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VENEZIA Guida alle cose mai viste il tour virtuale dell´Arsenale
CLOE PICCOLI
MERCOLEDÌ, 29 SETTEMBRE 2010 La Repubblica - Viaggi

Tra le case dei pescatori del Bahrain, e poi un salto nei parchi immaginari di Bangkok. Alla Biennale di architettura, fino al 21 novembre, è possibile girare il mondo. Da un padiglione all´altro in cerca delle città invisibili
Il mare perduto, il verde che non c´è: tutta la mostra affronta il difficile nodo dell´abitare
Non solo i grandi Paesi, dal Cile alla Norvegia tante idee per una vita migliore
La Malesia? Schiera modelli di case realizzate nei materiali più strani e diversi



La relazione perduta con il mare. È con questo tema che il Bahrain si è aggiudicato il Leone d´Oro per la miglior partecipazione nazionale alla dodicesima Mostra internazionale d´architettura della Biennale di Venezia (fino al 21 novembre), diretta dall´architetto giapponese Kazuyo Sejima e tutta all´insegna di progetti consapevoli nell´epoca di una delle più grandi crisi che il capitalismo abbia mai affrontato.
In Reclaim. More sea. More land. More public il Bahrain, alla sua prima partecipazione a Venezia, riflette sull´urbanizzazione che ha trasformato quest´isola, una volta basata su un´economia di pescatori e cercatori di perle, in un ricco e scintillante non luogo. E anziché mostrare avveniristici progetti d´architettura, che pure costellano l´isola, ha deciso di mettere in mostra tre case di pescatori, smontate e rimontate nel padiglione all´Arsenale. Fatte di assi di legno riciclati, oggetti trovati, pezzi di moquette, vecchi tappeti, tende, cuscini, queste architetture senza architetti, costruite su brandelli di coste tagliate fuori dallo sviluppo urbano, affrontano la relazione con il mare, inteso come spazio pubblico, luogo di scambio e di identità.
Proseguendo a oriente, tra i padiglioni dei Paesi inaspettati, dopo la potente installazione sonora dell´artista canadese Janet Cardiff con una suggestiva musica gregoriana, eccoci arrivati in Tailandia e in Malesia. La prima presenta otto progetti di giovani architetti selezionati in un concorso internazionale che rispondono alla domanda Where shall we meet? Ovvero, dove dovremmo incontrarci? In una megalopoli come Bangkok che ha tre metri di verde pro capite, il tema degli spazi pubblici è all´ordine del giorno. E anche la Malesia riflette sul verde spostando il discorso dall´urbanistica all´architettura e schierando notevoli modelli di case d´abitazione realizzate nei materiali più diversi.
In fondo all´Arsenale, il padiglione italiano Ailati. Riflessi dal futuro, curato da Luca Molinari, racconta un paesaggio architettonico contemporaneo che, pur accanto a degrado e speculazioni, si misura con i temi più attuali: come sostenibilità, trasformazione del territorio, relazioni con la storia e con il territorio, fino a riflettere sulla possibilità di produrre architettura di qualità a prezzi contenuti.
Da non mancare Chile 8.8. Dove coraggiosamente si mette mette in campo il binomio antitetico terremoto/architettura. Il sisma che ha devastato il Cile il 27 febbraio 2010 aveva una potenza 8, come recita il titolo di questa mostra che affronta il tema di una ricostruzione.
E se l´Arsenale è costellato da nazioni inedite, anche alcuni padiglioni storici ai Giardini riservano interessanti sorprese. Fra i più intriganti il Belgio, dove il gruppo di architetti Rotor riflette su degrado e decadenza dei materiali dell´architettura. In mostra riquadri di materiali consunti appesi ai muri, frammenti di pavimenti, vecchie ringhiere, pezzi di sedie da ufficio ricostruiscono come in un´installazione rigorosa e minimale il lato oscuro della nostra architettura.
Di recupero parla anche Vacant NL, where architecture meets ideas. Al padiglione olandese, infatti, Rietveld Landscape lascia lo spazio completamente vuoto, mentre installa sul soffitto una distesa di precisi modelli di case azzurre, quelle appunto vacanti in Olanda, che potrebbero essere utilizzate per progetti creativi.
Altre mete da non perdere? Il Giappone, senz´altro i Paesi nordici e la Russia: qui la Strelka che apre in questi giorni a Mosca si lancia in un modello inedito di scuola d´architettura.



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