficiente a risolvere il problema la previsione di un calendario trimestrale da concordarsi tra la Soprintendenza e le molte Amministrazioni che le promuovono. Dall'altro lato viene modificato l'art. 19 della stessa legge, sostituendo con la nuova Segnalazione di inizio attività, o Scia, la Denuncia di inizio attività, o Dia; differenza sostanziale è che, con l'intento di agevolare e snellire le procedure, è consentito a chi presenta la segnalazione di dare contestualmente inizio alle opere, senza attendere i 30 giorni previsti dalla normativa previgente per i controlli da parte delle Amministrazioni. Da oggi invece i controlli potranno avvenire nei 60 giorni successivi all'inizio delle opere e potranno portare alla loro sospensione e alla richiesta di ripristino dello status ante operam. Lart. 19 novellato, per la verità, esclude dall'applicazione dei regime di Scia i casi in cui sussistano vincoli paesaggistici o culturali, ma su larga parte del nostro Paese la situazione di questi provvedimenti di tutela è lacunosa. La nuova Scia richiederà quindi alle Soprintendenze un controllo più stretto del territorio e una capacità di intervento tempestivo per prevenire danni al patrimonio monumentale. In definitiva,Ia necessità da affrontare è quella di una accelerazione dei tempi, sia del processo decisionale sia della attività ispettiva. E, per inciso, va nella stessa direzione anche il dettato da poco operativo, dell'art. 7 della legge 69/2009, che dà disposizione in materia di conclusioni dei procedimenti, imponendo tempi di regola corrispondenti a 30 e comunque non superiori a 90 giorni, con una finestra a 180 giorni unicamente per casi eccezionali. Questo fa riflettere, e la riflessione non è del tutto amara, dal momento che la nostra formazione di tecnici ci dà il senso del tempo come valore e ci porta ad apprezzare il risultato felice di quei disegni del territorio che nascono da una pianificazione attenta. E stimolante, di questo rinnovamento normativo, il richiamo per le Soprintendenze a essere non soltanto conservatrici, attente a cristallizzare lo stato dello cose, ma parte integrante e sincrona di processi di crescita e trasformazione del territorio che, pilotati dalla conoscenza e indirizzati dalla sensibilità ai valori del passato, consentano di preservare la memoria e tutelare l'identità. La voglia di affrontare e rispondere alla sfida deve però fare inevitabilmente i conti con le tante difficoltà da superare: le Soprintendenze nel 2010 hanno già faticosamente affrontato i carichi di lavoro legati all'applicazione della nuova procedura in materia di autorizzazione paesaggistica; rafforzate da una preziosa (ma non abbondantissima) assunzione di funzionari architetti, hanno però organici provati, carenti di ruoli amministrativi e di supporto e risorse tanto essenziali da limitare l'operatività. Sostenere il ritmo rapido che la legge invita a tenere richiederebbe strumenti: dotazioni tecnologiche e informatiche aggiornate, risorse per la formazione al loro uso; ma anche mezzi per spostarsi rapidamente sul territorio. Al contrario, la stessa manovra economica limita la possibilità di ricorrere all'utilizzo dei propri mezzi in regime di rimborso, modalità abituale per consentire l'attività ispettiva. Indubbiamente si cercheranno e sperimenteranno vie e percorsi per sostenere dal punto di vista organizzativo i nuovi compiti, ma sembra oggi più che mai importante un investimento in risorse e dotazioni che consentano anche alle Soprintendenze di tenere il passo con la modernizzazione dei processi amministrativi. Da ultimo, le novità delle manovra danno evidenza all'importanza di un intervento qualificato da parte dei professionisti che operano alle trasformazioni del territorio e del tessuto edilizio. La velocità del processo decisionale delle Soprintendenze è funzione della qualità della progettazione, è strettamente legata alla capacità dei progettisti di pianificare nuovi interventi (edilizi o infrastrutturali) con responsabilità e senso critico sia nei confronti delle emergenze, sia nei confronti dei valori essenziali del tessuto connettivo. La sfida, in questo caso, è per gli ordini professionali, per le università con cui occorrerà cercare rapidamente un confronto, utile ad approfondire il tema essenziale di come intervenire con il nuovo sull'antico, facendo della conoscenza del passato uno strumento per il progetto.



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