LEGGI
BENI IN PERICOLO
INTERVENTI E RECENSIONI
RASSEGNA STAMPA
COMUNICATI DELLE ASSOCIAZIONI
EVENTI
BIBLIOGRAFIA
STORIA e FORMAZIONE del CODICE DEI BENI CULTURALI E DEL PAESAGGIO
LINK
CHI SIAMO: REDAZIONE DI PATRIMONIOSOS
BACHECA DELLE TESI
per ricevere aggiornamenti sul sito inserisci il tuo indirizzo e-mail
patrimonio sos
in difesa dei beni culturali e ambientali

stampa Versione stampabile

ROMA - Scoperto capolavoro: si chiama Colosseo
BRUNO ZANARDI
IL GIORNALE DELL’ARTE – 28 settembre 2010

Poca carne al fuoco nel dibattito estivo sui beni culturali. Un dibattito, nei fatti, tutto incentrato sul tema della valorizzazione, compreso il restauro del Colosseo. Da una parte, chi nel Ministero preme per mandare in tournée per il mondo i nostri capolavori perché è così che si valorizza il patrimonio artistico. Dall'altra parte, chi, sempre nel Ministero, non vuole che ciò accada, invocando per quelle stesse opere la necessità di nuovi restauri (inutili, nella quasi totalità dei casi),ovvero invocando la necessità d'assicurarne il «pubblico godimento» nel luogo dove sono (punto di vista corretto solo quando non sia, come troppo spesso accade, ideologico e demagogico). Come si vede niente di nuovo sotto il sole. Al fondo della discussione c'è infatti il mito ottocentesco delcapolavoro che illumina, da solo, il buio dei cuori umani, cioè il solito ritardo culturale del settore: quello attestato dal sempre più frenetico succedersi di mostre di «capolavori», presunti o meno. Soluzioni alternative? Porre finalmente, e una volta per tutte, al centro della questione della tutela la Storia dell'Arte. Quindi chiarire in via definitiva che la specifica qualità del nostro patrimonio storico e artistico è nel suo essere indissolubilmente incardinato al paesaggio urbano e naturale in cui è andato stratificandosi in millenni. E concludere che proprio alla tutela dell'infinita rete di fatti storici e artistici che formano quel legame, unico al mondo per qualità estetica e pervasività ambientale, si deve provvedere se si vuole valorizzare in modo razionale e coerente il nostro patrimonio. Possibile che l'ovvietà di cui appena sopra sia sconosciuta al Ministero? Probabilmente sì. Almeno a giudicare dal fatto che mai il Ministero, da Spadolini in poi, ha varato una politica di conservazione del patrimonio artistico in rapporto all'ambiente, continuando invece a far coincidere la tutela con il restauro estetico, secondo una visione a dir poco dilettantesca del problema. Senza però escludere che al Ministero sappiano invece benissimo della centralità del problema ambientale ma sappiano anche che l'attuazione di una politica in quella direzione imporrebbe un recupero d'efficienza degli organi di tutela, quindi una loro radicale riforma. E che inoltre sappiano benissimo che una riforma in direzione ambientale andrebbe senz'altro a intaccare interessi consolidati e relative clientele. In primis, quelli della speculazione edilizia, da sempre benedetta da politica e scuole di architettura, non importa se al prezzo della devastazione ambientale dell'Italia sotto gli occhi di tutti. In sostanza, la vera ragione del non aver mai finora proceduto a una qualsiasi vera riforma del settore va imputata alla volontà del Ministero di evitare scontri di potere. Interni, con chi efficiente non è, né mai potrà esserlo. Esterni, con la speculazione edilizia. Quel che ha condannato il Ministero alla lentissima agonia che oggi è un sussulto di morte. Morte annunciata, tuttavia. Altro destino non poteva infatti esserci per un Ministero nato nel 1974, non in funzione di nuove e innovative politiche di tutela, ma per pure ragioni di potere burocratico. E che perciò continua tranquillamente a operare ai sensi della legge vigente, la 1089 del 1939, quasi che l'Italia da governare fosse rimasta quella del re e del duce. Tutto ciò fino al 2004, quando finalmente viene varato il nuovo Codice dei beni culturali, tuttavia anch'esso scritto non in funzione d'una nuova politica di tutela. Da qui la sostanziale continuità del nuovo Codice con la 1089 del 1939, da qui la condanna del Ministero a svolgere ancora oggi le proprie funzioni di tutela solo in negativo, com'era nella ratio della solita 1089. Una tutela fatta di divieti, vincoli, notifiche e quant'altre limitazioni d'uso, soprattutto rivolti al patrimonio privato, dando invece per «autotutelato» quello pubblico nel nome dello Stato etico (a parer loro!) fascista, ovvero continuando dilettantescamente a identificare il restauro con la tutela. E qui torno al restauro del Colosseo. Che, a leggere quanto se ne dice, sembra appunto andare nella direzione della rivelazione del capolavoro: nel caso, come è stato detto, un «capolavoro sconosciuto»: il Colosseo! Una rivelazione al cui centro, questa sarebbe la grande novità, non è il restauro del monumento, bensì la sua manutenzione. Tutto ciò adducendo la figura di Giovanni Urbani. Ora, chi davvero conosca il pensiero di Urbani sa bene come il suo progetto della «Conservazione programmata» sia agli antipodi d'un lavoro puntiforme (manutenzione o restauro che sia) su più o meno pretesi capolavori. Ancor più sa come sia a dir poco improprio ridurre la complessità filosofica, tecnico-scientifica, organizzativa e giuridica di quel pensiero in un'attività, la manutenzione, storicamente di routine: già nel 1543 alla Cappella Sistina viene istituita la figura del mundator. Così va il mondo. Anzi, l'ottocentesco mondo italiano dei beni culturali.



news

26-01-2021
RASSEGNA STAMPA aggiornata al giorno 26 gennaio 2021

18-01-2021
Petizione Petizione "No alla chiusura della Biblioteca Statale di Lucca"

27-12-2020
Da API-Mibact: La tutela nel pantano. Il personale Mibact fra pensionamenti e rompicapo assunzioni

25-12-2020
CORTE CONTI: TUTELA PATRIMONIO BASATA SU LOGICA DELL’EMERGENZA

03-09-2020
Storia dell'arte cancellata, lo strano caso di un dramma inesistente, di Andrea Ragazzini

06-06-2020
Sicilia. Appello di docenti, esperti e storici dell'arte all'Ars: "Ritirate il ddl di riforma dei Beni culturali"

06-05-2020
Due articoli da "Mi riconosci? sono un professionista dei beni culturali"

05-05-2020
Confiscabile il bene culturale detenuto all’estero anche se in presunta buona fede

30-04-2020
In margine a un intervento di Vincenzo Trione sul distanziamento nei musei

26-04-2020
Vi segnaliamo: Il caso del Sacramentario di Frontale: commento alla sentenza della Corte di Cassazione

25-04-2020
Turismo di prossimità, strada possibile per conoscere il nostro patrimonio

24-04-2020
Un programma per la cultura: un documento per la ripresa

22-04-2020
Il 18 maggio per la Giornata internazionale dei musei notizie dall'ICOM

15-04-2020
Inchiesta: Cultura e lavoro ai tempi di COVID-19

15-04-2020
Museums will move on: message from ICOM President Suay Aksoy

08-04-2020
Al via il progetto di formazione a distanza per il personale MiBACT e per i professionisti della cultura

06-04-2020
Lettera - mozione in vista della riunione dell'Eurogruppo del 7 aprile - ADESIONI

30-03-2020
Da "Finestre sull'arte" intervista a Eike Schmidt

30-03-2020
I danni del terremoto ai musei di Zagabria

29-03-2020
Le iniziative digitali dei musei, siti archeologici, biblioteche, archivi, teatri, cinema e musica.

21-03-2020
Comunicato della Consulta di Topografia Antica sulla tutela degli archeologi nei cantieri

16-03-2020
Lombardia: emergenza Covid-19. Lettera dell'API (Archeologi del Pubblico Impiego)

12-03-2020
Arte al tempo del COVID-19. Fra le varie iniziative online vi segnaliamo...

06-03-2020
Sul Giornale dell'Arte vi segnaliamo...

06-02-2020
I musei incassano, i lavoratori restano precari: la protesta dei Cobas

31-01-2020
Nona edizione di Visioni d'Arte, rassegna promossa dall'Associazione Silvia Dell'Orso

06-01-2020
Da Finestre sull'arte: Trump minaccia di colpire 52 obiettivi in Iran, tra cui siti culturali. Ma attaccare la cultura è crimine di guerra

06-01-2020
Dalla stampa estera di ieri: minacce di Trump contro siti culturali iraniani

20-12-2019
Riorganizzazione Mibact, Casini: non è ennesimo Lego, ma manutenzione amministrativa in continuità

04-12-2019
Libero riuso delle riproduzioni di beni culturali: articolo di Daniele Manacorda sul "Giornale dell'arte"

Archivio news