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Firenze. Lo Stato manda in archivio la sua storia
Olga Mugnaini
La Nazione – Firenze 30/9/2010

La falce della finanziaria sembra non risparmiare nessuno. E dopo la Biblioteca Nazionale, il Museo della Scienza, l'Accademia della Crusca, e più o meno tutte le gloriose istituzioni culturali fiorentine, anche l’Archivio di stato di Firenze piange miseria. E di quella nera, perché in questo caso si tratta di non avere i soldi per la gestione ordinaria dell'attività. O meglio, per pagare le bollette della luce, della nettezza urbana. La direttrice della prestigiosa sede di piazza Beccaria, Carla Zarrilli, è in carica da agosto 2009, mantenendo ad interim anche la guida dell'Archivio di Siena. E dopo aver tagliato tutto il possibile si trova di fronte a “costi insopprimibili» che non sa più come limare. Eppure, nonostante le pendenze già accumulate nel 2009, si ritrova con un bilancio 2010 ancora più in rosso e una previsione 2011 ben più nefasta.

La denuncia della direttrice Zarrilli: «Non abbiamo soldi per pagare le bollette» Direttrice Zarrilli, perché una previsione così nera? «Perché ci sono stati annunciati tagli del 40% rispetto all'anno scorso. E io devo ancora pagare 56mila euro della tassa dei rifiuti dell'anno scorso, altri 60mila del 2010, la bolletta dell'Enel che, per avere un'idea, è di 11mila euro al mese e se vuole vado avanti. Quello che potevo tagliare l'ho già fatto. Per esempio abbiamo disdetto il contratto alla ditta esterna che movimentava il materiale, quello cioè che serviva il pubblico. E' chiaro che tutto è più lento, ma che fare?» Pensate anche voi di chiudere metà giornata? «Siamo aperti dalla mattina alle 8.30 al pomeriggio alle 18, ma per assurdo il nostro edificio costa anche quando non è aperto. Ci sono impianti di sicurezza, riscaldamento e di refrigerazione che non possiamo spegnere per la conservazione del materiale, non fosse che per l'umidità e il rischio di muffe». Ci spiega cosa c'è là dentro quell'edificio progettato da Gamberini? «Settanta chilometri della nostra storia. Altri dieci sono nel deposito di Sesto Fiorentino. Abbiamo tutta la documentazione dello Stato Fiorentino dall'VIII secolo in poi. Pensi, anche digitalizzate, abbiamo pergamene del 300. Con l'Unità d'Italia fu stabilito che gli Archivi di Stato ricevessero la documentazione non più utile all'amministrazione corrente. Tra questi ci sono gli atti di nascita, di matrimonio e di morte di tutte le comunità del Granducato di Toscana dal 1808 al 1865; l'archivio della prefettura, degli uffici giudiziari. E poi l'archivio notarile moderno, il catasto toscano del secolo XIX e i numerosi archivi privati acquistati, donati o depositati. Infine tutti i documenti amministrativi e giudiziari dello Stato Italiano nella provincia di Firenze fino agli anni Cinquanta». Chi gestisce tutto questo patrimonio? «Cinquantotto persone, pochi anni fa erano più di cento. Nel prestigiosissimo laboratorio di restauro è rimasta una persona sola. Ci manca il personale, ma anche lo spazio. La nostra vocazione è crescere e invece non possiamo più ricevere nuovi documenti». Per fortuna con qualche eccezione. «Sì, proprio oggi (ieri per chi legge, ndr) abbiamo ricevuto l'archivio dell'ospedale psichiatrico di San Salvi con le cartelle cliniche dal 1870 al 1940 che è una grandissima documentazione sulla follia ». Nonostante i tanti problemi domenica sarete aperti al pubblico. «E' un'apertura straordinaria per raccontare i nostri archivi e le nostre biblioteche, le più frequentate d'Italia con 17.000 persone all'anno e tantissimi stranieri. Apriamo dalle 9 alle 20 e mettiamo in mostra, tra le altre cose, una serie di documenti autografi di Michelangelo, compreso il contratto della sua dimora di via Ghibellina. Facciamo visite guidate ai depositi e ai locali normalmente chiusi al pubblico. E ancora foto e disegni dell'edificio dell'Archivio e quelli dell'ex Gil. Perché vorremmo che la gente si rendesse conto di quanta vita c'è nella carta che conserviamo».



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